CERTE LEGGI SONO INDIGESTE ANCHE PER LORO

20 Mar
20 marzo 2009

Dopo che si è digerita di tutto senza bisogno di alca-seltzer, la maggioranza sembra finalmente aprire uno spiraglio di dialettica e di discussione al proprio interno.
Passati otto mesi a svolgere passivamente il ruolo di notaio delle decisioni del governo, nei giorni scorsi abbiamo assistito a un sussulto di dignità da parte di molti parlamentari della Camera.
Mi riferisco, ovviamente, agli oltre 100 onorevoli che si sono ribellati al disegno di legge sulla sicurezza, contestando in particolare la norma sull’abolizione del divieto di denuncia da parte del medico per i clandestini che innesca, di fatto, il sostanziale obbligo di denuncia.
Già al Senato, al momento dell’approvazione, si erano avvertiti segnali di insofferenza, che si erano concretizzati nel corso del voto segreto. Era quello il sintomo di un’insofferenza palese nei confronti della rozzezza con cui la Lega affrontava un tema così delicato e importante.
Ma con il passaggio alla Camera l’opposizione è diventata ancora più palese, in sintonia con la fortissima reazione contraria che si sta manifestando nel Paese alla durezza gratuita e allo sciocco autolesionismo che accompagna il provvedimento. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare sin dall’inizio, si tratta infatti di una norma che non tutela affatto la salute degli italiani, prima ancora di quella degli immigrati.
A questo aggiungiamo la reazione internazionale, in particolare della Ilo, l’Organizzazione internazionale del Lavoro, agenzia Onu, che così ha descritto il nostro Paese.
"È evidente e crescente l’incidenza della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani fondamentali nei confronti degli immigrati in Italia. Nel paese persistono razzismo e xenofobia anche verso richiedenti asilo e rifugiati, compresi i Rom. Chiediamo al governo di intervenire efficacemente per contrastare il clima di intolleranza e per garantire la tutela ai migranti, a prescindere dal loro status". Parole insolitamente dure e nette, ma che fotografano purtroppo la situazione italiana. Ed è ovvio che noi siamo per difendere il prestigio internazionale dell’italia, ma se un organismo di tale rilevanza dice certe cose è indispensabile interrogarsi sul perché le dica.
Ma la “rivolta dei 100” è soprattutto la certificazione indiretta che le critiche del PD non erano solo il riflesso di una contrapposizione ideologica, ma coglievano punti di sostanza. Potrebbe essere questa l’occasione per invertire una tendenza che si è innescata sin dall’inizio della legislatura e cioè la chiusura preconcetta della maggioranza ad ogni osservazione dell’opposizione.
Non ho molti elementi per crederci al momento, ma se un po’ per volta, si tornasse ad un confronto serio e ragionevole, affrontando il merito delle questioni, credo che il primo ad avvantaggiarsene sarebbe non solo il Paese, ma anche lo stesso esecutivo.
Questo auspicio ha la possibilità di essere rafforzata al prossimo appuntamento elettorale: se infatti l’immagine trionfante del centro destre venisse stemperata da un risultato non eclatante e se, al contrario, il risultato delle opposizioni e del PD in particolare fosse un positivo, ci sarebbe il segnale che qualcosa sta cambiando. E anche la maggioranza dovrebbe addivenire a più miti consigli.
Dopo mesi di sordità ostinata, sarebbe il momento e di affidarsi al buon senso e alla responsabilità per un governo efficace del Paese, a partire dall’emergenza crisi e dalla pesante situazione della nostra economia.

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