UN’ATMOSFERA DA FINE IMPERO

20 Nov
20 novembre 2009

Sono reduce da una settimana di lavori parlamentari durante la quale ho potuto verificare con mano quanto sia vera il monito lanciato dal Capo dello Stato sulle difficoltà che sta attraversando il Parlamento. Quella di Napolitano è una fedele rappresentazione della situazione che stiamo vivendo. Il Parlamento lavora navigando a vista.
Con queste premesse qualcuno potrebbe accusarci di essere dei fannulloni, ma per quanto mi riguarda questa settimana ho lavorato dalle 8,30 di mattina alle 9 di sera tra commissioni e sedute in aula e con me molti miei colleghi. Esiste tra l’altro un’assoluta sproporzione tra l’intensità del lavoro che svolgiamo e i risultati effettivi.
Manca l’orizzonte strategico in cui si iscrive il lavoro di elaborazione normativa e legislativa che deve svolgere il Parlamento. Questo è dovuto in gran parte al vincolo che pone il Governo con la maggioranza che si adegua supinamente. Ovviamente non c’è traccia di provvedimenti che affrontino i problemi reali del Paese.
Soprattutto si ha la percezione, particolarmente acuita nell’ultima settimana, di una maggioranza che ricorda il centro sinistra poco prima della caduta di Prodi. Tutti sembrano attendersi la crisi. E’ ovvio, quindi, che non abbiano nessuna idea di affrontare temi impegnativi e di riforma. Siamo di fronte ad un impasse assoluto. Anche il tema della riforma della giustizia, pur importante e urgente, scade immediatamente se si comincia con la precondizione di salvare il premier. E’ chiaro che con queste premesse, tutto il resto viene inquinato. Come opposizione presenteremo una mozione per rilanciare la riforma costituzionale (riduzione dei parlamentari, riforma della legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto), ma l’impressione è che per affrontare ambiziosi progetti di riforma bisognerebbe aver di fronte un orizzonte di medio e lungo termine, ignorare i sondaggi del giorno dopo e non caricare tutto di strumentalità e convenienza legate ad appuntamenti elettorali. Noi viviamo la situazione opposta: la maggioranza che non sa bene se vuole stare insieme e nessuno si occupa del Paese. C’è invece qualcuno che si occupa dei propri interessi con una solerzia degna di miglior causa.
Questo si tocca con mano. Le istituzioni sono corpi vivi. Ci sono un’enormità di DDL istruiti poco e male perché manca questo orizzonte. Spesso in aula ci vanno provvedimenti di modesto profilo e la discussione è molto condizionata dalle logiche di schieramento. E’ vero che c’è una crisi del Parlamento, della sua autorevolezza, ma è una crisi che viene fatta gravare sul Parlamento. La sciatteria regna sovrana.
L’ultimo clamoroso esempio è il decreto sui precari, convertito mercoledì sera in Senato. Ebbene, si tratta di un provvedimento che comprende una norma palesemente abnorme e sbagliata: in presenza infatti di una sentenza pronunciata da un tribunale siciliano, un inciucio fatto alla Camera corregge gli effetti di quella sentenza. Questa maggioranza ci ha abituati anche a tali prodezze, con il caso Englaro. Ma qui non c’è nemmeno la giustificazione della salvaguardia della vita con la quale si era ammantato il tentativo scorso, ma solo una consociazione di interessi e una lobby trasversale degli esponenti siciliani che alla Camera ha riprodotto questo bel capolavoro.
Abbiamo proposto la modifica di quella norma, che tutti sanno sbagliata. Il Capo dello Stato potrebbe anche pubblicare il provvedimento, stralciando però quella norma. Non si è voluto cambiare, nonostante si sarebbe potuto fare con procedura d’urgenza. La norma resta, dunque, però è stato approvato un corposo ordine del giorno che, classico pannicello caldo, invita il governo ad operare in futuro per correggere l’anomalia contenuta nel provvedimento.
La stessa analisi fatta al Senato sul processo breve presenta moltissimi rilievi su veri e propri strafalcioni contenuti nella proposta. E’ colpa dei continui rappezzi, correzioni estemporanee: il risultato non può che essere deludente. Il malato però non è il Parlamento; quanto accade è il sintomo di una democrazia che non mantiene quel rigore, nella distinzione dei poteri, che invece la Costituzione prevede. Mentre Fini sembra essere preoccupato a salvaguarda le prerogative del Parlamento, la medesima preoccupazione non sembra toccare Schifani.
In generale si avverte questo clima di fine impero, di sciatteria, di approssimazione, senza nessuna voglia di uscirne. E’ una condizione deprimente, una stagione sconfortante per la vita delle istituzioni e per chi, come me, ha vissuto da tempo all’interno degli ambiti istituzionali, trova elementi che lasciano sconcertati. L’ultimo fatto, ma altrettanto grave, è  dato dalle dichiarazioni del presidente del Senato, che facendo il ventriloquo del capo del governo e in un momento nel quale il presidente Repubblica era all’estero, ha minacciato elezioni anticipate. Lo ha fatto mentre svolgeva la funzione di Capo dello Stato. Ma nemmeno questa prerogativa gli ha instillato qualche scrupolo se non altro di opportunità. Se il livello è questo, è ovvio che tutto si debba abbassare a questa misura.
In questo tenere insieme le questioni democratiche e le proposte in campo sociale ed economico ci deve essere la caratterizzazione dell’azione politica del Partito Democratico
Ora attendiamo di vedere cosa accadrà con la mozione di sfiducia dedicata a Cosentino. Ovviamente la maggioranza farà quadrato, ma anche se salta la sua candidatura in Campania, come può Cosentino restare sottosegretario?
Troveranno una perifrasi per indorare anche questa pillola e confermeranno che al peggio non c’è mai fine.

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