QUESTIONE DI FEELING

12 Giu
12 giugno 2009

Ieri ero all’Assemblea di Confartigianato, dove ha fatto il suo intervento con tanto di “chiosa finale” su Noemi e Mills anche il presidente del consiglio.
Ho avito la netta percezione che, purtroppo, il feeling tra settori di questo paese e il premier è ancora lontano dall’affievolirsi.
La stessa relazione di apertura, pur corretta, costruttiva e condivisibile per l’attenzione ai problemi del Paese, dava una lettura delle politiche del governo molto generosa, visto che siamo in presenza di un esecutivo che non ha fatto nulla per le Pmi. Anche nell’analisi sulle semplificazioni la diplomazia è apparsa francamente eccessiva, dal momento che i provvedimenti ventilati non hanno ancora prodotto concretamente nulla. E’ sembrata quasi una lettura molto superficiale, ferma unicamente alle dichiarazioni d’intenti piuttosto che alla verifica di fatti realizzati.
L’impressione era che la platea reagisse molto bene quando si faceva appello al ruolo delle pmi, mentre i momenti più tiepidi si sono avuti durante l’evocazione delle liberalizzazioni, ancora ampiamente incomplete e delle riforme, segno tangibile di un atteggiamento conservatore.
L’intervento del premier è arrivato dopo il peana del ministro Scajola, che si è dilungato nel magnificare l’attività del governo sul quale però è ora difficile mettere in evidenza qualcosa di realizzato concretamente. Berlusconi, di fatto, non ha detto nulla, ma era palpabile nella platea il gradimento per la sua figura. E poi la conclusione con la battuta fuori luogo su Noemi e Mills, che ha provocato un applauso divertito.
Nessuno vuole fare il moralizzatore, ma la battuta del premier fa riferimento ad una signorina maggiorenne da poche settimane e ad una vicenda di corruzione di testimone. C’era ben poco da ridere e da applaudire, ma è una spia evidente del sentimento che attraversa il paese, molto tollerante ed “elastico” sulle regole e sui comportamenti.
Cambiando completamente tema, vorrei soffermarmi sulla visita di Gheddafi, anche perché nessuno dei media ha chiarito il no dell’opposizione al suo discorso nell’aula del Senato. La nostra contrarietà, infatti, era motivata dal ruolo e dalla funzione che ancora riconosciamo a questa istituzione, che non può diventare la ribalta per uno show di un personaggio come Gheddafi, con quella storia alle spalle. Nel corso della visita si è purtroppo dimostrato che i timori erano fondati. Ha parlato dal balcone, si è scagliato contro i partiti e pur capendo che potrebbe anche essere interpretato come contrappasso di un feroce colonialismo praticato anche dall’Italia, quando è troppo è troppo. E’ poi curisoso che i due leader internazionali con i quali il premier sembra aver più feeling siano lo stesso colonnello libico e il russo Putin, entrambi piuttosto allergici ai principi democratici e liberali. Questioni di affinità? Piuttosto, viene da chiedersi: cosa c’è sotto per dare così tanto spazio al leader libico e per passare sopra ad ogni sua intemperanza? Purtroppo stare al merito delle cose è sempre più difficile. E’ un paese che si ferma sempre alla superficie e che pare non avere più né la voglia né la forza per andare a fondo delle questioni.
Anche sulle intercettazioni telefoniche è incredibile che la stragrande maggioranza dei media e buona parte dell’opinione pubblica non colgano come, dietro ad una misura che a parole vuole fissare delle regole, in realtà si celi un vero e proprio imbavagliamento dell’informazione che pone grandissimi limiti alle indagini sui reati molto pericolosi. Stupisce, ma nemmeno più di tanto, lo zelo della Lega nell’assecondare il premier, quando fino all’altro ieri si è riempita la bocca di sicurezza e legalità contro alcune barche di disperati.
E’ incredibile che tutto passi senza fiatare. Qui c’è un problema di tutela della indagini e di salvaguardia dei principi democratici come la libertà di informazione. E le reazioni sono tiepidissime.
Per ripristinare alcuni valori e regole di convivenza democratica si invoca sempre il presidente della Repubblica, ma non è il solo  garante del principi costituzionali. Anche le altre istituzioni, a partire dalla presidenza del consiglio, debbono rispettarle e promuoverle.
Chiudo con la vicenda della visita di Grillo in Senato. Non c’è dubbio che in qualche passaggio il comico abbia usato toni inaccettabili, ma c’è stato qualcuno che qualche settimana fa aveva parlato di tacchini e capponi in riferimento ai senatori: questo qualcuno era il premier e in quel caso, da parte del presidente del Senato, non è venuto alcun invito al rispetto del ruolo del parlamento.

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