CASSANDRE? NO, PURTROPPO SOLO REALISTI

04 Mar
4 marzo 2009

Purtroppo i dati diffusi oggi da Bankitalia confermano che nessuno dell’opposizione si diletta a interpretare il ruolo di Cassandra. Le previsioni di un Pil in caduta del 2,6% nel 2009 raccontano di un’economia in gravissima difficoltà, confermate dai dati Inps sulla cassa integrazione arrivata addirittura ad un + 553% a febbraio.
Qui non si tratta di pronosticare sventure e di essere pessimisti. Siamo invece di fronte ad un trend inarrestabile, che tale resterà se il governo continuerà a non fare nulla. E se i dati a gennaio parlavano di un -2%, oggi dicono -2,6%, è facile prevedere che a breve si raggiungerà il 3% in negativo.
In mezzo a questi numeri spaventosi, colpisce ancora una volta l’evanescenza e la latitanza del governo. Il decreto anti-crisi che adesso è all’esame della Camera e che nei prossimi giorni approderà i Senato, quello che dovrebbe risollevare le sorti della nostra economia, non contiene praticamente nulla, se si esclude qualche incentivo all’industria dell’auto e per gli elettrodomestici.
Nessun intervento concreto per il sostegno dei redditi, per il supporto alle imprese, per il rilancio dei consumi. Ci sono intere filiere produttive che rischiano di entrare in sofferenza se non si interviene con misure di carattere straordinarie.
Oggi l’emergenza riguarda l’accesso al credito, soprattutto per le pmi e i meccanismi per ristrutturare il debito delle imprese.  Da un altro punto di vista c’è l’emergenza che richiede la messa in campo tempestiva di ammortizzatori sociali straordinari, rivolti soprattutto a chi vive una condizione di precarietà e rischia di perdere il lavoro senza alcuna tutela.
Come PD abbiamo proposto nei giorni scorsi l’assegno mensile per chi resta senza lavoro. Abbiamo naturalmente indicato anche le coperture necessarie.
Il governo fino ad ora ci ha invece propinato solo spot, edulcorando la situazione in una recita da “va tutto bene, madama la marchesa”. Non ha invece realizzato nulla di sostanziale che possa segnare la svolta. E non regge neppure la scusa della copertura finanziaria.  Il decreto anticrisi, di fatto, non ha copertura, ma ne viene utilizzata una già dedicata ad altri provvedimenti. Un gioco delle tre carte che se si fa nelle piazze può anche risultare divertente, ma quando riguarda provvedimenti di questa importanza e gravità risulta intollerabile, perché prende letteralmente in giro tanti cittadini e tante imprese che vivono una situazione di assoluta emergenza. Nessuna nega le sofferenze di bilancio, ma stiamo rischiando di peggiorare i conti senza fare niente. E’ anche un messaggio devastante per i fondi e per la finanza internazionale: così si perde credibilità aumentando il deficit. Se invece si realizza una politica seriamente anticiclica, si possono creare anche i presupposti per innescare una controtendenza positiva rispetto alla situazione dominante.
E’ tempo di uscire da questa commedia degli equivoci.  Minimizzare è inutile oltre che dannoso. Si prenda atto di una situazione che può e deve essere fronteggiata con progetti e proposte concrete, proprio come sta facendo sin dall’inizio il Partito democratico.

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