Basso, bassissimo impero

02 Nov
2 novembre 2010

Il quadro generale che si offre ai cittadini italiani in questi giorni, per le vicende che vedono ancora una volta protagonista in negativo Silvio Berlusconi, è drammaticamente desolante. Di fronte ai problemi del Paese, con milioni di famiglie a rischio crescente di povertà, la preoccupazione per una disoccupazione ormai all’11%, e un sistema produttivo ed economico che perde posizioni nella competitività internazionale, cui si aggiunge il peso del deficit, con i nuovi parametri previsti dall’Europa per il rispetto del patto di stabilità, che avranno pesanti ricadute su spesa pubblica, lavoro, servizi, famiglie e imprese, registriamo il più assoluto immobilismo del Governo, mentre la maggioranza è intenta a regolare i suoi conti interni, e soprattutto a mettere la sordina alle conseguenze imbarazzanti dell’ennesima avvilente pochade del premier. Che riverbera il discredito della sua persona anche sull’immagine internazionale dell’Italia. Che ha già tante cose da farsi perdonare: la settimana scorsa, insieme con la collega Bastico, cogliendo una sollecitazione venuta dal gruppo consiliare PD in Provincia in relazione alla tragedia che sta vivendo Haiti, abbiamo presentato una interrogazione urgente per sapere quando e con quali strumenti il Governo intenda, a partire dalla discussione sulla legge di stabilità e dal prossimo decreto di fine anno (cosiddetto milleproroghe), mantenere gli impegni presi in materia di lotta contro la povertà nel mondo. Perchè va ricordato che nel 2000 il Parlamento italiano, all’unanimità, decise la remissione del debito estero ai paesi poveri, ma dopo 10 anni da quel proposito si è realizzato solo il 44% delle cancellazioni.   Per di più seguendo discutibili criteri di priorità, dato che tra quelle effettuate finora figura Antigua (che ha avuto cancellati 160 milioni), il paese caraibico e paradiso fiscale di recente evocato nelle cronache nazionali per le realizzazioni edilizie effettuatevi  tramite società off-shore da Silvio Berlusconi, e che ha un reddito pro-capite di 10 mila dollari annui, per cui si colloca al di sopra di altri 90 paesi del mondo, tra i quali Tunisia, Marocco, l’intero continente africano e una parte significativa dell’Asia. Secondo i dati OCSE-DAC, l’Italia è l’ultimo tra i paesi donatori nella lotta alla povertà del mondo e, a differenza di altri paesi, non ha mantenuto gli accordi stipulati dal G8 di Gleneagles del 2005.  Non sarebbe una buona causa rimediare a questa vergognosa classifica, per recuperare almeno, facendo cosa veramente utile e giusta, un pò del discredito, anche sul piano  internazionale, che le notti brave del premier, insieme alla sua prepotenza telefonica e alle barzellette blasfeme ci procurano? Se è davvero così generoso…

 

Share on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page
0 commenti

Lascia un commento

Vuoi unirti alla discussione?
Contribuisci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© Copyright - Giuliano Barbolini