LA COSTITUZIONE CHE GUARDA LONTANO

11 Feb
11 febbraio 2009

Una vicenda che lascia dentro una grande tristezza. La morte di Eluana Englaro, dopo 17 anni di sofferenza indicibile per la sua famiglia e per i suoi cari, è stata ulteriormente funestata dalla vergognosa gazzarra messa in scena ieri dal centro destra in Senato.
Abbiamo assistito a scene indegne di un paese civile. Di fronte a una notizia  che esigeva solo il silenzio, molti senatori della maggioranza hanno dato vita ieri sera a uno spettacolo e a una  mistificazione indecorosi su temi che esigono ben altri toni e un totale rispetto.
All’annuncio tragico della morte di Eluana, ci sono state reazioni inconsulte, con accuse addirittura di assassinio nei confronti di chi si era opposto al disegno eversivo e da Stato etico messo in atto dalla maggioranza.
Perché in tutta questa penosa vicenda, cominciata con il violento strappo istituzionale del decreto presentato dal Consiglio dei ministri nonostante il parere negativo del Capo dello Stato, il disegno è di tutta evidenza: la maggioranza segue fedelmente la trilogia tetra rimarcata ogni volta da Tremonti: Dio, Patria e famiglia, vere e proprio colonne portanti  in chiave reazionaria e oscurantista del nuovo partito unico della destra.
Ma c’è dell’altro, purtroppo: abbiamo assistito all’ipocrita e strumentale “difesa di una vita”, che è stata utilizzata come grimaldello per l’attacco al capo dello Stato e alle garanzie costituzionali che egli incarna. Sin da subito Berlusconi e il suo governo hanno cercato di trascinare l’inquilino del Quirinale in una rissa ideologica, mettendo in discussione la sua funzione e il suo ruolo, esercitati però da Giorgio Napolitano in modo fermo e corretto, respingendo quel decreto fuori dalla Costituzione.
Quello che lascia sgomenti è il cinismo rivoltante messo in campo da questa maggioranza e dal suo plenipotenziario: un atteggiamento eversivo, che disprezza la Costituzione bollata addirittura come “sovietica” e tutto giocato sulla criminalizzazione di chi la pensa diversamente, accusando i dissenzienti addirittura di non avere rispetto della vita.
Dopo la gazzarra di ieri la maggioranza è tornata alla carica oggi, approvando una mozione che ripropone l’impossibilità di interrompere l’idratazione e l’alimentazione in qualunque caso. Siamo allo stato etico di hegeliana memoria, oltre che in palese contraddizione con i più elementari principi di libertà individuale. La libertà di cura e i principi che regolano l’assistenza sanitaria sono sanciti solennemente dall’art. 32 dello Costituzione, calpestato chiaramente dal disegno di legge in discussione.
Ed è francamente penoso assistere all’incerta e malferma dissertazione del professor Pera che oggi in Aula richiamava i diritti inalienabili fissati dall’art. 2 della Carta. Oltre al consiglio di evitare argomenti sui quali non pare troppo ferrato, si chiede al professor Pera dove fossero lui e i principi inalienabili da lui richiamati anche solo la settimana scorsa, quando il Senato ha approvato la norma indegna che trasforma i medici in questurini violando numerosi leggi, principi e convenzioni nazionali e internazionali.
Ma purtroppo siamo abituati alla coscienza etica a targhe alterne di questa maggioranza. Così come è manifesta, pur nella intollerabile volgarità dei toni, l’operazione politica che punta a usare il grimaldello di fatti emotivamente coinvolgenti,  per compiere una operazione di riscrittura delle regole di convivenza civile di questo paese. Ed è ridicolo, se non fosse tragico, sentire da chi si professa un giorno si e l’altro pure alfiere del liberalismo e della cultura liberale, farsi promotore di uno Stato che entra pesantemente nella sfera privata delle persone.  O forse non stupisce affatto: in un momento di profonda crisi economia e sociale in cui versa il nostro Paese, un governo totalmente incapace nel proporre vie d’uscita e soluzioni efficaci, si ripara cinicamente dietro argomenti che dovrebbe trattare con ben altro rispetto, sensibilità, umanità.
Diceva Piero Calamandrei, grande padre costituente citato oggi da Ezio Mauro nel suo editoriale, che la Costituzione italiana è presbite, in grado di vedere lontano.
Berlusconi e soci sono invece affetti da una grave forma di miopia, che sta facendo avanzare alla cieca il Paese.

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