Interrogazione al Ministro dell’Interno

20 Ott
20 ottobre 2011

 

Premesso che:

con una risoluzione approvata all’unanimità dall’assemblea legislativa della regione Emilia-Romagna il 30 marzo 2011, e poi formalmente avanzata al Ministro dell’interno dal presidente della regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, il 5 maggio scorso, veniva richiesta l’istituzione di un’agenzia della Direzione Investigativa Antimafia in Emilia-Romagna.

Rilevato che:

nella recente relazione presentata dal presidente Pisanu alla Commissione antimafia sull’attività svolta nella prima metà della legislatura viene sottolineato come la mafia non sia solo un problema di ordine pubblico che si affronta e risolve con la cattura dei boss mafiosi e che le organizzazioni criminali mafiose non sono un problema che riguarda quattro regioni del Mezzogiorno ma occorre assumere la consapevolezza che la loro dimensione è internazionale: mafie cinesi, russe, albanesi, mafie di diversi Paesi africani, mafie americane. La ‘ndrangheta è un’organizzazione criminale mafiosa che ha presenze in tutti i cinque continenti.

Vi sono stati risultati significativi in questi anni, il cui merito va innanzitutto attribuito all’azione della magistratura e delle forze dell’ordine. Magistratura e forze dell’ordine che vanno sostenute sul piano politico-istituzionale valorizzandone il ruolo, e sul piano economico, con adeguate risorse, cercando, in questo senso, di non operare tagli, come invece è spesso avvenuto in questo settore sia per quanto riguarda il personale che i mezzi. Vanno sostenute anche sul piano normativo, quanto meno non peggiorando il quadro degli strumenti a disposizione.

È un problema senz’altro europeo e la strage di Duisburg del ferragosto del 2007 lo ha pienamente evidenziato, anche se era presente già da diverso tempo. Quindi, è un problema che riguarda tutto il nostro Paese, Nord compreso, e questo in modo particolare perché le organizzazioni mafiose operano per sviluppare il riciclaggio delle enormi ricchezze che accumulano con le attività illegali e criminali (a partire dal traffico degli stupefacenti, ma col complesso delle loro attività criminali).
Sono attività rilevanti: si valuta che, non tanto il fatturato, ma il valore di esse sia pari al 10 per cento del prodotto interno lordo e, per quanto concerne il riciclaggio, una recente indagine della Banca d’Italia ha evidenziato come, anche in questo caso, si parli di un valore del 10 per cento del prodotto interno lordo del nostro Paese, quando nella media mondiale invece è del 5 per cento e quindi si evidenzia un problema rilevante per quanto riguarda l’Italia.

Considerato che:

il riciclaggio avviene dove c’è più ricchezza e dove ci sono attività produttive più sviluppate, quindi nelle regioni più ricche come la Lombardia e il Piemonte e le altre regioni del Nord, tra cui senz’altro anche l’Emilia-Romagna. Questi anni di crisi economica hanno determinato anche un indebolimento delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese sul piano della liquidità, perché hanno più difficoltà ad essere pagate per le loro attività sia dai clienti privati, ma anche dalla pubblica amministrazione, considerando i tempi di pagamento e il fatto che certamente il Patto di stabilità interno, anche per quanto riguarda comuni e province, ha determinato un allungamento dei tempi.
L’ indebolimento sociale complessivo determinato dalla crisi, ha registrato da un lato l’aumento degli arresti di boss mafiosi, e, contemporaneamente, l’intensificarsi della penetrazione delle mafie e un rilevante sviluppo del fenomeno dell’usura , in particolare nel nord del Paese.

Valutato che:

In Emilia-Romagna sono stati sottoscritti con alcune Prefetture i patti di legalità ed in particolare l’ente regione Emilia-Romagna si è data due recenti leggi regionali, all’inizio di questa legislatura, una riguardante l’edilizia e i lavori pubblici e un’altra per sviluppare la cultura della legalità, la prevenzione, il recupero dei beni confiscati, il sostegno alle vittime.
Oltre a questo, l’assemblea legislativa ha evidenziato nella risoluzione del 30 marzo, approvata all’unanimità, una serie di aspetti relativi all’Emilia-Romagna: si tratta di una regione che si caratterizza per la posizione geografica strategica di snodo tra nord e centro del Paese, per la conseguente ricca dotazione di infrastrutture di collegamento ferroviario, stradale ed autostradale, per un’economia florida che ha garantito un’equilibrata e diffusa distribuzione del benessere sul territorio, come attestato dall’indice di povertà più basso a livello nazionale.
Si è rilevato che proprio per le sue peculiarità economiche e per la felice collocazione geografica questa regione costituisca stimolante polo di attrazione per interessi lavorativi, economici ed anche potenzialmente criminali, soprattutto come terreno di elezione per tentativi di riciclaggio di capitali da parte della criminalità organizzata.
Sono inoltre stati evidenziati, nella risoluzione dell’assemblea legislativa, una serie di dati che riguardano la regione, per cui si ritiene che occorra sviluppare l’azione di prevenzione e di indagine, e potenziando tutti gli strumenti di investigazione, soprattutto quelli relativi alla penetrazione nelle attività economiche e per quanto riguarda le attività finanziarie.

Visto che:

Nei primi sei mesi dell’anno, su 12.828 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette ad alto rischio di riciclaggio registrate in Italia ben 910 (il 7,09 per cento del totale – al quinto posto in Italia dietro Lombardia, Lazio, Campania e Toscana) provenivano dal territorio emiliano-romagnolo;

di queste 10 (il 4,5 per cento del totale nazionale) sono poi state effettivamente sottoposte dagli organi investigativi ad indagini più approfondite;

le segnalazioni inviate alle centrali investigative sono arrivate per lo più da istituti di credito (in 653 casi su 910), ma sono attivi sul terreno della repressione del fenomeno anche gli intermediari finanziari (128 casi) e le pubbliche amministrazioni (118 segnalazioni);

nel primo semestre del 2010 l’Emilia-Romagna risulta al quarto posto tra le regioni del Centro-nord per reati di estorsione: 106 i casi documentati (ma erano 180 nel secondo semestre dell’anno scorso), inferiori solo a Lombardia (301), Piemonte (186) e Toscana (134);

statistiche simili si registrano per quanto riguarda l’usura, con 9 casi segnalati in regione (che hanno fatto scattare 30 denunce) contro i 18 del Veneto e gli 11 della Lombardia.

Considerato che:

mentre nel giugno scorso il sottosegretario Bellotti dichiarava che la richiesta di istituire una sezione della DIA a Bologna, posto che l’Emilia-Romagna è l’unica Regione a non averne una, era già all’attenzione degli uffici competenti del Ministero il quale valuta favorevolmente e sostiene la richiesta della Regione Emilia Romagna di istituire un’articolazione della DIA, un successivo intervento del sottosegretario Mantovano, reso alla Camera nel settembre scorso, sosteneva che gli uffici della DIA "hanno sede dove esistono la Direzioni distrettuali antimafia" e che, comunque "la mancanza di un ufficio DIA non significa che non ci sia da parte delle istituzioni attenzione al territorio".

Si chiede:

come intende far fronte il Ministro a questa richiesta, innanzitutto se la condivide come necessità, se pensa sia opportuno corrispondervi e, in questo caso, con quali modalità e con quali tempi per dare una risposta ad una sollecitazione che è stata avanzata da tutte le forze politiche e da tutti i gruppi consiliari dell’Emilia-Romagna.

Se non ritenga che la situazione della regione è una prova eloquente della necessità di un "investimento" immediato sulla presenza della DIA nell’unica Regione che ne risulta allo stato carente, per meglio prevenire fenomeni che, se non affrontati e non aggrediti da subito, possono assumere aspetti patologici difficilmente controllabili. L’istituzione di un centro operativo DIA, infatti, in un contesto socio-economico quale quello dell’Emilia-Romagna può contribuire anche a prevenire possibili situazioni di criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, tenendo conto che la florida economia caratterizzata da una elevata propensione imprenditoriale può attirare gli interessi della criminalità organizzata soprattutto nel settore degli appalti pubblici.

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