INTERROGAZIONE

15 Apr
15 aprile 2011

 

AI Ministri dell’interno, dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti

 Premesso che,

il quotidiano "Il Sole 24 Ore" ha pubblicato, il 4 aprile 2011, la classifica dei reati compiuti in Italia, su rilevazioni “Anfp’’ (Associazione nazionale funzionari di polizia), completate dai dati del Ministero dell’Interno, con attenzione alle realtà territoriali maggiormente colpite dalla criminalità;


i dati dell’indagine si riferiscono al primo semestre del 2010 e si concentrano sui reati che colpiscono le imprese e le attività economiche in generale: truffe e frodi informatiche, furti in esercizi commerciali, ricettazione, danneggiamento con incendio ed estorsioni. A fianco di queste classifiche per settore criminale, c’è anche la classifica generale che comprende altri nove parametri che vanno dalle rapine in banca all’usura, dal riciclaggio di denaro sporco ai furti di tir con merci.


la suddetta rilevazione colloca la provincia di Modena al decimo posto su un totale di 103 province, con una media di 26,1 reati denunciati ogni mille abitanti;


tale preoccupante situazione trova conferma nell’elevato grado di attenzione con cui la Procura della Repubblica di Modena, le istituzioni del territorio, il sistema delle imprese ed i sindacati, anche in base alle relazioni semestrali di DIA e DNA, monitorano l’andamento dei fenomeni per contrastare infiltrazioni e radicamento da parte della criminalità organizzata.


Rilevato che,


l’edilizia il settore attraverso cui si sono registrate e si registrano presenze mafiose nella provincia di Modena, e segnatamente quelle legate al clan dei Casalesi;


la stampa locale ha recentemente dato risalto al fatto che un appalto per rimuovere 5.000 mq di eternit/amianto dai tetti delle costruzioni dell’ ottavo Campale di Modena sarebbe stato vinto, applicando un ribasso d’asta record superiore al 60%, da ditte che provengono da zone ad alta densità mafiosa e che il capitale Sociale di una delle imprese si aggira sui 20.000 euro ed il suo Amministratore Unico è un ragazzo che oggi ha 21 anni, nominato amministratore quando ne aveva 18;


altrettanto singolari appaiono le caratteristiche di un’altra impresa che si è aggiudicata, stando a quanto riportato, un appalto all’Accademia Militare, peraltro non responsabile, essendo la procedura di gara di competenza del Genio Militare presso il Ministero della Difesa. Una società “cooperativa” – non aderente a nessuna Associazione del settore – che vanta un Capitale Sociale di circa 4.000 euro, ma in grado di offrire un’ampia tipologia di oltre una quarantina di diversi lavori e prestazioni, nonostante abbia uno staff di soli 4 soci lavoratori e dichiari un “costo annuo del lavoro” di nemmeno 7.000 euro. Il fatto paradossale è che imprese di questo tipo non sono tenute ad avere “organi di controllo” societari, ad esempio il collegio sindacale e/o revisori legali, ovvero quell‘insieme di attività finalizzate a verificare la correttezza gestionale, la regolarità amministrativa e la trasparenza informativa aziendale;

 

Considerato che,


l’11 febbraio 2011 è stata firmata dal Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, la circolare n. 5 sugli appalti pubblici, per contrastare alcuni fenomeni ritenuti degenerativi, in tema di appalti. Il primo punto in cui interviene è quello relativo ai subappalti, ripristinando un principio già introdotto dal Governo Prodi e lasciato cadere, che impone obblighi di responsabilità solidale tra committente e commissionario. La stessa circolare, poi, fissa le caratteristiche per la qualifica di “appalto genuino”, ossia in osservanza di tutte le regole in materia, nonché definisce gli obblighi retributivi connessi a tale qualifica. Nuove norme, inoltre, in materia di sicurezza sul lavoro e sulla salute del lavoratore: non potranno mai essere compressi i diritti dei lavoratori in tale ambito, neanche per ragione di budget. A tale fine, la circolare si sofferma su quei casi in cui l’aggiudicazione di un appalto avviene secondo il criterio del massimo ribasso: in quest’ultimo caso, infatti, si concentrerebbero i maggiori rischi, legati all’osservanza delle norme sul lavoro;


il 1 marzo 2011 è stato sottoscritto, tra le Camere di Commercio di Modena, Reggio Emilia, Caltanissetta e Crotone, un "patto" per la lotta contro ogni forma di criminalità. Il protocollo "contro la criminalità e per la legalità" fissa un percorso comune per l’affermazione di una cultura della legalità e definisce azioni congiunte anche di sostegno al partenariato tra imprese contro la criminalità. Tra gli obiettivi c’è anche la sinergia con tutte le istituzioni preposte all’ordine pubblico e la sicurezza, le Prefetture "in primis", e la finalità dichiarata dai Presidenti, anche attraverso l’impegno con Unioncamere nazionale, di costituire uno specifico fondo di primo intervento nei confronti delle aziende colpite dal fenomeno estorsivo, a patto che queste denuncino gli autori;


il 31 marzo 2011 è stato sottoscritto in Prefettura, per impulso del Sindaco di Modena, Giorgio Pighi, e del Presidente della Provincia, Emilio Sabattini, in concerto con il Prefetto, Benedetto Basile, il protocollo fra tutti i soggetti pubblici della provincia di Modena, finalizzato alla prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nell’esecuzione dei lavori pubblici in città e provincia;


l’obiettivo del protocollo è quello di “realizzare uno ‘screening’ delle imprese che operano negli appalti pubblici, anche di piccole dimensioni, consentendo ricadute in termini di trasparenza e contrasto ai tentativi di infiltrazione”. Il Protocollo sottoscritto rientra in un impegno più che decennale dell’Amministrazione Comunale nella prevenzione e nel monitoraggio dei pericoli delle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale, che si concretizza anche attraverso criteri di aggiudicazione degli appalti, secondo modalità che escludono il massimo ribasso e con sistemi di controllo sui cantieri, tali da ridurre il rischio di assegnazione degli stessi a ditte non affidabili. In particolare, si prevede l’abbassamento degli importi di appalti pubblici al di sotto dei quali la normativa europea esclude le verifiche antimafia: la soglia infatti passerà dai quasi cinque milioni di euro previsti dall’Ue, a 250 mila euro per gli appalti pubblici, e a 50 mila euro per i subappalti, le forniture e i servizi;



Tutto ciò premesso e considerato,


si chiede di sapere se i ministri non ritengano di dover disporre sistematicamente la verifica obbligatoria, nei concorsi di appalti pubblici, degli organismi di controllo delle società che si presentano a gara;


se non reputino urgente e necessario prevedere, con una norma ad hoc, l’abbassamento del limite oltre il quale diventa obbligatoria la certificazione antimafia;


se non ritengano che gli Enti pubblici, e soprattutto le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, si possano riservare di valutare discrezionalmente in base ad evidenze come quelle sopra richiamate, l’opportunità di escludere dagli appalti imprese scarsamente affidabili e "anomale";


se, assumendo a riferimento le esperienze già sperimentate, come quelle attuate a Modena e in Emilia Romagna, i cui positivi risultati sono stati pubblicamente riconosciuti da esponenti di tutte le forze politiche e rappresentanti del Governo, quali:

  • l’Osservatorio Provinciale degli Appalti Pubblici costituito nel 1999 e, sempre nel 1999, l’approvazione, da parte del Comune di Modena congiuntamente alla Provincia, del primo Protocollo d’Intesa in materia di appalti;

  • il protocollo stipulato dalla Prefettura e dagli Enti Pubblici modenesi il 31 marzo 2011 sugli appalti delle opere pubbliche; la recente legge regionale n. 11 del 26 novembre 2010, "Disposizioni per la promozione della legalità e della semplificazione nel settore edile e delle costruzioni a committenza pubblica e privata";

  • il Progetto di legge regionale per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose che sta per arrivare all’esame dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, animato dagli stessi intenti che hanno mosso la recente legge regionale sulle nuove regole per le costruzioni e gli appalti pubblici;

  • le azioni promosse dall’Associazione denominata "Avviso pubblico", cui la Regione Emilia Romagna e molti enti locali aderiscono;

non convengano sulla opportunità di adottare una normativa più rigorosa in termini di appalti, anche alla luce della circolare n. 5 sopra citata, che abolisca il criterio di massimo ribasso come parametro da considerare per l’aggiudicazione di una gara.



BARBOLINI, BASTICO



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