A proposito di casta, e costi della politica.

25 Lug
25 luglio 2011

 

So bene di toccare un tema caldo. C’è giusta indignazione per una manovra dal profilo odioso in termini di distribuzione del suo peso tra i cittadini, ma ha rinviato al futuro misure di contenimento dei costi del funzionamento delle Istituzioni e dei suoi membri. Più complessivamente, l’opinione pubblica denuncia, e sollecita da tempo, comportamenti di sobrietà e rigore da parte della politica, che siano di esempio e non di scandalo. La questione richiederebbe un’articolata disamina perché molto di quello che gira in rete sui “privilegi” e i “costi della politica” ( che sicuramente vanno cancellati e contenuti ) spesso non corrisponde al vero, e nasconde un’ intenzionalità che punta a “mettere tutto nel mucchio”, da cui non si salva niente.

Invece bisogna sforzarsi a distinguere: certamente c’è tanta cattiva politica che è da buttare, ma ne esiste anche di buona e seria, e più di quanto si pensi, da valorizzare, e pure un’ampia gamma di “politica redimibile”, che si sforza di recuperare sintonia e rappresentanza con le aspettative e necessità dell’opinione pubblica. Lo dimostra il passaggio parlamentare al Senato sulla manovra, dove si è determinata una novità sostanziale: tutti i gruppi di opposizione (PD, IDV, UDC e altri gruppi minori) hanno presentato e sottoscritto insieme 22 emendamenti (il 10% di quelli presentati ed esaminati) su 14 temi di primaria importanza. Una prova di coesione, con aspetti qualificanti, per contenuto delle proposte, e azione per sostenerle, in prospettiva di un’alternativa di governo.

Tra questi punti, c’era un pacchetto serio (e non una presa in giro) sui costi della politica, con l’anticipo al 2012 dell’equiparazione del trattamento economico dei parlamentari a quello dei paesi di testa dell’area euro; una norma sui vitalizi dei parlamentari per superare l’insostenibile sistema attuale, sostituendolo con quello contributivo, al pari degli altri lavoratori dipendenti italiani. E inoltre, norme più serie e decisive su auto e voli blu; l’inclusione del referendum nell’election day, la proposta di una sola società pubblica per ciascun Comune; l’introduzione di un tetto ragionevole alle retribuzioni dei dipendenti pubblici e l’accorpamento delle Province, con la proposta di sopprimere quelle con meno di 500.000 abitanti, così da ridurne il numero della metà, a Costituzione invariata.

Infine, proposte anche per incentivare la fusione di piccoli Comuni, e per la riorganizzazione, in parallelo con la semplificazione istituzionale degli Enti locali, degli uffici periferici dello Stato, accorpandoli alle Prefetture, oltre a stabilire un tetto per le retribuzioni di tutti i manager pubblici.

Le opposizioni hanno votato compatte a sostegno. La maggioranza, PdL e Lega, ha espresso voto contrario su tutto. Nel giudizio sulle responsabilità politiche di mancate riforme su questi temi, non si possono ignorare questi dati di fatto.

Share on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page
0 commenti

Lascia un commento

Vuoi unirti alla discussione?
Contribuisci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© Copyright - Giuliano Barbolini