Arroganti e pasticcioni: un federalismo delle chiacchiere e da propaganda elettorale.

04 Feb
4 febbraio 2011

 

Commentando ieri il risultato del voto in Commissione Bicamerale dicevo che proseguire l’iter come se non fosse successo nulla " significherebbe tradire una riforma che era stata costruita in modo condiviso, sprecando un’occasione per rendere più efficiente la spesa pubblica e contenere la pressione fiscale. Se è questo che vuole il Governo può accomodarsi, ma a patirne saranno i cittadini e i Comuni”. Purtroppo, il Governo ha scelto di seguire proprio questa strada, svillaneggiando per l’ennesima volta il Parlamento, reo di non aver "obbedito" alle ingiunzioni della Lega. Perchè, al di là delle evoluzioni verbali del Presidente La Loggia e del Ministro Calderoli l’esito del voto espresso è senza possibilità di equivoci: il parere della maggioranza e del Governo è stato respinto. Con quel voto
il Parlamento ha rigettato una proposta confusa e approssimativa, la cui sola garanzia è quella di aumentare il centralismo a danno dell’autonomia dei Comuni, lasciare nell’incertezza la copertura dei servizi fondamentali per molte realtà, e accrescere notevolmente la pressione fiscale su cittadini e imprese. Il Governo non può sottrarsi, adducendo cavilli formali, come ha preteso ieri dalla Camera  il Presidente del Consiglio di fronte alla richiesta della Procura di Milano: deve venire in Parlamento e confrontarsi nel merito. Ribadisco che per noi la legge 42/2009 è una buona legge, che abbiamo reso tale con le nostre critiche e proposte. Va attuata, non tradita nella sua applicazione. Per riprendere la strada maestra e realizzare un vero federalismo servono responsabilità e condivisione, sopratutto si deve far tesoro delle proposte del Pd e di quelle maturate in Commissione anche dalle altre opposizioni: il Federalismo non si fa con la propaganda, con il gioco delle tre carte sui numeri, nè tanto meno con l’arroganza e i colpi di mano.

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