S.Anna, il Pd: “Ridurre le assegnazioni di detenuti”

22 Set
22 settembre 2011

COMUNICATO STAMPA

Interrogazione del sen. Barbolini al ministro della Giustizia Nitto Palma

“Occorre inviare un segnale, potenziando gli organici degli operatori”

Ridurre le assegnazioni di detenuti al carcere di S.Anna, in attesa che venga incrementato l’organico degli operatori penitenziari. E’ una delle richieste avanzate dal sen. Barbolini nell’interrogazione parlamentare presentata al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma.

“Nella drammatica situazione carceraria che affligge il nostro Paese – sottolinea il parlamentare modenese – il carcere di S.Anna di Modena occupa un posto di primo piano: a fronte di una popolazione carceraria di  411 detenuti, quindi con  un sovraffollamento di 200 persone, sono chiamati a vigilare 165 agenti (solo rispetto alla capienza standard di 200 detenuti ne occorrerebbero altri 56); con l’apertura del nuovo padiglione il fabbisogno sarebbe di 120 agenti”.

Per questo – sostiene Barbolini – ha creato “sconcerto e preoccupazione” tra i rappresentanti dei sindacati di polizia penitenziaria l’assegnazione di soli 9 agenti in più in concomitanza con l’arrivo di altri 150 detenuti.

“Occorre inviare un segnale – dichiara l’esponente del Pd – potenziando gli organici degli operatori; adottando misure alternative; facendo in modo che le strutture penitenziarie divengano produttive di beni e servizi; prevedendo la depenalizzazione di reati minori”. Ma anche, conclude Barbolini, “riconsiderando le norme per la custodia cautelare a cui si ricorre talvolta in misura eccessiva, anche con riferimento a soggetti incensurati”.

  Si allega interrogazione completa.

 Al Ministro della Giustizia

Premesso che :

nella informazione sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia che il Ministro della Giustizia ha fornito al Senato nella seduta del 21 settembre, il sen. Nitto Palma ha comunicato che i 206 istituti penitenziari esistenti nel nostro Paese consentono una presenza regolamentare di 45.732 detenuti ed una tollerabile di 69.194 detenuti. Allo stato sono presenti negli istituti penitenziari 67.377 detenuti, ossia circa 2.000 in meno della soglia finale di tollerabilità. Quasi il 70 per cento della popolazione detenuta è straniera ed è formata da marocchini per il 20 per cento, da rumeni per il 15 per cento, da tunisini per il 13 per cento, da albanesi per l’11 per cento, da nigeriani per il 5 per cento e da algerini per il 3 per cento. Numeri cui ha contribuito anche l’improprio ricorso alla carcerazione determinato dalle misure adottate negli ultimi anni in materia di immigrazione, e soprattutto numeri che denunciano con forza che vi è un problema di sovraffollamento nelle carceri e che il tema va affrontato con urgenza sul piano costituzionale e civile. A sostenerlo è stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenendo al recente convegno organizzato dal Partito Radicale per indagare, esplorare e approfondire le problematiche inerenti il sistema penitenziario.

Visto che:

l’ordine e il presidio del rispetto delle regole deve essere garantito dagli operatori carcerari, direttori di carceri, educatori, polizia penitenziaria, al riguardo, non può non rilevarsi come, nonostante la recente integrazione di 820 unità, la scopertura di organico a livello nazionale ammonti a 5.877 unità e come tale scopertura generi preoccupazione anche nel caso in cui dovesse andare in porto l’assunzione di altre 1.611 unità per il 2012.

Considerato che:

il 16 settembre scorso, gli uffici del Dipartimento della Polizia Penitenziaria del Ministero della Giustizia hanno informato la Direzione della Casa Circondariale S. Anna di Modena della imminente apertura di un nuovo padiglione, progettato per ospitare 150 detenuti, e la contestuale assegnazione di soli nuovi 9 agenti;

la notizia ha creato sconcerto e preoccupazione nei rappresentanti dei sindacati di polizia penitenziaria poichè si verrebbero ulteriormente ad aggravare le già precarie misure di sicurezza nella casa circondariale modenese;

già  oggi, a fronte di una popolazione carceraria di  411 detenuti, quindi con  un  sovraffollamento di 200 persone, sono chiamati a vigilare 165 agenti (solo rispetto alla capienza standard di 200 detenuti ne occorrerebbero altri 56); con l’apertura del nuovo padiglione il fabbisogno sarebbe di 120 agenti;

Sottolineato che:

nella drammatica situazione carceraria che affligge il nostro Paese, e che registra un sovraffollamento di detenuti in tutti gli istituti di reclusione, il carcere di S.Anna di Modena occupa un posto di primo piano: la  situazione peggiora di giorno in giorno aggravandosi le condizioni igienico-sanitarie, considerato  che  non vengono assegnate risorse economiche per l’acquisto del materiale per le pulizie e che fino a oggi si è  potuto provvedere parzialmente a questa carenza grazie al contributo del volontariato. Inoltre, la  carenza di assegnazione  di  fondi  sta incrementando la esasperazione  della popolazione detenuta  costretta a passare buona parte della giornata  in ozio, ma  anche di coloro  che  sono  addetti alla salvaguardia  della  sicurezza, vista  la riduzione  della possibilità di effettuare lo straordinario. Si continua  anche a  registrare  grave carenza  di personale addetto ai servizi educativi   per   il   recupero   dei  detenuti  e  di personale amministrativo;

Rilevato che:

il Ministro ha annunciato la necessità di definire un progetto globale di giustizia, che porti la dovuta attenzione al sistema delle garanzie dei cittadini e che immagini il carcere come luogo di recupero attraverso un progetto e un sistema che considerino l’edilizia carceraria solo come uno strumento logistico da modulare secondo l’obiettivo perseguito e non come la soluzione del problema, che abbiano bene chiari i valori della Costituzione e che abbiano la dovuta considerazione per i detenuti, non dimenticando mai che essi, indipendentemente dai loro reati, sono uomini e devono essere trattati come tali. Così come le condizioni degli operatori e della polizia penitenziaria devono essere adeguate al gravoso e delicato compito cui sono chiamati;

alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal Ministro in Senato, occorre inviare – così come sottolineato dal Ministro – un segnale potenziando gli organici degli operatori, anche con riferimento al personale di supporto (gli educatori, gli assistenti sociali); adottando misure alternative come seri strumenti di riavvicinamento alla società con meccanismi di inserimento agevolati; facendo in modo che le strutture penitenziarie divengano produttive di beni e servizi destinati all’interno ed all’esterno in modo da impegnare i detenuti ed avviarli ad attività lavorative; prevedendo la depenalizzazione di reati minori; riconsiderando le norme per la custodia cautelare a cui si ricorre talvolta in misura eccessiva, anche con riferimento a soggetti incensurati;

a due atti ispettivi presentati dall’interrogante sulle condizioni dei detenuti, il personale carcerario e sul piano carceri (n. 4-01762 del 14 luglio 2009 e n. 4-03527 del 27 luglio 2010) non è stata ad ora data alcuna risposta;

Si chiede:

quali urgenti iniziative si intendano assumere per garantire civili condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori del carcere di S.Anna di Modena e più complessivamente nell’insieme delle strutture carcerarie presenti nel territorio modenese;

cosa intenda fare – e in che tempi – per aumentare l’organico degli agenti penitenziari presso il predetto istituto, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone ivi ristrette in vista anche dell’apertura del nuovo padiglione per il quale è previsto l’accoglimento di 150 detenuti e solo 9 agenti di custodia;

se non ritenga opportuna una più razionale distribuzione delle persone attualmente ristrette con contestuale riduzione delle assegnazioni programmate, data la assoluta inadeguatezza del personale di custodia e in attesa che venga incrementato l’organico, così come più volte annunciato da rappresentanti del Governo;

cosa si intenda fare per garantire ai detenuti l’attività trattamentale, sia essa di lavoro, studio e fisica per non costringerli a subire i trattamenti disumani e degradanti insiti nel modo in cui si svolge di fatto la loro detenzione;

se il Governo non intenda assumere iniziative volte a destinare maggiori fondi e risorse al potenziamento delle misure alternative al carcere, anche attraverso la creazione di percorsi protetti di reinserimento sociale e lavori socialmente utili per tutti i condannati a pene inferiori ai tre anni di reclusione.

BARBOLINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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