Si fa presto a dire riforme…

07 Ott
7 ottobre 2014

Dalla scorsa settimana ha preso forma, anche in Emilia-Romagna, il nuovo assetto ordinamentale delle autonomie locali come previsto dalla legge n. 56 “Disposizioni  sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”, del 7 aprile 2014.

Si è così avviato un processo attuativo delle disposizioni introdotte per un disegno riformatore e di riarticolazione del sistema di governo locale, che peraltro la legislazione regionale aveva già anticipato in tema di associazionismo e fusioni dei Comuni,  e che tuttavia abbisogna, per entrare a regime, di un  percorso assai impegnativo, da concretizzare per fasi successive, e  che necessita di presidio e governo.

La legge disegna un nuovo modo di essere del governo locale, che contiene molte potenzialità per portare a una maggiore semplificazione, celerità ed efficacia dei processi decisionali, realizzare una flessibilità di modelli di governo e soluzioni di gestione amministrativa in grado di interpretare le diversità e specificità territoriali presenti nelle variegate realtà del Paese, promuovere un equilibrio armonico dei sistemi locali.

Il disegno è ambizioso e condivisibile, anche per la novità: in passato i progetti di riforma degli assetti di governo territoriale sono sempre stati approcciati “dall’alto”, definendo una uniformità di profili e attribuzioni che, se garantivano l’omogeneità, limitavano e condizionavano però diversità e vocazioni. Ora l’impianto è tratteggiato a maglie larghe, e chiede di essere strutturato con scelte attuative “dal basso”, con un protagonismo delle autonomie locali in una forte sinergia con la funzione regolatrice della Regione.

E’ certo una sfida sulla frontiera dell’innovazione istituzionale, per la modernizzazione del funzionamento di una parte dello Stato e della macchina burocratica pubblica, almeno alla scala regionale e locale, dall’esito non scontato, sia per la complessità dei problemi che solleva, e le ambivalenze, contraddizioni, incertezze del quadro normativo come è stato al momento definito, sia per come sarà (e in che tempi) completato. Ad esempio, 15 città metropolitane appaiono ridondanti in rapporto alla morfologia del territorio italiano, le modifiche che si prevede di apportare al Titolo V della Costituzione sembrano restringere l’ambito di competenza riconosciuto alle Regioni, e bisognerà vedere se la flessibilità che appare al momento loro lasciata nel tratteggiare le nuove funzioni da gestire su area vasta non sarà ancora una volta limitata e irrigidita per legge nazionale.  Pure i meccanismi previsti per l’ espressione della Governance, e per garantire la rappresentanza, a stare alle cronache riportate dai media nei giorni scorsi (non mi riferisco alla nostra Provincia), alla prova, non sono apparsi particolarmente appropriati.

La questione investe direttamente il ruolo e le competenze del Governo regionale: occorre evitare il rischio di una polarizzazione sui punti forti del sistema regionale, in primis la città metropolitana ed i Comuni capoluogo, a scapito di un disegno per la crescita, inclusiva, intelligente e sostenibile che “metta in rete” tutti i territori, costruendo, attraverso le Unioni (ma bisognerà accelerare i processi di fusioni di Comuni, sugli esempi positivi già in essere) e la individuazione delle aree vaste,  un’armatura della realtà emiliano-romagnola in grado di ottimizzare gli obiettivi della riforma, per garantire a tutta la comunità regionale, ed ai singoli territori, più competitività e attrattività, senza appannare identità e appartenenza.

Per farlo, senza l’illusione di far rivivere la stagione di passione civica e di slancio politico e culturale che accompagnò nel corso degli anni ’70 la nascita delle Regioni ed una entusiasmante fase di sviluppo delle autonomie locali, occorrerà investire molto sulla formazione, sia verso gli amministratori, sia per gli operatori, sviluppare progetti di informazione e partecipazione rivolti ai cittadini e alle comunità interessate, sollecitare, con le dovute incentivazioni e ripartizione di benefici, i Sindaci e i territori a non rimanere prigionieri dei vari localismi, senza per questo veder disperdere il valore di  piazze e campanili.

Non oso pensare quale risultato potrebbe venire da una non efficace attuazione della riforma nella generalità del paese, con l’effetto di determinare più diseconomie, inefficienze, appesantimenti burocratici, squilibri territoriali e maggiori costi: so però per certo che l’Emilia-Romagna è all’altezza di misurarsi con questa sfida, rinvigorendo in questo modo quell’ambiente per lo sviluppo sostenibile, il welfare, la buona occupazione e l’intrapresa che hanno fatto la differenza e la ricchezza umana e sociale delle sue genti, portando un contributo perché anche a livello nazionale lo spirito della riforma consegua i risultati attesi, per contenere la spesa, modernizzare il paese, valorizzare le sue articolazioni regionali e locali, migliorare la soddisfazione dei cittadini nei rapporti con la pubblica amministrazione e lo Stato.

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7 commenti
  1. Ubaldo Chiarotti says:

    Al sig. Sindaco del Comune di Mirandola
    Ai consiglieri del comune di Mirandola
    Al Presidente dell’U.C.M.A.N.
    Ai consiglieri dell’UCMAN
    Al presidente della Regione Em. Rom.
    All’Ass. alla Sanità della Regione Em. Rom.
    e.p.c: al sig. Sindaco del Comune di Carpi
    e: al COSAN DI Carpi
    Oggetto:
    1. comunicazione del Comitato “Salviamo l’Ospedale della Bassa”
    2. presentazione della petizione per protocollo delle firme raccolte

    Premesso:

    -che come noto il 27 Novembre 2012, presso la sala riunioni di Villa Fondo Tagliata in Mirandola (MO), è nato un “Comitato Spontaneo di Volontariato” denominato: “SALVIAMO L’OSPEDALE DELLA BASSA”, con lo scopo di promuovere ogni iniziativa utile a mantenere le condizioni ottimali di funzionamento dell’Ospedale di Mirandola, per rispondere ai bisogni della popolazione
    – che sono state promosse campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sono stati presi contattati gli organi istituzionali in grado di intervenire per garantire la tutela della salute
    – che sono state raccolte oltre 6500 firme di adesione e sostegno ai principi ispiratori dello stesso
    Considerato:

    che la nostra iniziativa ha stimolato notevolmente la discussione in merito alla sanità locale,
    Sottolineando che:
    1) gli interventi sulle strutture murarie dopo il sisma sono stati corposi e tuttora in essere
    2) i servizi e le prestazioni del Nosocomio Mirandolese, nonostante l’impegno di tutti i dipendenti, la buona professionalità e la buona dotazione tecnologica, sono tuttora in sofferenza rispetto alle necessità della popolazione residente nell’Area Nord
    3) l’Ospedale di Carpi ha delle strutture architettoniche obsolete ed è situato in posizione geografica infelice
    4) la distribuzione dei Presidi Ospedalieri nella Provincia è piuttosto sbilanciata in favore delle aree Centro e Sud
    A DUE ANNI dall’iniziativa, il comitato ritiene OLTREMODO URGENTE depositare le firme raccolte, e contemporaneamente richiedere alle Amministrazioni Locali:
    1) Di programmare un nuovo PIANO ATTUATIVO LOCALE (P.A.L.) più equilibrato tra centro e periferie della provincia
    2) Di promuovere tutte le iniziative volte alla nascita di un NUOVO OSPEDALE UNICO DI AREA NORD, baricentrico all’area geografica di riferimento tra Terre D’Argine ed UCMAN, a partire dal progetto di fattibilità già inserito nei programmi elettorali delle ultime amministratve del maggio 2014. Tutto ciò per garantire alle generazioni future un’assistenza sanitaria ospedaliera adeguata e parimenti fruibile nelle diverse zone delle 3 macroaree
    3) Di fare nel frattempo ogni sforzo per riconoscere e mantenere elevate le professionalità e gli standard qualitativi degli Ospedali di Mirandola e Carpi, per limitare la mobilità passiva, sempre più frequente nelle nostre zone.
    MIRANDOLA 12/09/14
    Firma a nome del Comitato
    Valter Merighi Ubaldo Chiarotti

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  2. Ubaldo Chiarotti says:

    SANITA’ fa rima con VIABILITA’……..
    Noi delle Valli Basse o Area Nord questa rima non abbiamo mai potuto pronunciarla e la recente alluvione ha evidenziato ancor più il problema, il Canaletto chiuso per una settimana a Bastiglia, la Panaria altrettanto chiusa, il Canaletto di nuovo chiuso da Venerdì 31 Gennaio per problemi all’argine riparato del Secchia.
    Come si possono raggiungere in queste condizioni il Policlinico o Baggiovara?
    E’ giusto che questi cittadini non abbiano un Ospedale di Zona dell’Area Nord?
    E’ stato giusto permettere il declassamento ad ospedale di Prossimità, cioè di terzo livello (TENDENTE A POLIAMBULATORIO) del nostro ospedale di Mirandola?
    Nel P.A.L. si è posto Carpi come ospedale di zona per l’Area Nord, ma che c’azzecca Carpi con noi? Ad ogni piena del Secchia, vengono chiusi i ponti di Concordia, ponte Pioppa e ponte Motta, come raggiungiamo Carpi noi in quelle condizioni, dobbiamo volare? Quali servizi pubblici abbiamo verso Carpi; praticamente zero….
    La campagna elettorale per le Regionali è alle porte, ormai conosciamo anche i candidati a Presidente, chiediamo aiuto ai cittadini tutti, invitandoli a partecipare numerosi ai vari dibattiti politici che ci saranno prossimamente ed a porre la questione ospedale esigendo impegni precisi e scritti da tutti i candidati per far riclassificare il nostro Ospedale come Ospedale di Zona con gli investimenti dovuti.
    U.C.

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  3. Ubaldo Chiarotti says:

    Mirandola è sempre stata il centro di riferimento delle VALLI BASSE; quella modenese, quella mantovana e parte di quella rodigina. Riferimento per il lavoro, per la scuola e per l’ospedale; io stesso ho avuto tanti studenti in classe al Galilei che venivano dalla bassa mantovana e spesso anche dalla provincia di Rovigo.
    Le scelte scellerate della politica sanitaria di regione e provincia imposte a questo ampio territorio dell’U.C.M.A.N., chiudendo 3 ospedali sui 4 esistenti da secoli senza mantenere gli impegni presi nel’94 di investire sull’unico rimasto a Mirandola per trasformarlo in POLICLINICO DELLA BASSA, ci ha portato ad avere un flusso inverso di pazienti verso Pieve di Coriano a soli 14-15 min. da Mirandola che è costato all’AUSL di Modena milioni di euro di migrazione passiva (dati citati nel cons. com. di Mirandola il 9 settembre 2013); cioè i nostri abitanti sono costretti ad emigrare per la SANITA’ verso la BASSA MANTOVANA.
    Ha senso continuare a spendere milioni di euro per la migrazione passiva della nostra gente e voler testardamente continuare ad investire tanti soldi nel circondario tra Modena Baggiovara e Sassuolo, senza portare a termine gli impegni presi con questa area della nostra provincia?
    U.C.

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  4. Ubaldo Chiarotti says:

    In Emilia Romagna siamo già in testa alla classifica delle regioni con la spesa procapite minore nel campo della sanità!
    Chi riceverà un premio tagliando ulteriormente la spesa; i cittadini o i burocrati dirigenti che sulla nostra pelle a tavolino ingrassano legalmente i loro stipendi con i fondi incentivanti dei progetti di risparmio della spesa?
    Chi farà sacrifici per queste scelte?
    Non è ora di pretendere che anche le altre regioni diventino virtuose?
    U.C.

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  5. Ubaldo Chiarotti says:

    COSA PRETENDETE VOI DA MIRANDOLA?
    Siete a 12 km da Carpi, per l’ospedale vi rivolgerete lì , questa è stata la risposta pronunciata in modo aggressivo dal dott. CENCETTI al sottoscritto che in un convegno sulla sanità organizzato a Modena dai DS alla festa dell’Unità nel 2004 o 2005 aveva osato contestare la costruzione dell’ospedale di Baggiovara del quale lui era direttore, accanto a quello di Sassuolo!
    La geografia non era la sua materia preferita; forse aveva altri interessi in mente!
    Mirandola – Carpi: 26 km con mezzi pubblici inesistenti!
    S. Martino Sp. – Carpi : 46 km con mezzi pubblici inesistenti!
    Noi da quando è entrata in vigore l’AUSL di Modena, siamo stati trattati secondo questa logica, ricordatelo consiglieri e sindaci neo-eletti!
    U.C.

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  6. Ubaldo Chiarotti says:

    In questi giorni a Modena città si sta cercando di porre rimedio ad un grave disagio che i cittadini hanno subito; la rinuncia agli ospedali Estense e S’Agostino che sono stati trasferiti a Baggiovara assieme a quello di Formigine…..
    Dunque un abitante che vive in centro a Modena è servito con un eccellente sistema di autobus pubblici che ogni venti minuti circa passano sottocasa e ti portano in qualsiasi punto della città ed anche al Policlinico e a Baggiovara. Scherziamo? Tutto ciò è inammissibile per il cittadino di Modena Città allora come si rimedia? Si costruisce una casa della salute all’ex ospedale Estense, mentre invece gli abitanti di S. Martino Sp. Che dopo 20 km non trovano più un ospedale di Zona, ma solo uno di prossimità a Mirandola per poi essere spediti a Carpi o Baggiovara con servizi pubblici praticamente inesistenti, si debbono ritenere soddisfatti della situazione e contenti di ritrovarsi in quell’AREA VASTA che va da Ferrara a Piacenza !
    U.C.

    Rispondi
  7. Ubaldo Chiarotti says:

    Acqua passata non macina più; è vero ma sapere dove è finita l’acqua passata potrebbe servire a non lasciarla più incanalare nei canali sbagliati.

    Piccola ed incompleta cronistoria trentennale della sanità nell’area nord; ovvero le rinunce continue delle aspettative della popolazione di questa parte della provincia ma non solo…

    Anni ’80 nel nostro territorio esistono 4 ospedali che rispondono in modo ottimale alle esigenze del territorio e non solo; Mirandola essendo il comune più grande ha l’ospedale più importante, ma non si possono scordare Concordia con la sua eccellenza di ortopedia che richiama gente da tutta l’Italia; S.felice con i suoi medici di cardiologia e medicina non può essere scordata e tantomeno Finale Emilia……
    Anni ’90 dal governo vengono emanate direttive di tagli alla spesa pubblica (spending review attuale) e prontamente la regione le fa sue consigliandone alla provincia di Modena una solerte applicazione. All’USL 15 quella che comprendeva i comuni dell’attuale AREA NORD diretta dal dott. Pinelli viene consigliato di chiudere n° 3 ospedali: per poter concentrare gli sforzi su un unico OSPEDALE DI ZONA, quello di Mirandola; così chiudono gli ospedali di Concordia e S.Felice, si tenta di chiudere da subito anche quello di Finale, ma la resistenza tenace dei finalesi e la posizione geografica oltremodo sfavorevole (un passaggio a livello che spesso bloccava le ambulanze anche 20 minuti tra Cividale e Mortizuolo), ottiene di conservare un presidio ospedaliero ridotto sì all’essenziale ma funzionante.
    Il dott. Pinelli Marino, direttore dell’USL15 quella che comprendeva praticamente l’AREA NORD (che non era ancora stata così denominata) lavora con tutte le sue forze e risparmiando su tutti i punti del bilancio ivi comprese le ore di straordinario dei dipendenti, sulle consulenze ecc.. insomma riducendo anche gli stipendi al personale, riesce a risparmiare in pochi anni 4 miliardi di lire e mettendo alla frusta le ditte appaltatrici dei lavori in soli due anni riesce a far erigere i primi due piani (ne erano previsti 5 ) del nostro attuale ospedale senza revisione dei costi, (forse questa è stata una grande colpa agli occhi dei politici). Nel frattempo cominciava a prendere corpo il progetto del terzo piano nel quale si prevedeva di sistemare il reparto di nefrologia e dialisi, per i quali il dott. Veronesi si era impegnato a donare tutta l’attrezzatura medico scientifica necessaria, la Cassa di risparmio era pronta a sborsare ingenti finanziamenti ed il dott. Pinelli aveva presentato la richiesta di finanziamento alla regione per l’allargamento del nostro ospedale (terzo piano) siamo alle soglie del 1994 anno in cui la regione approva un nuovo riordino della sanità cancellando le USL e facendo nascere le AUSL provinciali. Il dott. Pinelli viene mandato a Bologna e poi a Parma, l’USL 15 chiude, e viene fagocitata dalla nuova AUSL provinciale; comincia la nostra stagione più negativa, infatti nel ’96 l’AUSL pretende ed ottiene che il comune di Mirandola rinunci ai 5 miliardi di lire che nel frattempo la regione aveva stanziato per il terzo piano dell’ospedale……
    A Modena si comincia a progettare l’ospedale di Baggiovara per il quale si prevedono le chiusure degli ospedali: Estense, S.Agostino, Formigine, Sassuolo. Obiettivamente un grande e giusto progetto, ma succede che i Sassolesi si mettono di traverso; Mariangela Bastico che tanto apprezzo per il suo impegno verso la scuola pubblica, in quegli anni era assessore alla sanità poi sindaco di Modena, e Sassuolo conserva il suo ospedale; complimenti a Mariangela, lei si che ha saputo difendere il proprio territorio; peccato non fosse originaria dell’area nord; comincia così la storia assurda di Baggiovara, che viene comunque portato a termine a pochissimi km da Sassuolo il quale viene contemporaneamente rinnovato con denaro pubblico (anche i 5 miliardi di Mirandola vengono stornati lì tra Baggiovara e Sassuolo), per finire poi in mani private che non si fanno scrupolo della vicinanza di Baggiovara.
    Il sisma del 2012 ha messo in piena evidenza il sovradimensionamento di Baggiovara rispetto al territorio, infatti i due ospedali di Mirandola e Carpi trasferiti quasi in toto, medici e pazienti a Baggiovara non hanno creato lì disagi tali da finire sui giornali ma tutto è filato liscio, nessun paziente è rimasto in barella lungo i corridoi (anche la rete ha aiutato).
    Approfittando dell’emergenza terremoto, l’AUSL di Modena ha deciso una drastica applicazione del P.A.L. chiudendo l’ospedale di Finale e riducendo l’ospedale di Mirandola ad ospedale di prossimità inoltre ha concentrato le specialistiche tra Policlinico, Baggiovara, Sassuolo e Carpi. Tutto questo senza tenere conto della geografia e della viabilità della provincia (vedere la cartina allegata), cosicché gli abitanti delle valli basse di S.Martino Spino e quelli dell’alta montagna di S.Anna Pelago sono costretti a percorrere 80-90 km prima di raggiungere un vero ospedale. Perché anziché concentrare tutte le specialistiche nel raggio di 10-15 km tutte a ridosso della via Emilia già servita egregiamente anche dalle strutture sanitarie di Bologna e Reggio, non si è pensato di distribuirle equamente sul territorio magari investendo a Pavullo ed a Mirandola per dare risposte eque sia agli abitanti dell’alta montagna che a quelli della bassa pianura? A chi ha giovato l’assurdo investimento di denaro pubblico a Sassuolo per poi cederlo a privati?
    Ora si apprende dai giornali che si stanno investendo 72 ml di € al policlinico di Modena; 30 per abbattere la parte più obsoleta, 42 per ricostruirla…….
    La domanda sorge spontanea: perché prima di spendere tanto denaro pubblico non si prova ad ottimizzare al meglio le strutture di Baggiovara, magari spostandovi qualche reparto del policlinico e risparmiare, così da poter redistribuire i risparmi tra Pavullo e Mirandola trasformandoli di nuovo in ospedali di zona e non più di prossimità?

    Mirandola 16/06/13
    In fede
    Ubaldo Chiarotti

    p.s.
    Chiunque può aiutarmi a correggere eventuali inesattezze o ad aggiungere informazioni documentandole, è pregato cortesemente di farlo; correggerò ben volentieri il testo.

    Segue la cartina di Modena e provincia.

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