Condono “ad aziendam”, e non solo: si faccia trasparenza !

20 Set
20 settembre 2010

 

In quest’estate da dimenticare ( almeno con riferimento allo squallore del dibattito politico  che ha visto “primeggiare” il Premier Berlusconi e gli esponenti della sua maggioranza ) ha avuto grande eco la vicenda riguardante la norma, contenuta nel decreto legge “incentivi” del maggio scorso, che consente a chi abbia cause pendenti col Fisco in Cassazione ( e abbia già superato positivamente i due primi gradi di giudizio ) di “sanare” definitivamente il contenzioso versando il 5% di quanto preteso dall’Agenzia delle Entrate. Una norma che ho già fortemente criticato al momento della sua approvazione ( è sicuramente un vantaggio per chi teme di perdere in giudizio, mentre il Fisco fa subito cassa, ma per somme molto inferiori a quelle che avrebbe potuto introitare in caso di soccombenza dei ricorrenti ), avendo la grande soddisfazione di constatare che, tra i rilievi sollevati con una severa lettera del Capo dello Stato, costretto alla promulgazione pena la decadenza del decreto, al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle due Camere si citava, con altre, proprio questa misura.  Si tratta della norma “ad aziendam”, per cui la Mondadori ha potuto chiudere un lungo contenzioso col Fisco, relativo al pagamento di circa 350 milioni di euro, con l’esborso di 8,6 milioni. Ma forse la norma, oltre che ad aziendam, potrebbe rivelarsi anche “pro studiis”, nel senso, ad esempio, dello studio professionale da cui il Prof. Giulio Tremonti entra ed esce ( a seconda degli incarichi di Ministro dell’Economia e delle Finanze ) che ha curato le pratiche del contenzioso Mondadori, e potrebbe aver assistito anche altre importanti aziende, esse pure beneficiate da questa specifica disposizione, giunta provvidenziale in un momento in cui, a seguito di pronunce della Corte di Giustizia Europea, e della Cassazione, sembravano maturare orientamenti nuovi ( e più rigorosi ) in materia di interpretazione di abuso del diritto ed elusione contributiva. Così, alla ripresa dell’Aula, la settimana scorsa, ho chiesto con un’interrogazione al Ministro Tremonti di riferire su “quante imprese, società, soggetti si sono avvalsi, al termine di  scadenza dei 90 giorni previsti dalla norma per accedere al beneficio di sanare i contenziosi con l’Agenzia delle Entrate pendenti in Cassazione”. E, inoltre, di “trasmettere al Parlamento una dettagliata relazione su ogni vertenza così risolta, che tracci un profilo del contenzioso, indichi chi a vario titolo vi ha svolto un ruolo, dia conto delle fasi del procedimento prima della sanatoria, e chiarisca la quantità dei soggetti per cui la norma si sia rivelata agibile, nonché le somme che l’erario potrebbe aver rinunciato, in caso di sconfitta in giudizio delle controparti. Tutti elementi di trasparenza, utili e necessari perché l’opinione pubblica possa valutare e giudicare, con piena autonomia e cognizione in merito, su questioni così rilevanti”. Scommettiamo che finirà prima la legislatura, senza che si riesca ad ottenere al riguardo risposte puntuali e documentate ?

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