Federalismo fiscale – intervento in Aula Senato

24 Feb
24 febbraio 2011

 

Signor Presidente, mi auguro che la discussione di oggi possa contribuire, se non altro, a smascherare la falsa rappresentazione che un’insistente, disinvolta ed abile propaganda della Lega e dei suoi Ministri al Governo è riuscita ad accreditare (lo ha fatto poc’anzi anche il ministro Calderoli, e oggi ne abbiamo avuto una plastica dimostrazione, perché i banchi del Governo sono occupati soltanto da rappresentanti della Lega, e non abbiamo avuto il piacere di sentire interventi del resto della maggioranza, se non marginali). Si tratta della tesi secondo cui l’attuazione della legge delega n. 42 del 2009 ormai è cosa fatta, dando per sicuri, scontati ed acquisiti i risultati di portata storica per il contenimento della spesa, l’aumento dell’efficienza della pubblica amministrazione, il contrasto all’evasione, la riduzione della pressione fiscale. Tutte cose possibili, certo, ed anche contenute nell’impianto di principio e nella strumentazione attuativa prevista dalla legge n. 42, se però questa legge fosse stata attuata in modo coerente, rispettandone i presupposti, e non invece interpretata riduttivamente con dilazioni, omissioni e trascurandone aspetti fondamentali, come il caso del decreto di cui discutiamo è testimonianza.

Sono però sicuro che, se non altro, la nostra discussione servirà – almeno per me – a fornire una smentita netta su quello che considero un reiterato, molto maldestro ed anche scorretto tentativo di confondere le acque e presentare una versione del tutto travisata, sia del percorso seguito nella Commissione bicamerale per il federalismo fiscale, che con riferimento alla qualità delle posizioni alternative e delle proposte avanzate al riguardo dal Partito Democratico e da tutte le opposizioni.

Invito il ministro Calderoli a stare attento, perché deve esserci qualche zelante estensore delle osservazioni del Governo che hanno accompagnato il testo come presentato qui in Senato, anche se poi ho notato che lo stesso Ministro ha ripercorso più o meno la stessa traccia nella sua illustrazione di oggi. Forse sotto Natale avete letto il libro di Umberto Eco intitolato «Il cimitero di Praga» e siete rimasti affascinati dalla figura di Simone Simonini, artefice di documenti discutibili e di reinterpretazioni molto spesso fallaci che determinano effetti ed esiti poco positivi. È infatti strano aver tentato di ricostruire la discussione ed il voto dichiarato in Commissione bicamerale dicendo che quasi non si comprende perché sia stato espresso un voto negativo: in fondo c’erano due pareri, sostanzialmente convergenti, che si potevano votare per parti separate; ma, improvvisamente, uno dei pareri è stato ritirato. Non è così, e non lo è perché lo dice lo stesso Resoconto della seduta di Commissione (per fortuna, i Resoconti sommari vengono redatti in modo appropriato), come non è vero che ci sono parti del parere da me presentato a nome delle opposizioni contenute nel testo che permettano di accreditarne una condivisione.

Onorevole Ministro, queste birichinate alla Bertoldo si possono fare (e lei è molto bravo in questo, gliene do atto), ma la stesura di atti per il Parlamento e le comunicazioni allo stesso richiedono più misura; altrimenti, si rischia che la simpatica birichinata diventi qualcosa di peggio, magari un profilo di non piena onestà intellettuale. Le cose infatti non stanno in questi termini. Lei sa benissimo che, per come era costruito il meccanismo tecnico, noi non potevamo fare altro che recuperare una parte dell’evoluzione del percorso della discussione, recependo parti del contenuto del parere di maggioranza. Ma i punti nodali della differenza e dell’alternatività delle nostre proposte sono quelli che oggi i colleghi hanno esplicitato in maniera netta in numerosi interventi. Non prendiamoci allora in giro.

Non ho difficoltà a riconoscere che lei, signor Ministro, si è sforzato di coinvolgere e di confrontarsi: ha avuto anche un atteggiamento dialogante. Però, sul merito non ci siamo intesi, e abbia la cortesia di riconoscere che noi non abbiamo presentato semplicemente delle proposte estemporanee, ma piuttosto delle proposte alternative di qualità.

Signor Ministro, glielo dimostro ripercorrendo schematicamente per punti quelli che per noi sono elementi che inficiano l’impianto di questo provvedimento. Nella fase transitoria c’è un’accentuazione degli elementi di vincolo e di rigidità per i Comuni. Dovendo trasformare i trasferimenti in fiscalizzazione, tutto è affidato a un fondo di riequilibrio per il quale – però – non ci sono criteri che garantiscono le modalità di riparto: è tutto rimesso alla genericità delle intese. Avete addirittura previsto alcuni criteri che, quando avremo i fabbisogni standard, rischiano di contraddire quelli che dovrebbero essere i parametri a cui ancorare i trasferimenti. C’è una grande incertezza, a partire dalla fase transitoria sulla programmabilità delle risorse. Soprattutto, c’è un punto interrogativo inquietante sul 2013, l’anno che precede l’inizio della fase a regime. Ai Comuni avete già scippato i soldi che il decreto-legge n. 78 del 2010 ha tagliato e che avrebbero dovuto essere ripristinati. Aggiungiamo un ulteriore elemento di incertezza e di inadeguatezza: credo che questo modo di fare sia assolutamente censurabile.

Quanto alla cedolare secca, anche in questo caso la misura è valida. Tuttavia, il modo con cui è stata costruita, non solo porrà una serie di problemi, ma – soprattutto – ha un profilo di forte iniquità sociale: premia i proprietari con redditi e patrimoni elevati e penalizza le fasce deboli, massimamente l’istituto dei canoni concordati nelle aree ad elevata emergenza abitativa. Essa, inoltre, determinerà una perdita di gettito: è vero che questa perdita viene mantenuta in capo allo Stato e non si scarica sui Comuni, ma quando, come voi avete fissato, si dovranno definire i vincoli e le compatibilità di finanza pubblica pro quota, una parte di quelle risorse che non sono entrate si scaricheranno in tagli e riduzione di risorse per i Comuni medesimi.

Quindi, fate un’operazione che poi non produrrà un’emersione di gettito. Sentivo il senatore Garavaglia parlare delle situazioni di Milano o di Roma; ma se non ci sono il contrasto di interessi tra proprietari e inquilini e la possibilità per questi ultimi di dedurre l’affitto, non emergerà niente, e non saranno un po’ di sanzioni a consentire che si ottenga quel risultato. Quindi, gli unici effetti di questa manovra saranno, in realtà, una riduzione significativa dell’imposizione fiscale sui proprietari immobiliari a reddito elevato ed un progressivo indebolimento delle politiche a favore degli inquilini, scaricando così sui Comuni una serie di ulteriori contraddizioni. È dimostrazione di ciò il fatto che avete tagliato il Fondo sociale per l’affitto e che anche quella modesta misura che era stata introdotta per una sorta di intervento a favore delle famiglie numerose è stata completamente cassata.

Mi consenta, signor Ministro, ma lei è stato maramaldo oggi nel parlare dello sblocco dell’addizionale IRPEF ai Comuni. Blandite l’ANCI perché, costretta dalle necessità, vi ha dato un mezzo parere favorevole e prendete a ceffoni i Comuni, dicendo che avete sì sbloccato l’addizionale, ma che loro possono non applicarla. Certo che possono non applicarla: il problema è che se li avete ridotti alla fame qualcuno se può, sarà costretto ad di approfittarne e ad usare quell’opportunità. Quindi, siete voi che avete la responsabilità di aver indotto un incremento della pressione fiscale! Tra l’altro, ministro Calderoli, non è vero che in questa maniera si premino i virtuosi, perché se lei fa tanto riferimento – com’è giusto fare – alla spesa storica e alle sue disarmonie, chi le dice che quei Comuni che non hanno finora applicato addizionali lo abbiano fatto solo perché potevano giovarsi nel tempo di una spesa storica e di trasferimenti più vantaggiosi? Quindi, la beffa è doppia per quei Comuni che sono stati costretti ad usare maggiormente le addizionali e che oggi sono in difficoltà e non hanno strumenti se non quello di tagliare i servizi o di aumentare le tariffe. È un meccanismo completamente distorto.

Signor Ministro, dal 2014 – lo hanno spiegato benissimo altri colleghi – entrerà in vigore l’IMU, la cui aliquota, che avete fissato al 7,6 per mille, è taroccata. Voi l’avete computata estendendo al massimo la base imponibile, pur sapendo che ci sono dei meccanismi che la ridurranno, in termini di gettito. Per cui, di fatto, si scaricherà un’ulteriore pressione, soprattutto sulle seconde e terze abitazioni e, in particolare, sulle attività artigianali, commerciali e dei professionisti: è incontestabile che si determinerà l’aumento della pressione fiscale. Altro che riferimenti a non si sa bene quali responsabilità del passato!

Signor Ministro, nella mia città l’80 per cento dei cittadini è proprietario dell’abitazione: è una fortuna, e del resto anche in Italia credo che tale percentuale oscilli tra il 70 e l’80 per cento. Ma questi cittadini sono fuori dal sistema: con il federalismo fiscale, nel rapporto di cittadinanza e di comunità con la loro amministrazione, tutti questi cittadini non saranno toccati dalle imposizioni e dall’IMU. E come fate a dire che così è «vedo, voto, pago»? È un’offesa all’intelligenza e al buonsenso! Propongo almeno una formulazione diversa, signor Ministro: vedo con il satellitare, pago salato e voto a prescindere. Così mi convince, dato che l’IMU colpisce i non residenti e le attività produttive in cui la titolarità non sempre coincide con la residenza. La situazione in base al decreto è questa, ma non è certamente questo il principio di beneficio che fonda il rapporto di responsabilità e di controllo tra amministratori e amministrati.

Da ultimo, sul tema della perequazione, molti colleghi hanno già detto come non ci sia alcuna garanzia che i Comuni godranno della copertura dei loro fabbisogni, soprattutto in una logica dinamica che consenta a quelli che offrono servizi peggiori di arrivare al livello di quelle che dovrebbero essere le prestazioni standard. Badate che questo – l’ho sentito dire anche in questo dibattito – non è un problema tra Nord e Sud, questa è una mistificazione! Il problema è riscontrabile in ogni Regione e in ogni Provincia, perché in ogni Provincia – se controllate – ci sono Comuni che, in forza della spesa storica, hanno avuto opportunità maggiori e altri che devono scontare delle penalizzazioni; quindi, è un discorso generalizzato.

Abbiamo provato come Partito Democratico a fare proposte serie. Ammesso che non ci fosse la disponibilità per affrontare la questione dell’ICI, come si sarebbe dovuto e come hanno spiegato i colleghi, credo che l’introduzione dell’ICS sia una proposta seria, che coinvolge tutti i cittadini, incentrata sul principio di beneficio e sulla residenza. Non è vero che è un’imposta in più, perché noi ne togliamo due, con questa proposta: l’addizionale IRPEF e la TIA-TARSU. Devo dire che, con quella sventagliata di aumenti di imposizioni che voi determinate con questo provvedimento, l’ICS è una soluzione paradisiaca per i cittadini, oltre che essere coerente con i principi della legge n. 42 del 2009, cioè di beneficio e di relazione di cittadinanza tra cittadini e i loro amministratori.

Mi fermo qua, perché l’economia di tempo non mi consente di proseguire. Credo che sarebbe stato saggio rinunciare a un po’ di propaganda e prendersi un po’ di tempo per discutere di queste questioni. Anche la discussione di oggi dimostra che c’erano gli spazi per potere fare una buona proposta nell’interesse della generalità dei Comuni e dei cittadini.

Guardate che noi mettiamo mano ad una cosa che dovrebbe avere l’ambizione di una riforma strutturale epocale. In realtà, avete combinato un pasticcio, e noi questo pasticcio non vogliamo condividerlo.

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