Il “contrasto di interessi” tra contribuenti per la lotta all’evasione

05 Feb
5 febbraio 2014

La legge di delega al Governo per l’adozione di una serie di norme migliorative in campo fiscale (in primis la riforma del catasto) licenziata ieri dal Senato (e che la Camera dovrebbe approvare a breve senza modifiche in terza lettura) ha conservato la previsione del criterio del “contrasto di interessi”, finalizzato a far emergere base imponibile, tra gli “strumenti” da utilizzare per il contrasto dell’evasione. Tale criterio era già stato introdotto nel testo elaborato sul finire della XVI legislatura, che non fu possibile approvare per il sabotaggio della riforma da parte di PdL e Lega. Una buona notizia, dunque, se vi verrà dato seguito in modo convinto e appropriato.

Ne sono particolarmente soddisfatto, perché in questi mesi ho temuto si tornasse indietro dalla conquista che si era riusciti a strappare nella discussione svoltasi sulla delega fiscale la passata legislatura. Il tema del “contrasto/convergenza di interessi” è infatti aspetto controverso, e molti tra gli esperti della materia (compresi i responsabili del MEF e dell’Agenzia delle Entrate) lo giudicano sostanzialmente inefficace, o comunque dispersivo, stante l’ampiezza degli strumenti ormai a disposizione per sviluppare un’azione incisiva nell’attività di contrasto all’evasione.

Riconosco che ci sono serie argomentazioni a convalida di queste opinioni, compreso il fatto che, nel riordino che punta a ridurre la pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, uno dei profili da ridimensionare è proprio l’ambito delle tax expenditures (detrazioni, deduzioni, agevolazioni, etc.).

Tuttavia mi ha sempre colpito, per contrasto, la fortissima adesione che, tra i contribuenti, e in gran parte dell’opinione pubblica,  si riscontra a favore dell’adozione di questa misura. Naturalmente su questo influisce sicuramente anche un approccio di tipo semplificatorio, perché ci si attende magari di poter “scaricare” il complesso delle spese sostenute per la generalità delle prestazioni di servizi o cessioni di beni da particolari categorie di operatori. Sono tuttavia convinto che questa propensione favorevole rifletta anche un’ampia consapevolezza dell’esistenza di vaste aree di “sommerso” per svariate e diffuse tipologie di attività che con l’adozione del contrasto/convergenza di interessi potrebbero determinare una cospicua emersione di base imponibile.

La norma non sottende alcuna intenzione di aprire ad un uso generalizzato del “contrasto/convergenza di interessi”, che darebbe ragione alle  obiezioni e perplessità sopra richiamate, sia in ordine all’effettiva efficacia del criterio in questione, sia per il timore di dispersioni di energia e complicazioni nei controlli, senza un’effettiva convenienza quanto a benefici.

Va invece mirata in modo selettivo e con particolare riguardo alle aree maggiormente esposte al mancato rispetto dell’obbligo tributario, definendo attraverso decreti legislativi di attuazione le più opportune fasi applicative, nonché le eventuali misure di copertura finanziaria specie nel periodo iniziale, prima che l’emersione di gettito possa davvero concretizzarsi. Così come, una volta portato a regime (o quasi) un comparto, la misura, in base a criteri e modalità flessibili,  potrebbe essere orientata più utilmente verso altri ambiti e settori di attività.

In questo modo, se ne potrà verificare l’efficacia: senza contare, a mio avviso, l’importanza culturale e di “costume” di una disposizione come quella indicata, nello spirito di estensione e rafforzamento del civismo e dell’esercizio della più ampia responsabilità in tema di rispetto dell’obbligazione tributaria.

Cito pertanto dalla illustrazione presentata all’aula del Senato di uno dei due relatori, il Sen. Sciascia ( che era stato co-relatore con me anche nella XVI Legislatura, e che ringrazio per la cortesia che ha voluto usarmi, ricordando il lavoro comune) la descrizione della disposizione in oggetto: “Gli articoli 3 e 4 definiscono norme per la stima e il monitoraggio dell’evasione fiscale. La lettera e) del primo comma dell’articolo 3 prevede che nell’ambito del contrasto alle operazioni irregolari sotto il profilo fiscale e, cioè, per favorire l’emersione del cosiddetto mercato sommerso, vengano introdotte anche misure finalizzate al contrasto d’interessi tra contribuenti. È il risultato, altamente positivo, di un confronto serrato avvenuto già nella precedente legislatura, di cui artefice primo fu il senatore Barbolini. Si tratta, in breve, di attribuire al contribuente che richieda prestazioni di servizi o cessioni di beni da particolari categorie di operatori, un bonus fiscale da utilizzare a detrazione dell’imposta dovuta. Esemplificando, è quindi l’attribuzione a più tipologie di operazioni dei bonus oggi in essere per le ristrutturazioni edilizie. La casistica esemplificativa del nuovo contrasto potrebbe essere molto ampia includendovi, in primis, le operazioni di piccola manutenzione (elettricità, idraulica, eccetera) per le unità abitative.” E, aggiungo io, anche le spese per la manutenzione/riparazione dell’auto, della moto, e per determinate tipologie di costi sostenuti dalle famiglie per servizi e prestazioni di cura della persona, come specificato nel ddl A. S. 3319, depositato dal gruppo PD, con la mia prima firma, nella passata legislatura.

Insomma, senza presumere stravolgimenti epocali o effetti miracolistici, tra poco la lotta contro l’evasione e il sommerso avrà a disposizione uno strumento in più: a condizione che si tenga alta l’attenzione contro il rischio delle vischiosità burocratiche e resistenze passive che in tante occasioni vanificano gli effetti delle intenzioni perseguite dal legislatore.

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