UNA LEGGE INCIVILE E INUTILMENTE CATTIVA

05 Feb
5 febbraio 2009

Una norma incivile. Che viola i più elementari diritti umani e trasforma il medico in un delatore. Senza risolvere nessuno dei problemi di sicurezza che vorrebbe invece superare.
E’ il famigerato art. 39 del disegno di legge sulla sicurezza approvato oggi in Senato, dopo che ieri, per ben tre volte, la maggioranza è stata battuta in aula col voto segreto, segno che le imposizioni della Lega su materie così delicate e importanti non sono ben digerite dal resto della coalizione. Non per nulla al termine delle votazioni di ieri abbiamo assisitito a scene di senatori leghisti furibondi nei confronti dei loro colleghi del centro-destra.
Stamattina è invece scattato il soccorso nero-verde e il disegno di legge sulla sicurezza è passato, compreso l’inverecondo art. 39, che toglie il medico dal divieto di denuncia e lo obbliga invece a segnalare il clandestino che viene curato.
Il disegno di legge approvato oggi è tutto ispirato a quella “cattiveria” evocata senza pudore dal ministro Maroni, che forse non ha ben presente come lo Stato debba invece essere equo, giusto, rigoroso. La categoria della cattiveria non appartiene alle prerogative istituzionali. Ma probabilmente è chiedere troppo a chi ha fatto strali da tempo di una prassi rispettosa delle istituzioni.
E se tutto il provvedimento approvato oggi si caratterizza unicamente come strumento repressivo, umorale, poco razionale nei confronti di un tema complesso come quello della sicurezza, l’art. 39 rappresenta il paradigma di questa filosofia chiaramente razzista e fascista. Lì dentro si sviluppa una politica di sicurezza tutta giocata sull’enfasi delle azioni muscolari e brutali, enfatizzando l’astio e l’ostilità nei confronti di persone che si trovano in situazioni di maggiori difficoltà.
Gli effetti saranno devastanti proprio ai fini degli obiettivi di sicurezza che si vogliono perseguire.
Sono le stesse parole del rappresentante della Lega Nord a dipingerlo in questo modo, quando intervenendo in aula ha chiarimente detto di essere a favore di una società che contempli cittadini di seria A e di serie B, senza pensare, o forse essendone pienamente cosciente, che questa cultura crea inevitabilmente le premesse perché nel paese si instauri un cima di intolleranza di cui, purtroppo, abbiamo avuto esempi clamorosi in questi giorni.
La norma approvata contiene prescrizioni e limitazioni dal carattere inutilmente punitivo, oltre a trasformare i medici in questurini, avrà altri effetti negativi perché spingerà molti a ricercare sistemi e luoghi di cura clandestini, dove non saranno garantite la profilassi e la prevenzione delle malattie, con gravi riflessi sulla salute pubblica. Una norma vergognosa sul piano culturale, oltre che stupida, nella peggiore peggiore di certe norme che acuiscono l’intolleranza.
Oggi si è chiusa un’ulteriore pagina triste cui ci ha abituati questa maggioranza. Lo specchio di un Paese che in molte componenti sta andando rassegnato verso una deriva qualunquista, di intolleranza e di razzismo. Una comunità che rischia di avvitarsi su se stessa, in una logica di egoismo rancorso, non risolvendo neppure uno dei tanti problemi che stanno affliggendo i cittadini da ormai troppo tempo.

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5 commenti
  1. Gianna says:

    Premetto che lei non ha mai avuto le mie simpatie. Tant’è vero che con la sua nomina a sindaco, la sinistra ha definitivamente perso il mio voto dato per molti lustri. Neppure lei ha risolto i tanti problemi che affliggono i modenesi da ormai troppo tempo, anzi, a mio avviso, dire che li ha complicati ulteriormente. “Pagine tristi” ne ha scritte parecchie anche lei. Sempre a mio avviso, ovvio. Io parlo per me sola. Però ricordo bene quel sabato con le strade piene di neve. E l’unica pulita, era la strada di casa sua. Che strano, eh?
    Comunque, venendo al tema del post, io, quando sono andata al Policlinico per un Day Ospital, nonostante ci fosse mio marito che poteva garantire che io ero proprio io, non c’è stato nulla da fare: è dovuto tornare a casa a prendere la mia carta d’identità (non esisteva ancora l’attuale tessera sanitaria). Ora, perché dovrebbe esserci qualcuno trattato diversamente da me, italiana, lavoratrice e modenese doc? Solo perché, poverino, è malato e clandestino? Riesce a spiegarmelo con meno parole? Voi politici siete tanto bravi a parlare dicendo così poco. Mi convinca spiegandomi dove stanno l’inciviltà e la cattiveria nel fatto che io devo identificarmi e lui/lei può non farlo. Non so se ve ne rendiate conto – pare di no – ma la vostra base, la gente comune, ne ha piene le scatole dei vostri comportamenti buonisti e snob. Solo il demone dell’antiberlusconismo vi lega ai più. Ma se sparisse Berlusconi… cos’altro vi legherebbe? Pensateci su.

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  2. Giuliano Barbolini says:

    Cara signora Gianna
    è con piacere che rispondo alle sue sollecitazioni, convinto come sono che gli spazi di discussione debbano essere aperti a tutte le opinioni, specie se critiche e non allineate.
    Una convinzione che non alberga purtroppo in altri schieramenti, dove il dissenso non affiora mai e si trasmette solo il messaggio di un unanime consenso al leader indiscusso.
    Non mi soffermerò, ovviamente sulle sua personali antipatie sulle quali, come è ovvio, non posso farci nulla.
    Allo stesso modo non approfondirò il tema “meteorologico”, se non con una battuta: sono stato sindaco di Modena per nove anni e tante volte è nevicato. In molti casi gli interventi dei mezzi si sono rivelati tempestivi ed efficienti, in altri meno, anche in base all’entità delle precipitazioni. Non ricordo, francamente, trattamenti di favore per la strada del primo cittadino. E penso che quell’accenno sia conseguenza di un qualche pregiudizio.
    Detto questo, mi preme invece risponderle nel merito sulla questione della norma che obbliga i medici a denunciare i pazienti clandestini. E la mia è la stessa risposta che in queste settimane è arrivata dai medici, ospedalieri e di famiglia, molti dei quali hanno sottolineato come il loro ruolo sia ben diverso da quello di poliziotti o delatori.
    Quella norma che lei pare condividere, viola un principio universale di eguaglianza di trattamento delle persone in difficoltà. Va contro un diritto umano, prima che civile. Oltre ad essere inutile e, anzi, controproducente rispetto agli obiettivi che dichiara di voler perseguire.
    L’articolo in questione, infatti, riduce di molto la possibilità di controllo sulla diffusione di malattie che, per la diversa profilassi attuata nei paesi d’origine, alcuni cittadini stranieri possono manifestare. La minaccia di denuncia, riduce drasticamente le possibilità di controllo medico. In quanto alla richiesta che le è stata rivolta di mostrare la carta d’identità, non ci trovo nulla di strano. Il documento di riconoscimento viene richiesto anche ai cittadini stranieri e nessuno hai mai contestato questo adempimento. Ma per una prestazione sanitaria come non chiedono a lei il permesso di soggiorno, la denuncia dei redditi o il certificato penale, allo stesso modo si deve agire nei confronti di un cittadino straniero. Di fronte alla malattia e alle necessità sanitarie non ci sono cittadini italiani e cittadini stranieri: ci sono solo persone.

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  3. Gianna says:

    Egregio Barbolini, innanzitutto la ringrazio per la risposta. E faccio un’altra premessa: io non sono berlusconiana. Penso – come ho sempre fatto – con la mia testa. Mi pare sia giusto che uno straniero porti con sé il permesso di soggiorno (io SONO italiana; qui non ne ho bisogno, almeno per il momento) e il passaporto.
    Sono stata in ferie in paesi arabi (Tunisia, Egitto) e “dovevo” (giustamente, a mio avviso) , presentare passaporto, carta d’imbarco – penso si chiami così – sulla quale c’era specifcato il gorno di ritorno. Una ragazza si è fatta male e subito è venuto all’hotel un poliziotto a prendere le “sue” carte per portarle all’ospedale. Un poliziotto, non un medico. Però mandato dal medico.
    Parlo sul serio quando dico che avete perso di vista ciò che pensa la base. Vi rmane lo zoccolo duro, quello di coloro che non pensano con la propria testa – mi perdoni, ma purtroppo la penso così. Gli altri sono stufi, non si sentono rappresentati, e si vede dai voti che il PD perde sistematicamente.
    Francamente, un po’ me ne dispiace; dopo tanti anni passati a sinistra. Vorrei che ci fosse qualcuno che capisse, ma quando sento parlare la Bindi, Veltroni, D’Alema, Franceschini… mi cascano le braccia.
    Basta con ‘sto Berlusconi, su! L’hanno votato non perché ha tre reti TV (e meno male che ci sono), ma perché dice ciò che la gente vuole sentirsi dire. Lei afferma che di fronte alla malattia non ci sono cittadini italiani o cittadini stranieri, ma solo persone. Lei non crede che la persona italiana, sentendosi automaticamente di serie B, si arrabbi almeno un poco quando paga, riceve meno di quello che paga e vede l’eccesso di garantismo a favore di una persona straniera?
    Nei loro paesi d’origine non succede così. Per questo vengono qua. Lo dicono loro stessi!
    Quanto alla neve… vero, che a Modena nevica spesso, ma quel sabato… c’era un gran bla bla. Nevicava dalla sera prima e l’unica strada pulita, qual era? Non l’ho sentito in giro per negozi. Io, quel famoso sabato, ero in tribunale.

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  4. Giuliano Barbolini says:

    Cara signora Gianna,
    come nella prima occasione, rispondo volentieri alle sue sollecitazioni, perché mi offre l’opportunità di approfondire un tema che mi è molto caro.
    Parlo cioè del ruolo che, secondo me, devono avere i partiti e le loro classi dirigenti, ma soprattutto chi ha la responsabilità di governare il Paese.
    In questo mi viene in aiuto sicuramente Michele Serra nella sua rubrica di ieri su Repubblica, dove scriveva del famoso senso comune.
    E’ chiaro, ad esempio, che se si entra in un bar qualsiasi e si raccolgono le opinioni degli avventori sui recenti fatti di cronaca è piuttosto probabile che le interpretazioni saranno semplificatorie, immediate, per così dire “di pancia”. Ma è diverso il ruolo di chi governa, che certamente non può allontanarsi troppo dal senso comune, ma deve essere in grado di indicare e realizzare soluzioni che possano davvero risolvere i problemi, evitando proclami o slogan di facile presa, ma dalla dubbia efficacia.
    Se parliamo della crisi economica, molti diranno che il problema sono gli stipendi dei politici, dell’euro e di altri “capri espiatori” messi in giro di questi tempi.
    Ma un governo deve essere in grado di risolverlo davvero il problema, tenendo conto delle debolezze sociali che ci sono, e impostare delle politiche strutturali di redistribuzione ed equità che non deprimano l’economia. E’ la ricerca di un equilibrio difficile, che però è l’unico in grado di garantire una soluzione solida e strutturata.
    Lo stessa metro può essere utilizzato per i temi legati alla sicurezza.
    Sono legittimi e comprensibili il senso di insofferenza e la reazione emotiva che, di fronte a efferati fatti i cronaca, chiedono più legge, più ordine e una giustizia sbrigativa, quasi sommaria. Ma per risolvere il problema tutto questo non è efficace, oltre che contrario ai valori costituzionali. Bisogna invece intervenire con politiche efficaci per sanare alla radice, dove possibile, le condizioni che generano fatti illeciti. Ma rispondere, da parte di chi ha responsabilità di governo, con proclami populisti allontana la soluzione del problema. E soprattutto bisogna far corrispondere fatti ai proclami. Se mi si dice che bisogna colpire l’immigrazione clandestina, ma non si danno più mezzi alle forze dell’ordine, non si interviene sulla giustizia per rendere più celeri processi e non si costruiscono nuove carceri, non si fa altro che diffondere norme spot e demagogiche, senza ottenere nemmeno uno dei risultati che si dice di voler perseguire.
    Saremo tolleranti, troppo, morbidi, ma le nostre osservazioni nascono da queste riflessioni. E a dimostrazione che si tratta di critiche pertinenti, ad esempio sul tema della crisi, c’è l’ampio ampio consenso sulle proposte concrete del PD, che vedono invece un governo sempre meno sicuro. La stessa Confindustria ha chiesto “soldi veri” la scorsa settimana, amnche se poi è accontata di pochi spiccioli. Sulla sicurezza, e sulla norma dei medici in particolare, a sostegno di quanto abbiamo detto sin dall’inizio c’è la rivolta di 110 parlamentari della PdL che si sono smarcati dalla posizione ufficiale del governo.
    Per concludere, signora Gianna, penso che il compito di una classe dirigente sia quello di alzare la qualità del confronto e non di semplificare e banalizzare. E’ certamente più facile, anche in termini di consenso, seguire la “pancia”, ma bisogna agire razionalmente se si vuole che le decisioni prese a livello di governo vadano realmente a vantaggio di tutti.
    Siamo troppo liberal? Forse. Ma certamente la risposta populista e demagogica è del tutto inadeguata a fronteggiare i problemi reali e la complessità. Discutere, ragionare, approfondire i problemi per ricercare soluzioni efficaci e duratura fa invece cresce il livello della democrazia e la cultura civica di una nazione.

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  5. Gianna says:

    La ringrazio per le sue delucidazioni, però io
    non leggo più Repubblica; leggo “Libero” di Vittoro Feltri. Seguo Feltri dai tempi in cui era alla guida dell’Indipendente. Un giorno ho comprato “quel” giornale e ho trovato uno che scriveva le cose che pensavo io. Le confesso che mi sono sentita meno sola. Non sono sempre d’accordo con Feltri – e con gli articoli dei suoi giornalisti – ma lo sono spesso. Quando non sono d’accordo, gli scrivo, e le mie lettere vengono regolarmente pubblicate. Solo una, su Prodi, non è stata pubblicata. Forse perché era cattivissima. Lo ammetto: lo era. Scritta sull’onda di una rabbia scaurita… vabbe’, lasciamo perdere.
    Comunque, lei ha le sue idee e io ho le mie. Non le cambio facilmente, io. Lei neppure, perciò restiamo così: in stallo.
    Spero voglia gradire i miei sinceri saluti.

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