UNA TRAGEDIA VERA E UNA FARSA ANNUNCIATA

18 Gen
18 gennaio 2010

Il primo pensiero di questo post non può che andare all’immane tragedia che ha colpito Haiti. Una disastro umanitario che lascia sgomenti, per l’entità delle devastazioni e per la drammaticità delle conseguenze che porta in un paese già duramente colpito. In queste ore stiamo assistendo al tentativo dei sopravvissuti di recuperare un minimo di condizioni di normalità e dei pochissimi ancora vivi sotto le macerie di riuscire a tornare alla vita. Il tutto in mezzo alle enormi difficoltà dei soccorsi, che si trovano ad agire in una situazione oggettivamente molto delicata e complessa.
In queste vicende, come accadde già per lo Tsunami che colpì l’Indonesia, assistiamo impotenti allo scatenarsi delle forze naturali, che ripropongono e rappresentano con crudezza un mondo di sofferenza, i destini di persone appese a un filo, ma richiamano anche l’attenzione dei paesi più ricchi ad uno sguardo meno egoista e più rispettoso della dignità delle persone. La speranza è che da questo cataclisma naturale, ma anche dallo sconquasso finanziario che ha colpito il mondo industrializzato nell’ultimo anno e mezzo, arrivi la sollecitazione a ritrovare una ragione vera, principi e idee che uniscano eguaglianza, giustizia, regole e controlli, contro logiche liberiste spregiudicate regolate, si fa per dire, solo dal mercato. C’è, oggi più che mai, spazio e necessità del pensiero di chi, da sempre, ha cercato di migliorare le condizioni del più deboli, sia sul nostro continente che su scala planetaria.
Passare dalle cose gravi e serie come il terremoto di Haiti alle vicende tragicomiche di casa nostra appare un passo azzardato, ma non possiamo non farlo, soprattutto se si tratta del tormentone natalizio che ancora porta con se strascichi e discussioni.
Mi riferisco al tema della riduzione delle tasse, la favoletta di Natale che si è aperta con la promessa del presidente del consiglio di una riduzione dell’Irap a vantaggio delle piccole imprese. Una boutade che è durata lo spazio di un cenone, se pochi giorni dopo lo stesso premier ha dovuto smentire se stesso dicendo che al momento non c’erano le condizioni per procedere, ma che comunque il tema è uno degli obiettivi della legislatura. Assistiamo però a un copione collaudato: alla vigilia di qualsiasi elezione, in questo caso le regionali di primavera, si librano le promesse più mirabolanti, vere e proprie cortine fumogene per distrarre dalle magagne della maggioranza, leggi ad personam in testa. E il tema delle tasse, vecchio cavallo di battaglia, a parole, della maggioranza, va sempre per la maggiore. Abbiamo anche sentito l’idea suggestiva della riduzione dell’Irpef a due sole aliquote (23 e 33%), con il prode Vespa che ci aveva già fatto i conti in tasca, peccato che a pagarne le conseguenza sarebbe sempre i redditi bassi, con indubbi vantaggi, invece, per quelli medio-alti. Anche questa suggestione è durata lo spazio di un panettone, dal momento che i conti dissestati di Tremonti non consentono di fare e ridurre nulla, ma intanto i rumors e le voci restano, il Ministro dell’Economia riempie le pagine dei quotidiani sulla riforma del fisco e pontifica sulla lotta all’evasione. Non male per chi ha firmato lo scudo fiscale appena poche settimane fa.
Come si vede il meccanismo è noto: parole, promesse e null’altro, soprattutto per coloro i quali dovrebbero essere realizzati interventi e progetti (lavoratori dipendenti, pensionati, famiglie). Siamo invece sicuri che su questi ultimi la latitanza del governo continuerà. La speranza è che la pazienza degli italiani, costantemente buggerati, possa un bel giorno arrivare alla fine diminuendo in termini direttamente proporzionali ai risultati ottenuti dal governo.
Per una conferma chiedere ai molti terremotati d’Abruzzo che permangono in una situazione difficilissima, nonostante le favolette di Natale diffuse in queste settimane su giornali e Tv. Purtroppo per loro, il presidente del consiglio non è il Charles Dickens del racconto di Natale, ma solo Silvio Berlusconi.

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