E Tremonti si fa pure la Banca …

16 Ott
16 ottobre 2010

Nelle ultime settimane da più organi di stampa ( ! ) si è appreso essere in corso una due diligence per l’acquisizione da parte di Poste italiane e Iccrea holding  ( Istituto Centrale delle Banche di credito cooperativo ) del Mediocredito centrale (una realtà con patrimonio netto di 170 milioni di euro, 50 milioni di ricavi e circa 200 dipendenti, dopo la riorganizzazione decisa da Unicredit, che ne ha trasferito, il ramo corporate, con circa 300 dipendenti, a Unicredit corporate banking).  L’operazione sarebbe riconducibile ad un concerto di intenti intervenuto tra il Ministro Tremonti e l’ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, per far rapidamente ( e forse senza molto clamore… ) confluire il Mediocredito centrale a Poste italiane, consentendo ad esse di  incorporare così una licenza bancaria da mettere in campo nell’ambito della costituenda Banca del Mezzogiorno ( e del ruolo che le Poste stesse vi potranno svolgere ).
Che Poste italiane sia molto attiva nella conquista di nuovi campi di attività ( Bancoposta, Poste vita, Poste shop, Poste commerce, Mistral air, Poste mobile, eccetera, peraltro non tutte e sempre remunerative degli investimenti sostenuti ), con una strategia che sfrutta la capillarità della diffusione sul territorio degli sportelli e l’indubbio vantaggio di posizionamento sul mercato è cosa nota. Anche se questo è poco rispettoso delle regole di concorrenza e, soprattutto, corre il rischio di lasciare troppo sacrificato il core business del recapito, che in quanto servizio universale affidato ex lege, non può non costituire per Poste italiane la centralità della sua mission. E invece finisce per rappresentare, come nel caso delle “odiose file negli uffici postali” ( sono parole dello stesso  Amministratore delegato Sarmi ) un assist a vantaggio dei servizi alternativi, più onerosi per il pubblico ma più remunerativi per l’ente: quasi che i disservizi, a scapito degli utenti, si risolvano paradossalmente in un vantaggio competitivo per l’azienda.
Nè si può tacere il timore che, nella prospettiva di costituzione della Banca del Mezzogiorno, in cui a Poste italiane, corroborata dal nuovo acquisto del Mediocredito centrale ( a meno di un diverso avviso dei nuovi vertici di Unicredit ), è assegnata una funzione di leadership, si possa venire a configurare un nuovo "carrozzone", fortemente condizionato dalla politica, con il corollario prevedibile di pratiche di deleteria discrezionalità nell’erogazione dei prestiti ( leggi clientelismo ). A maggior ragione se si considera che proprio le Poste,  entro la fine dell’anno, attraverso il trasferimento del pacchetto del 35% ancora detenuto dalla Cassa depositi e prestiti, torneranno sotto il controllo pieno del Ministero dell’economia e delle finanze. Per saperne di più, ho presentato un’interrogazione che chiede di fornire tempestivamente al Parlamento informazioni, sia relativamente agli indirizzi dati alle Poste dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, come azionista di riferimento, in merito all’acquisizione del Mediocredito centrale, sia riguardo alle linee del piano industriale e circa il modello di governance che sarà dato alla Banca del Mezzogiorno: per fare trasparenza e contrastare un’impropria e ormai straripante concentrazione di potere, e di strumenti funzionali al suo esercizio, nella completa e dispotica discrezionalità del Ministro Tremonti 

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