IL GOVERNO ESTREMO E IL PAESE ALLO STREMO

12 Dic
12 dicembre 2009

C’è qualcosa di estremo, oltre che di estremista, nelle dichiarazioni rese dal premier al congresso europeo del Ppe. Un significato che supera i normali confini delle opinioni politiche, anche le più azzardate e che si spinge nel terreno pericoloso dell’autoritarismo e del bonapartismo. Era già successo altre volte, ma i toni, il contesto e il significato di quanto accaduto questa settimana sembra voler fissare un punto di non ritorno.
Il presidente del consiglio ci ha ormai abituati a spettacoli del genere, a show indecorosi che, quelli si, danneggiano gravemente l’immagine dell’Italia all’estero. Altro che piovra.
Dipingere il nostro Paese come un luogo di strapotere di alcune istituzioni a danno di altre, annunciare la modifica unilaterale della Carta costituzionale, ringhiare contro organi di garanzia come la Corte costituzionale e la presidenza della Repubblica prefigura persino il reato di vilipendio, che si aggiunge alla manifesta tendenza di Berlusconi all’esautoramento dei quei poteri costituzionalmente garantiti.
Il disegno che il premier sembra voler prefigurare è quello di una resa dei conti globale, contro tutti coloro che non sono allineati alla sua linea eversiva e distruttiva. Muoia Sansone con tutti i filistei pare essere la lungimirante strategia del premier, che in questo caso significa elezioni anticipate per poter incassare, ancora una volta, il consenso popolare da utilizzare come una clava ed esclusivamente per interessi del tutto personali.
Le reazioni del Capo dello Stato, ma anche del presidente della Camera, Fini, contrapposte peraltro all’assordante afasia del presidente del Senato, Schifani, hanno puntualizzato molto bene i termini della questione. Non stupisce pertanto che il premier abbia anche loro nella sua personale lista nera dei nemici.
E in questa attitudine da picconatore del complesso delle istituzioni democratiche, dovremmo annoverare anche le misure che la Finanziaria prevede per i Comuni, in barba al tanto conclamato federalismo.
E’ francamente molto triste dover tornare ogni volta su vicende nate dalla totale incapacità del presidente del consiglio di mantenere il profilo istituzionale e i toni che spettano al capo del governo. Ma tutto sembra interessare Berlusconi, tranne che il bene del Paese e una strategia per aiutarlo ad uscire dalla crisi. In questi mesi si è perso tempo prezioso; sono mancati provvedimenti e azioni utili a contrastare la recessione. Il premier era ed è totalmente impegnato a risolvere le proprie questioni giudiziarie. Non è nel suo orizzonte, del breve o del lungo periodo, mettere mano a provvedimenti anti-crisi. Eppure è questo che gli italiani chiedono a gran voce, in molti casi schiacciati da una recessione che si è mangiata stipendi e potere d’acquisto dei salari E sono le stesse imprese ad avere bisogno immediato di iniziative concrete sul fronte del credito, sulla fiscalità, sugli investimenti.
Ma tutto questo al premier non interessa. Berlusconi continua la sua guerra personale facendo scempio delle istituzioni mostrando, una volta più, la sua proverbiale incapacità di governare e, in fondo, di fare politica.

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