Dove eravamo rimasti?

01 Ott
1 ottobre 2013

Per riprendere le fila di un dialogo

Forse qualcuno, tra quanti riceveranno questa newsletter, ricorderà che, nel febbraio scorso, con una scelta personale per me molto impegnativa, decisi di “passare la mano” dopo molti anni di impegno politico e amministrativo in ruoli di responsabilità significative. L’ho fatto con l’intenzione di corrispondere a quella forte domanda di innovazione e cambiamento della politica e della rappresentanza, che attraversava, e penso non sia scemata, l’opinione pubblica e particolarmente gli iscritti ed elettori del PD e del centro sinistra. Dicevo però allora, spiegando le mie motivazioni: “cercherò di mantenere il canale di comunicazione che abbiamo intrattenuto (per dare doverosamente conto della mia attività pubblica), anche con nuovi elementi e temi”. 

Da allora sono passati ormai 7/8 mesi: e nella situazione politica, economica, sociale del paese ne sono successe di tutti i colori, fino allo show down dell’ultimo weekend, con la decisione di Silvio Berlusconi di sfasciare tutto, mettendo ancora una volta i suoi torbibi e “inagibili” (loro sì) interessi in carico al Paese. Non starò qui a ripercorrere in dettaglio passaggi e situazioni, che sono a tutti note, e al centro di analisi e commenti qualificati: mi limito a richiamare una sensazione che ho avuto ben netta nelle già terribili settimane dell’estate 2011, quando ogni giorno si aveva la percezione del rischio di default dell’economia italiana, e che era necessario fare qualcosa per evitare un disastro altrimenti incombente, come poi avvenne con la chiamata, a novembre, di Mario Monti. Ricordo il senso di angosciosa e frustrante impotenza, nella contraddizione tra la consapevolezza di ciò che era urgente e indispensabile fare, per tutelare gli interessi e venire incontro ai bisogni di milioni di cittadini, per il loro lavoro e i loro risparmi, e la constatazione del protervo, indifferente immobilismo in cui Berlusconi, per i suoi guai, costringeva Parlamento e Paese. Non mancava neanche nel centro destra chi avvertiva l’insostenibilità della situazione, e se ne augurava lo sblocco: ma senza assumere la responsabilità di quella iniziativa politica (e i rischi della stessa) che sola avrebbe potuto portare a rompere l’ingessatura che teneva tutto immobile. Prendere finalmente le distanze, e separare il proprio destino dagli interessi personali di Silvio Berlusconi.

Oggi la questione si ripropone, ancor più drammaticamente, perchè siamo di sicuro allo snodo decisivo: come sull’immagine torva e inquietante che ci consegna il profetico film di Nanni Moretti, il Caimano, scorrono i titoli di coda. Berlusconi ha sempre preteso di essere, in forza dei voti raccolti, legibus solutus: la politica per lui è solo strumento per esercitare un potere e imporre i suoi interessi, e per garantirseli non si fa certo scrupolo nell’alterare le regole (in tema di informazione, giustizia, legge elettorale o evasione fiscale etc.), fino al punto di provare a prendere in ostaggio un paese, esponendolo a rischi incalcolabili in spregio del bene comune, per non rispondere delle sue azioni e portarne la responsabilità.

Vedremo che sviluppi prenderà la situazione, e come si uscirà da questa settimana cruciale. Quel che è sicuro, è che elementi di riflessione, per chi abbia a cuore la buona politica (quella che si fa carico di affrontare i problemi, per migliorare la vita delle persone) e sia consapevole della necessità di una profonda, lunga, faticosa opera di ricostruzione morale, culturale, economica e sociale della realtà italiana se ne possono già ricavare: basta con i partiti padronali, basta con la demagogia del leader carismatico in presa diretta col suo popolo, basta con un’idea della politica sinonimo di carrierismo, malaffare, cinismo.

E basta pure con una politica parolaia, superficiale, in cui si dibatte aspramente di astrattezze, e non ci si misura mai con il merito delle cose, la loro complessità, le soluzioni possibili, i modi per darvi seguito. Tutti gli indicatori ci dicono di un paese con impresa e lavoro in difficoltà, che ha indebolito il suo posizionamento sulla scala internazionale, in cui le famiglie hanno perso potere d’acquisto e risparmio, dove si registrano molte arretratezze ed inefficienze insieme a grandi diseguaglianze, e un futuro incerto.

Bisogna reagire, non abbandonarsi alla sfiducia e farsi tentare dal disimpegno. La risorsa è nel civismo, nel senso di responsabilità individuale, nella rigenerazione di un capitale sociale che sia basato sui principi dell’interesse generale, della solidarietà, dell’equità, e punti a liberare energie e capacità di fare, che ci sono e sono tantissime, per rinnovare la società italiana, modernizzarla, costruire una speranza di futuro.

Tenere aperto un dialogo, ispirandosi a questa visione, è un modo, per me, di mettere a valore le esperienze maturate, di dare continuità, sotto altra forma, alla ricchezza delle relazioni che si sono costruite nel tempo, e che potranno ulteriormente evolvere, e, insieme, se ci sarà reciprocità di interesse e partecipazione, per contribuire, pur modestamente, a un rinnovamento della politica da tutti auspicato.

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3 commenti
  1. Beatrice Cocchi says:

    Grazie, leggo in ritardo, ma credo che sarà utile, Bea

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  2. ruggero garagnani says:

    Ho letto da diversi giorni, ma non ho risposto subito perché intendevo farlo con il necessario tempo a disposizione. Ritengo le tue argomentazioni assolutamente condivisibili innanzi tutto per quanto riguarda i motivi che ti inducono a riprendere e a mantenerte vivo il il canale di comunicazione che avevi attivato durante la tua attività passata. Condivido inoltre perfettamente l’altro discorso che fai, relativo a quel ” basta pure con una politica parolaia, superficiale, in cui si dibatte aspramente di astrattezze, e non ci si misura mai con il merito delle cose, la loro complessità, le soluzioni possibili, i modi per darvi seguito”. Sono perfettamente d’accordo ma questo deve valere per tutti anche per chi é schierato dalla parte in cui ci troviamo noi. Ma avremo modo di entrare nel merito di questo discorso se avrai modo di continuare questa tua iniziativa.

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  3. Mario Pellacani says:

    Sono contento di quest’impegno al proseguo dell’informazione.
    Condivido l’analisi esposta, credo comunque che il paese, nel senso di popolo, chiamato ai sacrifici che citavi, abbia anche bisogno di un forte segnale sul contenimento di spesa nei riguardi dei priviligiati (costi della politica,casta, pensioni d’oro ecc.) oltre che nello stabilire una scala di priorità dei tagli a cominciare dalle spese militari piuttosto che da quelle sanitarie.
    Credo che proposte in tal senso possano partire esclusivamente dal buon senso di un bravo ex Sindaco modenese, già Senatore della Rebubblica ma non ancora totalmente romanizzato. Buon lavoro !

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