IL CAIMANO CONTINUA A PICCONARE LE ISTITUZIONI

09 Ott
9 ottobre 2009

La cosa che più sorprende nei comportamenti del premier è la costante violazione delle più elementari regole di rispetto istituzionale. Questa evocazione del consenso popolare, il riferimento continuo all’investitura diretta del popolo come salvacondotto per qualsiasi azione è, in realtà, una colossale mistificazione.
Chi lo afferma, infatti, a maggior ragione se è presidente del Consiglio, dovrebbe essere sottoposto a giudizio per vilipendio della Costituzione. Secondo la carta, infatti, il potere conferito dal popolo si esercita nei limiti indicati dalla stessa Costituzione. Non è un potere assoluto solo perché deriva dal voto popolare. E anche su questo, in realtà, il premier sbaglia, perché i cittadini lo hanno eletto formalmente parlamentare.
Non siamo ancora al premierato, a meno non sia stata modificata nottetempo la Costituzione. Si tratta di comportamenti che mettono chiaramente a nudo la concezione del “Primus super pares”, formula infelice coniata dall’avvocato e parlamentare Pecorella.
E’ un pensiero eversivo, che esce dal solco della Costituzione. E’ quindi ovvio che gli organismi di garanzia lo pizzichino su questi temi.
E’ legittimo voler cambiare la Costituzione, ma con trasparenza e secondo le modalità previste con il vincolo della maggioranza qualificata. Non a colpi di leggi ordinarie inevitabilmente rigettate dalla suprema Corte.
Da questa vicenda non può che venire una sentito grazie e una sincera ammirazione per la lungimiranza dei padri costituenti, che hanno saputo prevedere e immaginare i possibili pericoli, introducendo quei bilanciamenti e quei contrappesi che oggi garantiscono una tutela dei principi e dei valori enunciati nella Costituzione. Un testo di norme e di principi che dovrebbe essere maneggiato con più rispetto e sacralità, non presa a cannonate dal premier e dalla sua maggioranza.
Un altro aspetto gravissimo è il profilo spregevole, da vero e proprio caimano, alimentato dal livore, dall’arroganza e dalla violenza verbale che esce dalle espressioni del premier: l’attacco alla consulta, definita “di sinistra”; l’attacco indegno e inqualificabile al Capo dello Stato. E lasciamo stare il delirio da super ego tipo “meno male che Silvio c’è”, perché qui si tratta più di problemi psichiatrici, già segnalati da chi lo conosce bene come Veronica Lario.
In un Paese che sta vivendo una crisi drammatica, con gente alla soglia della povertà, che perde posizione sulla scena mondiale, ci sarebbe bisogno di un impegno continuo, mentre siamo costretti ad occuparci di vicende personali di un solo uomo che trascina tutto e tutti in un’ordalia di guerre, di veleni, di insulti, compresa l’istituzione che oggi ancora gode della più alta considerazione: il Capo dello Stato.
E’ positivo il fatto che i due presidenti delle Camere abbiano confermato la correttezza istituzionale del presidente. Ma non ci si aspetta nulla di buono nel futuro prossimo, né dal premier, nè tanto meno dal codazzo di sgherri che gli regge la parte. Tutto questo richiede il massimo di vigilanza democratica, ma anche l’intelligenza di evitare atteggiamenti infantili e dannosi come quelli tenuti anche dall’onorevole Di Pietro.
Non dobbiamo pensare che una sentenza possa disabilitare qualcuno a governare. Ora si aprono i processi che potranno concludersi con esiti anche molto diversi fra loro. Ora è fondamentale mantenere nervi saldi, vigilare sulla tenuta democratica delle istituzioni e costringere il governo e la sua maggioranza ad affrontare i problemi serissimi che il Paese sta vivendo da tanto, troppo tempo.

PS Nelle polemiche astiose contro il Capo dello Stato, Berlusconi ha anche imputato a Napolitano di non aver esercitato pressioni sui giudici della Corte, attività che il Capo dello Stato non può in alcun modo fare. E’ un ulteriore sintomo dell’atteggiamento del premier nei confronti di chi è chiamato a giudicare, siano essi giudici “ordinari” o “costituzionali”. Un altro elemento, grottesco se non tragico, ce lo ha fornito ancora il premier oggi, nel corso di una conferenza stampa, quando ha annunciato “di aver speso 200 milioni di euro per i giudici… pardon, per gli avvocati”.

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