DIVORZIO ALL’ITALIANA

06 Mag
6 maggio 2009

L’Italia è davvero un paese unico e originale. In quale altra nazione il divorzio annunciato del premier troverebbe spazi ridottissimi nei telegiornali e vedrebbe la stampa schierata in maggioranza con il carnefice anziché con la vittima?
Questo è quanto sta accadendo da noi. I fatti raccontano di una moglie che non ce la fa più a sopportare gli affronti e le scappatelle di un marito al quale "piacciono le minorenni" e che "non sta bene" (parole della moglie).

Foto e resoconti immortalano il premier alla festa di compleanno di una diciottenne che lo chiama affettuosamente "papi". Con il coraggio, il riserbo e la coerenza che negli utlimi anni l’hanno contraddistinta, Veronica Lario esce personalmente allo scoperto. E pochi istanti dopo comincia il fuoco di fila della stampa e dei media "di regime". Addirittura viene confezionata, su richiesta dell’interessato, un’intera trasmissione come "Porta a Porta" dove il mai troppo zelante Vespa offre platea e spazio incontrastato al premier. Ma finché si tratta di Vespa, purtroppo, nulla di nuovo. Il fatto è che anche i direttori di giornali chiamati a "intervistarlo", a cominciare da Ferruccio De Bortoli, si sono fatti cogliere dalla sindrome "zerbino" e si sono rivolti al premier con una deferenza fuori luogo.

Come giustamente scrive oggi Curzio Maltese su Repubblica "tanto per dare un’idea vaga di giornalismo, bisognerebbe ricordare il genere delle questioni poste a Bill Clinton dal suo intervistatore per il caso di Monica Lewinski (peraltro abbondantemente maggiorenne). Queste: quando, dove e come vi siete conosciuti? Quante volte vi siete visti in seguito? I genitori erano al corrente del vostro rapporto e in quali termini? E’ venuta a trovarla a Washington (a Roma)? E’ andato a trovarla a casa di lei? Dove dormivate? Avete avuto rapporti sessuali? Di che tipo? Quante volte? Quante volte completi? E Bill Clinton ha risposto a tutte le domande, senza citare neppure alla lontana una teoria del complotto. Alla fine è andato a scusarsi da sua moglie, nel salotto di casa, non nel salotto televisivo del ciambellano. Ha chiesto perdono a sua moglie, che aveva offeso. Si è ripresentato all’opinione pubblica quando lo ha ottenuto, dopo aver ammesso nel dettaglio più intimo e vergognoso le proprie colpe. Così accade in un paese democratico e civile".

Ecco, di questi tempi si fatica ad accostare all’Italia la definizione di Paese democratico e civile. Almeno a chi la governa, anche se, spiace constatarlo, in larghi strati dell’opinione pubblica sondaggi e comportamenti indicano che questi modelli fanno presa e trovano consenso. Questo significa che c’è un elemento di consonanza che ha messo radici. Un dato che sollecita il rilancio e il rafforzamento di un modello culturale per il Paese prima che sia troppo tardi e l’assuefazione e l’intorpidimento si amplino ulteriormente.
E’ anche per questo, per cominciare ad invertire una china che ogni giorno di più si va facendo pericolosa e impervia, che le prossime elezioni sono un’occasione concreta per far sentire la voce di chi non si è ancora rassegnato.
Il PD non è certo il partito perfetto: anche nelle nostre fila abbiamo registrato contraddizioni, difficoltà, incomprensioni. Ma il senso delle istituzioni, l’obiettivo di un Paese più coeso, solidale, aperto al futuro, continuano ad essere valori per i quali vale la pena di battersi e di impegnarsi. E’ in questa prospettiva che il progetto del Pd, in questo primo anno di vita, rappresenta una risorsa e un potenziale ancora vitale per il Paese.

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