LA LUNGA OSSESSIONE DEL PROCESSO BREVE

13 Gen
13 gennaio 2010

Passate le feste, è ripresa a spron battuto l’attività in Senato. Purtroppo abbiamo iniziato come aveva finito e cioè a discutere della giustizia a uso e consumo del premier, nel caso specifico della riforma del processo breve.
Ieri, però, abbiamo almeno tenuto la schiena dritta e segnato un punto a nostro favore. Questi i fatti. Dopo che la commissione aveva esaurito la discussione sul testo, compresa la definizione dei tempi e dopo che noi eravamo pronti a presentare dodici pregiudiziali di costituzionalità, in aula è stato presentato dal relatore della maggioranza un testo che modificava in termini sostanziali il documento che era stato all’attenzione della Commissione, testo sul quale si stavano svolgendo tutte le discussioni sull’ammissibilità e costituzionalità. Come se non bastasse, il presidente del Senato tendeva ad accreditare questa novità come del tutto ordinaria, con la scusa che il nuovo testo accoglieva molti rilievi mossi dall’opposizione. Ovvio che a quel punto si è aperta una discussione e abbiamo chiesto più tempo per analizzare il provvedimento, con relativo rinvio in commissione. Questo ha avuto, come ormai accade sempre più spesso, una scarsa considerazione da parte della presidenza. Si aggiunga poi che nel pieno del confronto è arrivata la notizia che, oggi, il governo avrebbe presentato un decreto legge sullo stesso tema che avrebbe evidentemente vanificato la discussione.
La nostra capogruppo, Anna Finocchiaro, con molta durezza ha osservato l’intollerabilità e l’inutilità di un simile provvedimento, sottolineando ancora una volta la totale mancanza di rispetto del ruolo del parlamento da parte dell’esecutivo. Anche in questo caso abbiamo assistito a un atteggiamento incomprensibilmente rigido del presidente Schifani, costretto comunque a sospendere la seduta. Poco dopo, infatti, è stato lo stesso rappresentante del Pdl a chiedere di aggiornare la seduta al giorno successivo e oggi è stato convocata l’assemblea dei capigruppo. Si tratta ovviamente di un piccolo risultato, seppure importante, che ha impedito alla discussione di procedere a tappe forzate con i tempi che ci erano stati imposti dalla maggioranza. Un confronto che durerà fino a mercoledì e che, mi auguro, possa portare ad un ripensamento nella maggioranza. Quella in discussione sul processo breve è infatti una norma devastante, con diversi aspetti di incostituzionalità e con effetti ancora da immaginare completamente, ma che si prefigurano come un indulto mascherato per una grande platea di reati, anche particolarmente gravi, cui è stato aggiunta, ad abundatiam, la misura che interviene cancellando una quota rilevante di contenziosi tributari, vero e proprio regalo elargito ai colletti bianchi. Un provvedimento di cui nessuno è in grado, al momento, di valutare le ricadute perché nessuno, nel governo e nella maggioranza, ha presentato i dati che abbiamo già richiesto alla Corte di conti per comprendere quello che succederebbe se il provvedimento, così com’è, venisse approvato.
La speranza, al momento molto vana, è che prevalga un atteggiamento meno muscolare da parte della maggioranza e che, anziché devastare tutto il sistema giudiziario per salvare qualcuno, si possa procedere con misure meno dirompenti. E’ il caso, ad esempio, del decreto legge che per 45 giorni sospendeva lo svolgimento dei processi accogliendo una sentenza della Corte costituzionale emessa lo scorso dicembre. Una norma che poteva avere un fondamento, riguardava anche due dei processi a carico del premier, ma lasciava più tempo per valutare e ponderare che misure adottare a livello di sistema.
Quello però che ancora una volta stupisce e amoreggio è constatare come qualcuno voglia fare la riforma del fisco con due sole aliquote, è leggere ogni giorno della crisi e assistere alla totale inerzia del governo, che nulla ha fatto fino ad ora per incidere positivamente sui nodi più delicati della recessione e delle difficoltà che colpiscono imprese, lavoratori, cittadini. Per questo governo e per il suo premier l’unico, monolitico e ossessivo interesse resta la giustizia. Pro domo sua, ovviamente.

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