Lo scudo fiscale? Un deja vu

15 Lug
15 luglio 2009

L’ultima di Tremonti è forse quella più attesa e prevedibile. Lo scudo fiscale che il nostro ineffabile ministro dell’Economia ha predisposto è l’atto che un po’ tutti si attendevano, certi che l’uomo non potesse cambiare più di tanto.
Questo ennesimo provvedimento di condono è ormai un marchio di fabbrica di questa maggioranza. Un atto che conferma lo sfascio nella gestione delle finanze statali e pubbliche.
Il tutto inserito nella cornice fumosa del DPEF presentato oggi, con il quale il governo continua a ciurlare allegramente nel manico. Il documento indica tre solenni obiettivi: la stabilità dei conti pubblici, la coesione sociale e il sostegno alla riprese e all’economia. Mi chiedo come si faccia ad enunciare ambizioni tanto roboanti se il PIL cala del 5%, aumenta il debito e le entrate crollano anche a seguito dell’attenuazione nell’azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Sulla coesione sociale il governo dovrebbe sapere che siamo a 2 milioni di disoccupati e a breve non c’è uno straccio di provvedimento a sostegno delle famiglie: solo rinvii al 2010 e al 2011.
Guardando poi ai provvedimenti per le Imprese, si tratta misure insignificanti per quest’anno, puntando tutto sulla speranza, al momento molto fragile, che nel 2010 si inverta la tendenza.
E’ in questo quadro di assoluta inadeguatezza che si inserisce questa misura di totale negatività che rappresenta, a tutti gli effetti, un vero e proprio condono. E’ la conferma concreta che Tremonti è capace di concepire solo questo meccanismo: allento la pressione fiscale, calano le entrate, faccio un condono.
Lo scudo fiscale è tanto più odioso perché chi ha violato le regole, pagando appena il 5% in cinque anni, può far rientrare somme che resteranno al riparo da tutto. Tutto viene ovviamente sanato a completo vantaggio degli speculatori e degli evasori. E’ una vera e propria presa per i fondelli dei principi e delle regole, ma soprattutto di chi paga regolarmente le imposte e non ha la possibilità di varcare il confine per nascondere guadagni e capitali.
La filosofia che anima questi provvedimenti rappresenta un colpo mortale alla lotta all’evasione: è un messaggio devastante, che incoraggia l’illegalità offrendo la certezza che al reato non seguirà mai una pena.
E’ anche una lezioni per le agenzie fiscali e per tutti coloro che contrastano l’elusione e l’evasione: non datavi troppo da fare perché tanto, alla fine, non si punisce nessuno.
E’ una situazione che ovviamente indigna e lascia interdetti. C’è da farsi cadere le braccia, anche per la reiterata riproposizione da parte di questa maggioranza, di manovre destinate ai furbi e ai furbacchioni. Si tratta di azioni una tantum, che continuano a drogare il sistema con iniezioni “straordinarie”, senza una necessaria azione continua determinata.
A tutto questo si aggiunge il cinismo e la furbizia di motivare lo scudo fiscale con l’emergenza terremoto in Abruzzo. Una scusa veramente ridicola, se non fosse tragica, che usa quella tragedia per perpetuare un mal costume, fatto di condoni e tolleranze, elevato a pratica di governo.

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