SOLUZIONE IMMEDIATA O PRENDERSI IL TEMPO NECESSARIO?

18 Feb
18 febbraio 2009

In poco meno di due giorni la situazione del Partito Democratico si è decisamente complicata. Le dimissioni di Veltroni trasmettono una profonda preoccupazione, soprattutto per gli scenari indefiniti che ora si aprono.
Il risultato sardo, peraltro in un qualche modo prevedibile, visto che si è andati al voto dopo le dimissioni della giunta uscente, non può far ricadere le responsabilità sul piano nazionale. In quella situazione un recupero era molto complicato. E la filosofia dell’uomo solo al comando non è mai appartenuta al nostra cultura.
Certo è che la sensazione è già da un po’ di tempo quella di un aereo in stallo, e si sa che in questi casi non si può tenere la rotta per molto.
Le dimissioni del segretario rappresentano sicuramente uno shock e chiamano tutti a una assunzione di responsabilità. Ma la speranza è che possano sollecitare e risvegliare quel senso di appartenenza e voglia di identità che si stava perdendo e non certo per responsabilità del segretario.
Quello che certamente resta, e non è poco, sono le ragioni di fondo del progetto, che si conferma una grande speranza per la democrazia e per il futuro di questo Paese, oggi più che mai sottoposto alle spinte del pensiero unico senza limiti e senza remore.
L’Italia non può affidare il ruolo di garanzia unicamente alla figura del Capo dello Stato, ma sono indispensabili dialettiche e attori reali che stiano in campo.
Avremo modo, in questi giorni, di analizzare le ragioni della scelta compiuta dal segretario. Ma se non vogliamo aggiungere complicazioni a una situazione già molto critica, e perché il suo gesto abbia un senso, va evitata in tutti i modi una logica da resa dei conti.
Saremo chiamati a scadenza ravvicinata a scegliere in modo chiaro tra due percorsi. La soluzione prospettata in queste ore di una gestione Franceschini reggente o di un‘ altra soluzione ponte su cui si produca un ampia condivisione potrebbe permettere di affrontare le sfide delle europee e delle amministrative e consentire di preparare con maggiore respiro un dibattito ampio che porti a un confronto congressuale per la scelta di un nuova leadership e del suo impianto programmatico. In mancanza di un’ alternativa occorrerà cercare una soluzione stabile nelle forme e nei modi che “anticipino” il passaggio congressuale e comunque impediscano tatticismi e ambiguità.  Scelte limpide e adottate con trasparenza, motivazione e consapevolezza del passaggio cruciale in cui ci troviamo, possono ricoinvolgere i tanti che avevano guardato con curiosità ed entusiasmo al progetto del Partito Democratico e che nei mesi successivi vi si erano allontanati.
Sarà anche necessario dare una struttura più solida al tesseramento e alle forme di adesione, visto che non sono state messe a punto sino ad ora, a 16-18 mesi dalla nascita.
Una struttura definita, solida e diffusa è lo strumento in grado di attivare quegli Importanti meccanismi di ascolto e partecipazione che, in caso contrario, rischiano di essere superficiali, frammentari, velleitari, freddi e in grado di smorzare la passione e il protagonismo di molti cittadini.Il progetto del PD è un progetto incompiuto, ma l’importanza strategica di quell’orizzonte non può essere abbandonata.
Per questo dobbiamo prenderci il tempo necessario e nei prossimi due anni, vista la situazione politica attuale, ne avremo purtroppo in abbondanza.

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