UN BOLLINO PER CHI PAGA LE TASSE

03 Giu
3 giugno 2009

Il rapporto fisco contribuente in Italia soffre di un’enorme sperequazione: grandissima evasione fiscale, peso eccessivo delle imposte sui contribuenti onesti, pessima distribuzione del carico fiscale. Abbiamo alle spalle, nell’arco dell’ultimo quindicennio, due diversi approcci: quello dei governi di centro sinistra, che hanno scontato una serietà e rigore (forse anche un po’ di ruvidezza) del loro impegno sul tema in termini di popolarità, e consenso, specie tra il mondo dei professionisti e delle Pmi; quello del centro destra, che ha puntato sui condoni, con obiettivi di recupero di entrate a basso costo politico, ed effetti nel lungo periodo assai negativi. La vicenda del "condono tombale", con il mancato versamento delle somme rateizzate del condono, successive alla prima, una volta al riparo dalle sanzioni, (stiamo parlando di 5 miliardi di euro, che chissà se  rientreranno), è emblematica della gravità del danno e del costo sociale.

    Oggi, con la crisi in essere, la persistenza di una così grande iniquità distributiva del carico fiscale appare intollerabile: ma non sembra proprio che l’obiettivo di un  fisco più equo sia al centro dell’impegno di Tremonti e dell’azione del governo.
    Il disegno di legge intende rovesciare tale logica (quella delle strizzate d’occhio e dei condoni), affermando il principio secondo il quale il contribuente che denuncia e paga quanto dovuto al fisco riceve in cambio un premio fiscale: come a significare "pagami tutto e pagherai sempre meno”. Fuori dallo slogan,  si tratta di puntare sui contribuenti onesti, e di premiare la correttezza dei comportamenti. Se l’amministrazione finanziaria certifica il rispetto puntuale degli obblighi fiscali e contributivi il soggetto di imposta pagherà con certezza, ma solo “dopo” un po’ meno tasse. E soprattutto avrà alcune facilitazioni "premiali" nel rapporto con la pubblica amministrazione e per il marketing.
    Va chiarito che la certificazione è rivolta innanzitutto ai lavoratori autonomi, alle imprese individuali e alle società di capitale con fatturato fino a 5 milioni di euro e non inferiore a 30.000 euro, ma coinvolge anche quei lavoratori dipendenti che "integrino" con altre attività il proprio reddito imponibile.
    La certificazione è prodotta, su richiesta del contribuente, direttamente  dall’Agenzia delle entrate ed è rilasciata sulla regolarità di tutte le obbligazioni delle imposte dirette e locali (comprese le addizionali e le compartecipazioni) Ires, Irpef, Irap.
    Al termine della verifica l’Agenzia delle entrate rilascia un certificato di qualità. La verifica è automaticamente esclusa in caso di debiti fiscali accertati da Equitalia spa e per mancato versamento IVA.
    L’iniziativa ha costi nulli per il contribuente/azienda se c’è stata una condotta regolare. Sono invece da commisurare all’eventuale costo amministrativo, burocratico e economico nel caso dovesse accettare tutte le prescrizioni che l’amministrazione finanziaria richiede per rilasciare il certificato.
    Quali i benefici? Tra i vantaggi diretti c’è la compensazione, anche parziale, dei crediti vantati, per forniture di beni e servizi nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche, con le somme che a titolo di imposte sono dovute nello stesso esercizio. E’ prevista poi una percentuale di riduzione, sulla base delle fasce di reddito, della base imponibile lorda da applicare nell’esercizio successivo a quello oggetto della certificazione. Previsto anche un innalzamento della soglia di deducibilità delle erogazioni liberali per i soggetti muniti di certificato.
    Tra i benefici indiretti vanno segnalati gli scopi promozionali e la presentazione del proprio comportamento socialmente responsabile, ma anche finanziamenti agevolati dalle banche, titolo di privilegio nel caso di accesso a fondi pubblici (credito di imposta, finanziamenti a fondo perduto), certificazione come titolo di privilegio per i contratti con la pubblica amministrazione;  visibilità sul mercato per comportamenti socialmente e politicamente rispettabili e corretti.
    Il beneficio legato al certificato è cumulabile con ogni altra agevolazione pubblica.

    La logica del disegno di legge non è quella di un meccanismo “di massa”, che coinvolge cioè la totalità dei contribuenti. Piuttosto, si vuole introdurre un dialogo “uno a uno” tra il singolo contribuente e l’amministrazione finanziaria. Non solo, è anche una sfida all’amministrazione finanziaria a produrre verifiche sulle dichiarazioni in tempi significativamente ristretti. E nello stesso tempo è un tentativo di introdurre il concetto di premialità, rilanciando il valore di corretti comportamenti "civici", come risorsa per la coesione e la responsabilità sociale.
    La proposta del DDL si concentra sui lavoratori autonomi e su quelli dipendenti che potrebbero avere comportamenti "da autonomi", e cioè che possono non denunciare redditi imponibili: esclude consapevolmente coloro che tecnicamente non hanno possibilità di evadere il fisco, per i quali bisogna  contestualmente ( anche come effetto di una maggiore tax compliance degli altri contribuenti e dell’insieme delle misure per il recupero dell’evasione/elusione ) ridurre il prelievo fiscale. Non vanno dunque contrapposti i lavoratori dipendenti ( per definizione sempre onesti ) e i lavoratori autonomi "certificati". Essi sono piuttosto i veri alleati di un nuovo "patto" da promuovere per il contrasto all’evasione ed elusione.
    A fronte dei meccanismi premiali per il contribuente onesto, nel DDL si riaffermano, comunque, alcune disposizioni in materia di lotta all’evasione e all’elusione fiscale introdotte nella passata legislatura, che sono state inopportunamente soppresse dall’attuale esecutivo.

    Insomma, l’obiettivo del DDL ( che ha carattere sperimentale ) è quello di sollecitare   innanzitutto un dibattito, culturale e politico, sulla convenienza anche economica, oltre che come valore di cittadinanza, a pagare le tasse.  
    Si muove in sintonia con l’ispirazione di un libro, edito di recente, "Il Patto" (Paga meno chi paga tutto), di Dino Pesole e Francesco Piu, edito dalle Edizioni del Sole 24ore (che mi permetto di consigliare come lettura, relativamente al rapporto cittadini-pubblica amministrazione,  anche ai nuovi amministratori del PD che saranno eletti il 6/7 giugno) .
    Vi ho trovato molti punti di sintonia: quando si evoca la nuova figura, cui attribuire un visibile riconoscimento civico e sociale, del contribuente totale, come azionista del risanamento fiscale del paese. E poi l’idea del "bonus" ( come nelle assicurazioni ), l’accenno a una “certificazione” relativa allo status di contribuente totale, l’ importanza assegnata all’ esemplarità, nella prospettiva di “fare rete”, di buone pratiche  riconosciute, che possano far da volano per accrescere la propensione a comportamenti di lealtà e correttezza. E la sollecitazione a un "Patto", per passare dal conflitto tra cittadini e stato a una nuova civiltà fiscale.
    Di Patto, tra imprese, lavoratori e forze politiche e sociali si parla molto oggi, ma si fatica a vederne emergere l’impianto. Questa è una proposta: modesta, forse. Ma penso anche innovativa, coraggiosa, e ovviamente perfettibile.
    Del resto, proprio la Corte dei Conti nella prima relazione quadrimestrale del 2009 ha segnalato: "si ripropongono i problemi irrisolti della lotta all’evasione". Che sono (oltre a rilevare l’indebolimento giuridico degli studi di settore ), primariamente:
    la straordinarietà ed episodicità: e cioè la lotta all’evasione non come obiettivo naturale e ordinario;
    le strategie di contrasto non ben calibrate tra controlli e semplificazioni, repressione e compliance, con la fondata preoccupazione che tra queste maglie possa crescere la propensione di molti contribuenti  a una maggior evasione;
    il deficit di conoscenza e trasparenza che caratterizza l’approccio all’evasione.
    Se le cose stanno così. ben venga allora anche un pizzico di utopia provocatoria, come nel DDL presentato (che peraltro ha avuto buona accoglienza e suscitato interesse ), perché non possiamo né vogliamo rassegnarci al fatalismo, e a convivere con un’ingiustizia così macroscopica: va invece rilanciato un impegno straordinario, sul piano culturale, tecnico e politico.

    Guarda il video di presentazione dell’iniziativa (da YouDem TV) 

     

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