CON BERSANI TORNA LA POLITICA

10 Nov
10 novembre 2009

Dall’aula del Senato dove stiamo votando gli emendamenti alla finanziaria assistiamo a una situazione perlomeno singolare. Mentre come opposizione abbiamo fatto un lavoro dedicato, per velocizzare i lavori e sintetizzare i nostri emendamenti, cercando di mantenere solo le proposte più qualificanti, assistiamo ormai rassegnati ad una maggioranza distratta, che non valuta nemmeno i provvedimenti proposti e li boccia immediatamente per mantenere l’intangibilità del testo presentato dal governo, secondo gli ordini di scuderia.
Anche la proposta sul modifica del patto di stabilità, a vantaggio dei Comuni più virtuosi, non è stata minimante considerata, neppure dai paladini leghisti (a parole) dell’autonomia locale e del federalismo.
Assistiamo a un dialogo tra sordi che ha già completamente rimosso le timide aperture manifestate a seguito del dibattito della settimana scorsa
In questo quadro non certo gratificante, c’è la bella giornata che abbiamo vissuto sabato come Partito Democratico.
L’assemblea ha infatti ufficializzato Pier Luigi Bersani come segretario e tutto il nuovo gruppo dirigente, segnando il ritorno della effettiva operatività del partito.
Rimando a quelle che sono le mie impressioni, ma posso dire di aver tirato un sospiro di sollievo. Finalmente è tornata la politica, che avanza proposte, indicazioni, percorsi concreti di lavoro, senza nessun cedimento alla retorica e all’appeal delle emozioni e dello spettacolo. Non guasta neppure, anzi, quel tratto di sobrietà che adesso più che mai risulta indispensabile di fronte al dilagare della melassa televisiva indistinta e dei diversivi che i media quotidianamente propinano.
Al momento siamo ovviamente alle prime battute, ma questa è la strada che dovrebbe imboccare una forza che ha come primo obbiettivo la costruzione di una vera alternativa a questo governo e all’attuale gruppo dirigente del Paese.
L’augurio è che a questo passaggio faccia seguito una scelta altrettanto utile all’assemblea regionale. A Modena, poi, ci sarà anche la scelta del nuovo segretario altra decisione da fare in tempi celeri perché sarebbe  impensabile affrontare la campagna elettorale senza un gruppo dirigente pienamente effettivo.
L’auspicio è che l’assemblea regionale metta definitivamente in chiaro che il candidato per il governo della Regione resta l’attuale presidente Vasco Errani, per l’ottimo lavoro svolto e per la positiva azione di governo svolta in un momento particolarmente difficile. Errani può diventare il riferimento di un progetto di innovazione nel governo della regione.
Siamo anche consapevoli che nelle prossime settimane la maggioranza ci presenterà quel pacchetto irricevibile sulla giustizia che punta a risolvere i problemi di uno solo e non certo le pur gravi questioni che toccano tutti i cittadini. Ormai il premier sembra affetto da bulimia: non gli basta più bloccare i processi penali a proprio carico. Ora vuole estendere gli effetti delle leggi su misura anche alle violazioni fiscali, in questo caso mediaset (almeno stando alle voci che circolano in questi giorni), per tutelare la sua holding e, probabilmente, il tesoretto di qualche erede.

Chiudo con un commento amaro sulle recenti dichiarazioni di esponenti della maggioranza sul caso Cucchi. Certi episodi e certe parole sono la cartina di tornasole che danno conto del cinismo e della superficialità con cui questa maggioranza affronta vicende e fatti che richiedono prima di tutto pietas e compartecipazione umana. Valori che questa maggioranza ha dimostrato in più occasioni di non possedere, ignorando spesso i drammi delle persone e i problemi dei cittadini. Lo dimostra, più di ogni altro esempio, il fiorire di dichiarazioni consolatorie e illusorie sulla crisi in atto, unite alla totale assenza di iniziative per affrontare una recessione che sta colpendo i redditi e il potere di acquisto di migliaia di famiglie e di cittadini.

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