Sicurezza urbana e riforma della polizia locale: si riaccende una fiammella di speranza?
Qualche giorno fa, sul mio sito, è pervenuta questa lettera di un operatore di polizia locale:
“La qualità del lavoro prevale su tutto, soprattutto quando un lavoratore deve prestare il proprio servizio per circa 40 anni e oltre. Siamo in un sistema globale in cui i servizi pubblici in generale soffrono l’incapacità di adeguarsi ai cambiamenti, particolarmente quelli che richiedono di essere al passo coi tempi. La polizia locale continua a esistere e svolgere i propri compiti in assenza di una normativa che ne regoli completamente lo svolgimento. Che non si riesca a porvi rimedio da diversi anni è palesemente vergognoso, il tentativo di legiferare senza risultati ha reso ancora più mortificante una situazione già al limite del ridicolo. … Credo che l’unico modo per gratificare un lavoratore e trarne i maggiori benefici dal punto di vista pubblico, sia quello di rendergli la vita lavorativa, la vita privata e la vita pubblica, soddisfacente, gratificante ed esente da sensazioni di umiliazione. Sinceramente dopo 24 anni di servizio in cui ho svolto ogni tipo di attività lavorativa, in cooperazione con tutte le altre forze di polizia, è brutto il disagio che si prova nel non veder riconosciuto in alcun modo, soprattutto esteriore, la professionalità acquisita. … Prima di qualsiasi riconoscimento economico è importante un riconoscimento alla dignità della persona.
Cordialmente, (lettera firmata).”
Condivido in pieno lo stato d’animo di frustrazione, e l’enormità del fatto che non si sia stati in grado di legiferare in merito. Penso che la ormai lunga storia (iniziata dieci anni fa) della mancata legislazione di riforma in tema di sicurezza urbana e polizia locale rappresenti un esempio emblematico della difficoltà (impossibilità?) a fare riforme e innovazione di sistema nel nostro Paese, anche quando, come in questo caso, le riforme costano poco o nulla, e potrebbero invece incidere molto, e bene, sulla qualità di vita dei cittadini. Ne individuo la causa principale nelle burocrazie centrali, insieme alla debolezza della politica e ad arretratezza culturale. Già il Governo Monti, come Governo dei tecnici, vista la scarsità di profilo qualitativo ed efficacia reale e innovativa delle norme adottate, ha messo con chiarezza a nudo che, tra i problemi di inadeguatezza del paese, va compreso anche il ruolo di “casta” di certi apparati delle amministrazioni pubbliche e corpi dello stato. In questo specifico caso, le tecnostrutture ministeriali hanno sempre operato con l’obiettivo di azzerare la gran parte del lavoro di elaborazione e intese faticosamente raggiunte nel confronto politico e parlamentare, arroccandosi sistematicamente su posizioni autoreferenziali, di chiusura corporativa ( cui non sono estranee anche le espressioni sindacali dei lavoratori di polizia ), e con un’ottica minimizzatrice dei ruoli, responsabilità e funzioni da riconoscere a Regioni, Sindaci e polizie locali per sviluppare, cooperando, politiche integrate di sicurezza urbana.
Di fronte alle difficoltà, sia imposte dagli equilibri di bilancio pubblico, sia in presenza di aumento delle tensioni sociali, e di una crescita del disagio e dell’insicurezza, cui possono ulteriormente contribuire una recrudescenza di fenomeni predatori o manifestazioni di disordine e devianza, diventa una responsabilità assai grave non cogliere le potenzialità di un intervento di rafforzamento sistemico del partenariato istituzionale e della più efficace collaborazione tra gli operatori, a vantaggio della qualità di vita nelle comunità locali.
Ma voglio chiudere con uno spiraglio di speranza: per iniziativa del vice ministro Bubbico, che ha avuto la cortesia di coinvolgermi in forza del mio passato impegno su questi temi, si è tenuta al Ministero Interni una riunione con l’ANCI e il FISU (Forum italiano per la sicurezza urbana) per riprendere il filo della legge dal punto in cui l’avevamo lasciata io e il senatore Maurizio Saia, riavviando un tavolo di confronto anche con le Regioni. Il clima dell’incontro è stato positivo, e anche dal fronte professionale l’ANVU (Associazione Polizia Locale d’Italia) sta sollecitando i nuovi parlamentari, chiedendo a me e Saia di adoperarci in una “moral suasion” in raccordo con loro. Vedremo gli sviluppi, sperando che ce ne siano davvero.
