Primarie PD: voto un profilo di identità e valori
Domenica 8 dicembre, alle primarie PD, voterò Cuperlo segretario. Non lo conosco molto bene, anche se di lui mi è sempre piaciuta la profondità delle riflessioni e la capacità espressiva: lo giudico persona seria, sobria, preparata, e dunque affidabile per guidare una rifondazione del PD, e unire, piuttosto che dividere, sensibilità e culture diverse in una sintesi originale e creativa per i tempi nuovi.
E’ uno strano congresso, quello in corso: di fronte a una crisi epocale del paese, anziché sforzarci di definire un cambio di paradigma, con una visione alternativa, per il centro sinistra e la sinistra, capace di connotarne identità e “profezia”, tutta la discussione si focalizza, e sostanzialmente si esaurisce, sul profilo e l’appeal dei concorrenti.
So bene l’importanza delle capacità carismatiche e di abilità comunicativa: sono fattori imprescindibili per una leadership. Ma la politica senza idealità, spessore, saperi è come la democrazia senza le elezioni. Senza questi tratti sarà difficile sia rifondare il PD, sia, e soprattutto, attrezzarlo come perno per la ricostruzione del Paese, e rigenerare energie e fiducia di futuro, cominciando a rimuovere le scorie del fallimentare (sul piano etico e culturale più ancora che economico) lascito del ventennio berlusconiano, con cui continueremo purtroppo a dover fare i conti anche dopo il suo tramonto. Siamo ancora dentro lo schema che oscilla fra spettacolo ed emotività: con pensieri brevi che durano l’attimo.
Senza una chiave “altra” non si esce dal pendolo tra populismo e dirigismo: la rivoluzione della dignità, l’uguaglianza, la redistribuzione di ricchezza e potere si possono fare solo in discontinuità radicale, e in conflitto intelligente, con i valori culturali dominanti, ma in nome di una diversa egemonia, sostenuta dalla forza della democrazia e di una partecipazione volitiva e consapevole.
Per queste ragioni non mi convincono Renzi e Civati. Riconosco, e rispetto, la fascinazione che Matteo Renzi sembra saper esercitare, con brillantezza di eloquio, stile ruspante, abilità polemica: non ho però ancora capito come intenda, e potrà, tradurre le sue generiche affermazioni di critica e proposta in azione, nel partito e se mai nel governo, e soprattutto per quale visione di Italia. Anche la radicalità di Civati risulta accattivante, ma il suo può essere un pungolo utile per assumere scelte di maggiore innovazione e coraggio, difficilmente potrebbe rappresentare una piattaforma “unificante”, per il PD e nel Paese.
Dal Congresso deve uscire una soluzione per la guida del partito all’altezza della necessità di restituire speranza e dignità, e una prospettiva di cambiamento, per il nostro Paese. O almeno rappresentare un riferimento capace di mantenere vivo un confronto utile a far maturare una evoluzione in quella direzione
Per questo trovo più convincente la proposta di Cuperlo, che, rifacendosi a Calvino, ci invita a rifuggire dalla semplificazione e dalla faciloneria, e a scegliere di fare delle cose difficili, e assume con una nuova generazione di dirigenti, militanti, elettori la sfida di un Partito Democratico capace di riscoprire quella dimensione culturale, e insieme di valori e principi, cui prima mi riferivo, da vivere e interpretare con orgoglio e con coerenza. “A un ragazzo di vent’anni devi dire: ragazzo, vieni da questa parte, perché questa è la parte giusta”.
Poco più di quarant’anni fa, per tanti della mia generazione un appello simile ha funzionato: e io voglio che il suo senso continui a vivere con pieno diritto di cittadinanza e forza attrattiva nel PD del futuro.
