Cie Modena, il sen. Barbolini scrive al ministro dell’Interno

06 Giu
6 giugno 2012

Presentata oggi in Senato una interrogazione sulla situazione interna al Cie di Modena 

Rafforzare l’organico di polizia, garantire maggiore sicurezza per chi lavora nella struttura, rivedere i criteri di assegnazione per l’affidamento della gestione: sono le richieste che riguardano il Cie di Modena contenute nella risoluzione che il senatore Pd Giuliano Barbolini ha presentato, in mattinata, in Senato indirizzata al ministro dell’Interno Cancellieri.  

 Il Centro di identificazione ed espulsione di Modena di nuovo sul tavolo del ministro Cancellieri. Il senatore Pd Giuliano Barbolini ha, infatti, presentato oggi una interrogazione a risposta orale al ministro dell’Interno per chiedere di incrementare l’organico delle forze di polizia, di adottare iniziative per mettere maggiormente in sicurezza il Centro e di rivedere i criteri di base dell’asta per l’affidamento dei servizi di gestione della struttura. Il senatore Barbolini prende le mosse da quanto accaduto negli ultimi tempi: il tentativo di evasione violenta della notte tra il 21 e il 22 maggio nel corso del quale sono rimasti feriti alcuni militari della Guardia di finanza e dell’Esercito, la presa di posizione comune dei sindacati di polizia che denuncia come il controllo del Cie sia stato lasciato ricadere sulle forze di polizia con organici più che ridotti, e, infine, la lettera degli operatori della Misericordia che esprime preoccupazione per il futuro dei loro posti di lavoro e per quello della struttura dopo che la gestione è stata assegnata con un’asta al massimo ribasso. E’ tenuto conto di tutto questo che il senatore Barbolini ha scritto al ministro per chiedere “se non ritenga di intervenire con urgenza per incrementare l’organico della Polizia di Stato della provincia di Modena che, in seguito alla  continua emorragia di personale, alla mancanza perdurante di un adeguato turnover, alla concomitanza della presenza del Cie e alla carenza di risorse, risultano ampiamente insufficienti a fare fronte ai compiti che quotidianamente vengono richiesti alle forze dell’ordine; quali iniziative intende adottare per  mettere maggiormente in sicurezza il Centro di Identificazione ed Espulsione di Modena; se non ritenga opportuno rivedere i criteri posti alla base dell’asta per l’affidamento dei servizi di gestione di strutture particolari come i Cie da parte di ditte e/o cooperative che hanno dimostrato in passato la loro inaffidabilità accettando condizioni economiche che mettono a rischio sia  un civile trattamento degli ospiti sia le condizioni di lavoro del personale”. . Rispondi Rispondi a tutti Inoltra

Si allega interrogazione:

Atto n. 3-02895

Pubblicato il 31 maggio 2012, nella seduta n. 735

BARBOLINI – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:

nella notte tra il 21 e 22 maggio 2012 26 internati al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Modena hanno messo in atto una fuga di gruppo che ha comportato una collutazione ed il ferimento di agenti della Guardia di finanza e un militare dell’Esercito. La metà degli stranieri che si erano allontanati sono stati ripresi e riaccompagnati al Cie;

questo ulteriore episodio di violenza al Cie di via Lamarmora ripropone le criticità delle condizioni di reclusione delle persone che vi sono trattenute e della situazione di disagio di numerosi migranti, in situazioni di promiscuità totale tra chi delinque e chi dovrebbe essere trattenuto per motivi di identificazione;

i sindacati di polizia del territorio, in una nota congiunta, hanno ancora una volta stigmatizzato il disinteresse con cui nel corso dell’ultimo decennio si è affrontata la gestione del fenomeno complesso dell’immigrazione che, anziché essere sostenuta, finanziata e monitorata viene lasciata ricadere completamente sulle spalle dei poliziotti che la devono gestire con le pochissime ed insufficienti risorse organiche ed economiche a disposizione. Provocatoriamente, i sindacati di polizia arrivano a chiedere che il Cie di Modena, divenuto da tempo luogo di tensioni, sia chiuso. Lo Stato, come sostengono i sindacati di polizia, dovrebbero ripensare il modo di gestire queste strutture. La revisione della "legge Bossi-Fini" (legge n. 189 del 2002) è ormai indifferibile. Le persone violente non possono essere trattenute nei centri così come sono oggi organizzati. È indispensabile che i violenti vengano espulsi in maniera efficiente e veloce. E chi è deputato al controllo, le Forze di polizia e i militari, devono poter svolgere il loro lavoro con tutte le tutele che si devono a persone che esplicano compiti per conto dello Stato e a salvaguardia della comunità;

considerato che gli operatori della "Misericordia", l’attuale ente gestore della struttura, hanno replicato ai sindacati di polizia, con una lettera aperta, ribadendo che la complessa struttura necessita certamente di maggiore sicurezza, migliore organizzazione del lavoro e di una più efficiente gestione del quotidiano e delle criticità, tuttavia il Cie svolge una funzione al momento necessaria, che però è messa ulteriormente a rischio, anche con riferimento ai posti di lavoro degli operatori della stessa Misericordia, a seguito della prossima assegnazione della gestione, della durata di tre anni, al consorzio "Oasi", un insieme di tre cooperative siciliane che recentemente si è aggiudicato anche il Cie di Bologna vincendo il bando al massimo ribasso con base d’asta a 30 euro per ospite al giorno,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con urgenza per incrementare l’organico della Polizia di Stato della provincia di Modena che, in seguito alla continua emorragia di personale, alla mancanza perdurante di un adeguato turnover, alla concomitanza della presenza del Cie e alla carenza di risorse, risultano ampiamente insufficienti a fare fronte ai compiti che quotidianamente vengono richiesti alle Forze dell’ordine;

quali iniziative intenda adottare per mettere maggiormente in sicurezza il Centro di identificazione ed espulsione di Modena;

se non ritenga opportuno rivedere i criteri posti alla base dell’asta per l’affidamento dei servizi di gestione di strutture particolari come i Cie da parte di ditte e/o cooperative che hanno dimostrato in passato la loro inaffidabilità accettando condizioni economiche che mettono a rischio sia un civile trattamento degli ospiti sia le condizioni di lavoro del personale.

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