Ma l’erba dei cugini reggiani è davvero più verde ?

05 Ago
5 agosto 2013

 

Da quando due mesi fa si è inaugurata la stazione medio padana, progettata da Calatrava (in prossimità del ponte dello stesso architetto sull’A1), per la fermata dei treni dell’alta velocità ferroviaria a Reggio Emilia, sulle cronache locali, tra i vari commenti riportati, capita di incontrare considerazioni e recriminazioni circa l’occasione mancata al riguardo da Modena, a paragone della brillante performance conseguita dai cugini reggiani. Ma è davvero così ? Intendiamoci: lungi da me sottovalutare quell’abile e felice capacità di iniziativa, ed anche il valore di marketing territoriale che la qualità della realizzazione architettonica, unitamente alle potenzialità del nuovo servizio di mobilità, possono e potranno rappresentare per quella comunità ed il suo territorio. Va anzi riconosciuto che Reggio, relativamente meno impattata dall’attraversamento della linea di alta capacità  ferroviaria, che da Piacenza fino alle porte di Modena sfrutta il corridoio già compromesso dell’autostrada, ha scelto, trovando in questo anche l’accettazione di Parma, di concentrare su quelle due opere l’insieme degli interventi di mitigazione e valorizzazione territoriale, per legare la fermata del treno AV nell’area dell’Emilia occidentale a un disegno di sviluppo della città. Ma proprio qui sta il punto: non si possono fare raffronti senza considerare le specificità di tracciato nei diversi ambiti territoriali, e il disegno di sviluppo della mobilità in cui si iscrive il quadruplicamento della linea ferroviaria. A Modena, dove necessariamente l’impatto di attraversamento è risultato assai più complesso e problematico, si è colta l’occasione (con una mole di investimenti diretti e indiretti, nonché indennizzi e mitigazioni, di gran lunga superiore) per ridisegnare complessivamente tutto il sistema infrastrutturale, su ferro e su gomma, pretendendo interventi in grado di conseguire la massimizzazione dei vantaggi sotto il profilo urbanistico, ambientale, della mobilità, per le persone e le merci, dell’economia. Senza entrare troppo nei dettagli, tre sono i profili che rilevano: la realizzazione del nuovo scalo merci, che oltre a fare del territorio modenese il baricentro della logistica in regione, avrà come effetto “di sostenibilità” quello di liberare il centro della città dal traffico di mezzi pesanti, con la loro movimentazione di sabbie e argilla, impatto acustico, accrescimento delle polveri sottili. Questo è un obiettivo da sempre strategico nello sviluppo urbano di Modena, e ora finalmente se ne intravvede la concretizzazione, con il complemento delle opere viarie indispensabili (variante della via Emilia a Cittanova) per favorire accesso e uscita dallo scalo merci dei mezzi pesanti senza ricadute negative sul traffico. Il secondo profilo è quello legato allo spostamento della linea storica: il nuovo tracciato, funzionale anche al collegamento con lo scalo merci, libera la zona della Madonnina, consentendo la “ricucitura” di un quarto della città con il resto del tessuto urbano da cui la realizzazione della ferrovia da oltre un secolo l’aveva separata. Si tratta di un’opportunità straordinaria di riqualificazione urbana, anche qui in una chiave eco-sostenibile (si pensi al sedime della vecchia ferrovia, che potrà essere usato per una mobilità leggera di servizio pubblico, collegata al nuovo ospedale, alla stazione FS, etc.). Il terzo profilo riguarda gli aspetti più propriamente trasportistici, specie delle persone. Il sistema pensato per Modena, attraverso le interconnessioni, prevede, a regime, che almeno 6 tratte giornaliere, sia verso Roma sia verso Milano, entrino in stazione FS a Modena, valorizzando la sua funzione intermodale (concentrandovi anche il terminale del trasporto locale su gomma per la città e la provincia). In questo modo si consente a chi arriva a Modena di essere in centro, a non più di 800 metri dalla Ghirlandina, e di avere subito a disposizione le diverse opzioni di mobilità per i suoi spostamenti, e si garantisce ai modenesi un’ampia gamma di opportunità per i lunghi spostamenti, ma anche e soprattutto un servizio cadenzato regionale più ricco ed efficiente, al netto dei gravi problemi di risorse e qualità dei mezzi che purtroppo al momento i pendolari ben conoscono, e vanno superati. Mi fermo qua: penso che facciamo bene ad apprezzare il bello che troviamo nei prati vicini a casa, ma possiamo ugualmente essere consapevoli e orgogliosi delle soluzioni che (un po’ in ritardo, forse) ben presto toccheremo con mano negli effetti positivi per la vivibilità della città, la qualità della sua morfologia urbana, uno sviluppo sostenibile

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1 commenta
  1. Claudio Tonelli says:

    Peccato che l’uovo scalo merci a Cittanova nasca in modo debole, senza idee chiare sulla modalità di gestione e dell’indotto logistico. Dal 2004 a Modena si è smesso di pensare in prospettiva strategica. Speriamo di riprendere a farlo dal 2014

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