Primarie PD: voto un profilo di identità e valori

03 Dic
3 dicembre 2013

Domenica 8 dicembre, alle primarie PD, voterò Cuperlo segretario. Non lo conosco molto bene, anche se di lui mi è sempre piaciuta la profondità delle riflessioni e la capacità espressiva: lo giudico persona seria, sobria, preparata, e dunque affidabile per guidare una rifondazione del PD, e unire, piuttosto che dividere, sensibilità e culture diverse in una sintesi originale e creativa per i tempi nuovi.

E’ uno strano congresso, quello in corso: di fronte a una crisi epocale del paese, anziché sforzarci di definire un cambio di paradigma, con una visione alternativa, per il centro sinistra e la sinistra, capace di connotarne identità e “profezia”, tutta la discussione si focalizza, e sostanzialmente si esaurisce, sul profilo e l’appeal dei concorrenti.

So bene l’importanza delle capacità carismatiche e di abilità comunicativa: sono fattori imprescindibili per una leadership. Ma la politica senza idealità, spessore, saperi è come la democrazia senza le elezioni. Senza questi tratti sarà difficile sia rifondare il PD, sia, e soprattutto, attrezzarlo come perno per la ricostruzione del Paese, e rigenerare energie e fiducia di futuro, cominciando a rimuovere le scorie del fallimentare (sul piano etico e culturale più ancora che economico) lascito del ventennio berlusconiano, con cui continueremo purtroppo a dover fare i conti anche dopo il suo tramonto. Siamo ancora dentro lo schema che oscilla fra spettacolo ed emotività: con pensieri brevi che durano l’attimo.

Senza una chiave “altra” non si esce dal pendolo tra populismo e dirigismo: la rivoluzione della dignità, l’uguaglianza, la redistribuzione di ricchezza e potere si possono fare solo in discontinuità radicale, e in conflitto intelligente, con i valori culturali dominanti, ma in nome di una diversa egemonia, sostenuta dalla forza della democrazia e di una partecipazione volitiva e consapevole.

Per queste ragioni non mi convincono Renzi e Civati. Riconosco, e rispetto, la fascinazione che Matteo Renzi sembra saper esercitare, con brillantezza di eloquio, stile ruspante, abilità polemica: non ho però ancora capito come intenda, e potrà, tradurre le sue generiche affermazioni di critica e proposta in azione, nel partito e se mai nel governo, e soprattutto per quale visione di Italia. Anche la radicalità di Civati risulta accattivante, ma il suo può essere un pungolo utile per assumere scelte di maggiore innovazione  e coraggio, difficilmente potrebbe rappresentare una piattaforma “unificante”, per il PD e nel Paese.

Dal Congresso deve uscire una soluzione per la guida del partito all’altezza della necessità di restituire speranza e dignità, e una prospettiva di cambiamento, per il nostro Paese. O almeno rappresentare un riferimento capace di mantenere vivo un confronto utile a far maturare una evoluzione in quella direzione

Per questo trovo più convincente la proposta di Cuperlo, che, rifacendosi a Calvino, ci invita a rifuggire dalla semplificazione e dalla faciloneria, e a scegliere di fare delle cose difficili, e assume con una nuova generazione di dirigenti, militanti, elettori la sfida di un Partito Democratico capace di riscoprire quella dimensione culturale, e insieme di valori e principi, cui prima mi riferivo, da vivere e interpretare con orgoglio e con coerenza. “A un ragazzo di vent’anni devi dire: ragazzo, vieni da questa parte, perché questa è la parte giusta”.

Poco più di quarant’anni fa, per tanti della mia generazione un appello simile ha funzionato: e io voglio che il suo senso continui a vivere con pieno diritto di cittadinanza e forza attrattiva nel PD del futuro.

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  1. ruggero garagnani says:

    “….tutta la discussione si focalizza e si esaurisce su l’appeal dei concorrenti.” Temo si tratti di un limite (eufemismo) che non si concluderà con il confronto presente, ma con esso dovremo convivere per molto tempo. E’ il nuovo….che avanza, per me si tratta di 20 anni di adattamento “culturale” ad uno stile, ad un “bombardamento” mediatico reso possibile anche da errori macroscopici di chi doveva (e in un certo periodo poteva) opporsi. Chissà come sarebbero andate le cose se in questo fosco ventennio il popolo di un partito che é stato anche al governo, fosse stato più interpellato, più sollecitato a esprimere liberamente i propri sentimenti. Mi sembra che il programma di Cuperlo si ponga anche una riforma/rifondazione del partito. Gli augoro di riuscirci e per questo soprattutto lo voto.

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