Siamo alle solite: la maledizione dell’ultimo passo ha colpito ancora

24 Feb
24 febbraio 2014

Ancora una volta, le prospettive di una soluzione dell’annosa questione della “legge sulla sicurezza urbana e riforma della polizia locale” sono state frustrate a un passo dal poter essere avviate a conclusione. Con questa, è la terza volta che accade, con modi e tempi che hanno un po’ il segno della cattiva e beffarda fortuna.

Ricapitoliamo. Nella legislatura 2006-2008, Governo Prodi, il “nulla osta” a procedere sui primi 12 articoli del disegno di legge da me firmato (e di cui ero relatore insieme a Saia), con la facoltà di completare il resto senza rilievi ulteriori, perché materia riconosciuta rientrante nell’autonomia di competenza di Regioni ed Enti locali, arrivò con comunicazione formale del Ministero dell’Interno al tavolo tecnico appositamente istituito con Regioni ed Enti locali, proprio nelle stesse ore in cui in Parlamento, al Senato, si consumava la fine anticipata della XV Legislatura.

Sarà stato casuale ma suonò allora, a me e non solo, come una beffa, perché il lavoro di quasi due anni (grazie anche all’avveduto, paziente e tenace impegno di confronto e convinzione verso le tecnostrutture ministeriali esercitato dall’allora sottosegretario Paino) andava perduto, e forse non sarebbe più stato recuperato. In effetti, quella intesa sulla stesura dei primi 12 articoli, in cui si definivano ruoli e responsabilità di Stato, Regioni e Sindaci, in tema di cooperazione e parternariato istituzionale nelle politiche integrate di sicurezza urbana resta ad oggi il punto più avanzato raggiunto sul tema.

Nel corso della XVI Legislatura (2008-2013, Governo Berlusconi, e poi dal novembre 2011 Governo Monti), si è svolto con fasi ed andamenti altalenanti, un defatigante confronto con i funzionari responsabili del Ministero, portato avanti da me e Saia ancora co-relatori e forti di un ampio consenso by-partisan dei rispettivi partiti in Commissione Affari Costituzionali  e di un vasto sostegno tra le Autonomie e le espressioni professionali e sindacali degli operatori , al fine dell’approvazione della legge su “sicurezza urbana e riforma della polizia locale”.

Andrebbe scritto un libro per rappresentare la imperscrutabilità delle procedure e dei muri di gomma in cui vengono snervate, con dilazioni e  resistenze passive, le spinte di innovazione e cambiamento, quando fuoriescono dai binari unilateralmente predeterminati: ci sono volute ben tre sentenze della Cassazione per certificare che il potere di ordinanza dei Sindaci, per ragioni contingibili ed urgenti,  in forza della funzione di Ufficiali di governo, e come tali subordinati all’autorità dei Prefetti e del Ministero degli interni, non poteva essere usato in modo generalizzato e ordinario per regolare tutte le problematiche di “ordinata e civile convivenza” nelle città.

E che era indispensabile una “legge di coordinamento” tra il potere statuale in materia di ordine e sicurezza pubblica, e le competenze regionali in tema di polizia amministrativa, quando queste si “integrano” nel concreto dell’esercizio delle funzioni dei Sindaci e della vita delle comunità locali. Si arrivò così a formulare, almeno in Commissione, un testo dei relatori pronto per la discussione dell’Aula: ma ormai la legislatura era agli sgoccioli, e l’accelerazione imposta dal centrodestra con il ritiro del sostegno al Governo Monti tolse ogni residua possibilità.

Poi, in questa XVII Legislatura, come ho già avuto modo di riferire, grazie alla sensibilità del Vice Ministro Bubbico, si era riaperto, anche per la spinta dell’ANCI (la questione “ordinanze” è tuttora senza soluzione normativa) un tavolo presso il Ministero Interni, che ripartiva proprio dal testo elaborato da me e Saia, e per questo cortesemente coinvolti, pur non essendo più entrambi in Parlamento. Era prevista una riunione il 5 febbraio, fatta slittare per un impedimento dell’ANCI (che aveva presentato anche una sua proposta di chiarimento normativo sul tema ordinanze, e per la definizione del concetto di sicurezza urbana) alla successiva data del 19 febbraio. Riunione poi sconvocata, per la intervenuta crisi di governo.

Così, ancora una volta, dalla cartella degli imprevisti del nostro impegno per l’obiettivo di una legge di riordino necessaria ed utile, e praticamente migliorativa a costo zero, abbiamo pescato la carta “spiacenti, non avete avuto fortuna, voi, con i Sindaci, gli operatori di polizia locale, i cittadini, ritornate alla casella di partenza, e ripartite dal via”.

Sarà però possibile ripartire ancora ? E’ lecito dubitarne. Fare le riforme, in questo paese, anche quelle semplici, e di grande buonsenso, risulta davvero complicato. Però uno spiraglio potrebbe forse esserci. E’ nato un Governo che si propone di fare grandi riforme in cento giorni: questa è di portata minore, ma pronta subito. Il sottosegretario alla Presidenza Del Rio, da Sindaco di Reggio Emilia e Presidente dell’ANCI il tema lo conosce bene, e sa che va affrontato. Se poi al Ministero Interni restasse il Vice Ministro Bubbico, o andasse un sottosegretario con delega in queste materie preparato e disponibile…

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1 commenta
  1. Thomas says:

    Congratulazioni per la trasparenza. Senatore quando avrà occasione di parlare con chi si occupa di questo progetto di legge gli dica che la settimana scorsa un operatore di polizia locale mentre inseguiva uno spacciatore è stato investito da una auto. Molto grave e non avra neanche riconosciuta la causa di servizio.ieri uno o più delinquenti hanno dato fuoco a 4 auto di servizio facendo irruzione nel perimetro del comando…un bollettino di guerra. Quando si deciderà seriamente se essere organo dì polizia(con una struttura alle spalle) o un amministrativo? Avevo votato per voi credendo che fosse la volta buona per cambiare le cose. .invece niente. ..cordialmente,

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