UN FOSCO TRAMONTO

04 Ott
4 ottobre 2010

L’ impressione lasciata dal “passaggio” per la fiducia di Berlusconi  alla Camera e al Senato mi ha riportato, con la memoria, anche se con ben altri sentimenti e partecipazione, ai momenti che preludevano alla caduta del governo Prodi.

 

Ricordate l’epitaffio, terribile e premonitore per le sorti della XV Legislatura, di Bertinotti sull’allora capo del Governo descritto, citando Flaiano, “ come Cardarelli, un poeta morente” ?.

 

Naturalmente in Berlusconi più che la poesia si percepisce l’arroganza, ma il senso del crepuscolo, dell’avvizzimento, del trucco svelato  è stato altrettanto netto e impietoso.

 

In Senato, come peraltro alla Camera, il discorso è stato piatto, generico; la conferma, plastica, che Berlusconi, e la sua maggioranza, non solo sono lontani dalla gravità dei problemi del Paese, ma soprattutto non ne possono minimamente interpretare e accompagnare il futuro.

 

Nel presente, però, possono fare ancora più danni, e di questo occorrerebbe essere più consapevoli. Mi ha colpito la reazione che Berlusconi ha avuto per le critiche portate dal Vice Presidente del gruppo PD Zanda alla politica estera del governo, in particolare per gli atteggiamenti del Premier. Toccato sull’ego, si è lanciato  in un delirio di onnipotenza (cui farei fatica a credere se non l’avessi sentito in presa diretta), rivendicando, nell’ordine, di aver evitato l’invasione della  Georgia da parte della Russia,  di aver preteso il rilancio degli accordi di riduzionw degli arsenali nucleari da Putin e Obama, se no non li avrebbe accolti al G8 dell’Aquila, e di aver indotto, a seguito del fallimento della Lehman Brothers, dopo un giorno di pressioni alla Casa Bianca, Obama a stanziare 700 miliardi di dollari a tutela delle imprese e dei risparmiatori, e per la tenuta dell’economia mondiale.

 

Insomma, un “ghe pensi mì” in dimensione globale: comico, se fossimo ancora agli skecth di intrattenimento sulle navi da crociera, inquietante se si pensa al concentrato di potere, interessi, cortigiani e intrallazzatori  di cui quella personalità, che talvolta sembrerebbe quasi scompensata ( vengono in mente certe parole della signora Lario… ), si circonda e può disporre, per affermare un’idea padronale, di impunità e di dominio, con pretesa di ossequiosa condiscendenza da parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni, specie quelle di controllo e di garanzia.

 

Insomma Berlusconi ha, forse, imboccato il viale del tramonto, ma l’atmosfera rimane incerta e grave e non possiamo escludere temporali e burrasche, o addirittura qualche calamità naturale. Per questo bisogna essere pronti: e ogni battuta d’arresto per preparare l’alternativa è una responsabilità di cui, chi se ne rende protagonista, è chiamato a risponderne di fronte al Paese.

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