Un voto per il nostro capitale sociale, che pesi sul futuro

17 Nov
17 novembre 2014

Domenica prossima si andrà al voto per il rinnovo dell’Assemblea regionale e l’elezione del Presidente della Giunta dell’Emilia-Romagna. Non penso sia in dubbio il risultato: Stefano Bonaccini e la coalizione di centro sinistra che lo sostiene sono l’unico riferimento credibile di una competizione svoltasi per lo più tra l’indifferenza della pubblica opinione.

Il punto, piuttosto, sarà il grado di legittimazione che uscirà dal voto, e dipenderà molto dalla percentuale di quanti si recheranno alle urne. Già in passato, quando si è svolto sganciato da competizioni elettorali generali, nazionali od europee, ovvero in concomitanza con elezioni comunali, il voto alle regionali ha fatto registrare percentuali di affluenza assai più contenute, nell’ordine del 50% degli aventi diritto. A questo si aggiunge che c’è molta minore abitudine a confronti elettorali che si svolgano in questo periodo dell’anno, ma soprattutto in questo momento l’opinione pubblica, e anche l’elettorato più fidelizzato, è sconcertata e contrariata per le notizie che rimbalzano su organi di stampa, tv e radio, e sulla rete, riguardo le comunicazioni di fine indagine che toccano 41 consiglieri uscenti, di tutti i partiti, per uso discrezionale ed inappropriato di rimborsi sui fondi in dotazione ai gruppi consiliari.

Non intendo entrare nel merito della questione: c’è in atto un’indagine della Magistratura, nel corso della quale tutti gli interessati avranno possibilità di addurre le proprie ragioni a difesa, e fino a pronunce di responsabilità intervenute, va riconosciuta a tutti la presunzione di non colpevolezza, senza alimentare campagne denigratorie.

Capisco però che scatti l’insofferenza, che ci si possa sentire delusi, specie tra gli elettori del PD e del centro sinistra, per taluni atteggiamenti che stonano clamorosamente rispetto a una concezione di probità cui si è ben usi, e che ci si attende sia praticata.

Ne potrebbe conseguire una propensione ad astenersi dall’andare a votare, ma così facendo, però, si fa un dispetto solo a se stessi, e soprattutto un danno grave, per sé e in generale. La Regione Emilia-Romagna è un capitale sociale che appartiene pro-quota a ciascuno di noi, un patrimonio indispensabile su cui far conto nella predisposizione di un progetto di futuro della comunità emiliano-romagnola in grado di misurarsi con le nuove, difficilissime, sfide sui temi del lavoro, del welfare, dell’innovazione, dei saperi, in Europa e nel mondo.

Per competere, e vincere, quel capitale ci è vitale: non possiamo prenderci la responsabilità di sminuirne il valore. Faccio un esempio, per spiegarmi meglio. Prendiamo la sanità: un campo in cui la Regione ha ormai consolidato un sistema di grande buon livello, apprezzato e riconosciuto ovunque. Ma questa frontiera non è acquisita: ci sono difficoltà finanziarie, che potranno minacciarla, e soprattutto, se non cambierà il verso delle politiche economiche europee, il comparto che sarà maggiormente sottoposto a stress in conseguenza delle logiche rigoriste, come è stato per le pensioni, ed è ora per il costo del lavoro, sarà proprio la spesa del welfare, specie il principio della tutela universalistica, che garantisce specialmente i più deboli. Pensiamo forse che se il nuovo Presidente dovesse uscire un pò ammaccato dal voto, e l’Assemblea segnata da un basso livello di legittimazione popolare, questo renderebbe più autorevoli i nostri rappresentanti nelle battaglie che dovranno condurre sul piano nazionale, perché i tagli non siano lineari ma si guardi a premiare la qualità e l’efficienza, o sul piano europeo, per far avanzare una diversa politica economica, a sostegno degli investimenti, per lavoro, occupazione, green economy, crescita sostenibile, e per intercettare al meglio le risorse previste nei fondi europei della programmazione 2014-2020 ?

Immagino già l’obiezione: tutto giusto, ma così allora, ad essere sempre responsabili, non cambia niente, e “quelli”, i dirigenti, continueranno a fare spallucce, come hanno sempre fatto… No, se dopo il voto non si delega e basta. In questa newsletter trovate una proposta per un disegno di legge di iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 18 dello Statuto della Regione: “Una governance rinnovata e più aderente ai territori per il Servizio Sanitario della Regione Emilia Romagna”. Si tratta di una questione cruciale, specie in questa fase in cui esigenze di riordino istituzionale porteranno a prevedere dimensionamenti e bacini di riferimento gestionale di area vasta, per evitare un eccesso di dirigismo burocratico e tecnocratico nelle scelte su problematiche fortemente sensibili per la vita dei cittadini.

Ne avevo fatto cenno nella precedente newsletter di ottobre, come tema di rilievo da porre all’attenzione del candidato Presidente Bonaccini. Non dubito che da parte sua, e di chi guiderà l’Assessorato, ci sarà attenzione, ma, con alcuni amici e competenti, che come me non hanno interessi né aspettative da conseguire, abbiamo pensato di accompagnare la evidenziazione del problema con un’iniziativa di proposta. Ne abbiamo parlato con consiglieri candidati, ed io personalmente ho avuto modo di discuterne in più occasioni con la Presidente dell’Assemblea Palma Costi, ora candidata come capolista per la provincia di Modena, trovandola interessata e convinta ad impegnarsi per darvi un seguito una volta eletta. Per questo motivo, oltre alla stima ed all’amicizia per una conoscenza personale ed esperienze di lavoro comune maturate, la sosterrò con la mia preferenza, perché un suo buon risultato sarà anche una garanzia di veder rappresentate istanze e problemi come quello che qui si prospetta.

Cittadini attivi che non si limitano a delegare e poi eventualmente protestare, ma costruiscono piattaforme di proposte con cui dialogano con i rappresentanti del territorio nell’Assemblea regionale per dare risposte e soluzioni Anche l’ipotesi della proposta di iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 18 dello Statuto regionale, non è in alternativa, ma delinea un percorso utile per rinvigorire il rapporto dei cittadini con la Regione, con Consigli comunali che potrebbero discutere il tema e assumere la proposta per accreditarla alla valutazione dell’Assemblea regionale, fino alla raccolta di firme tra cittadini, forze sociali, operatori. Una ventata di partecipazione e controllo sociale dal basso

Per questo, come per tanti altri temi, il voto di domenica 23 novembre non è da buttare: va usato, perché conterà.

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1 commenta
  1. Armando Rossi says:

    Il senso d’insofferenza nasce anche dal constatare che il gruppo dirigente (da questa newsletter, potrei dire “nessuno escluso”) ha costantemente un atteggiamento teso a minimizzare, a spostare ad un “dopo” che non arriva mai. La ragione, e giustificazione, potrebbe essere riassunta, con un poco d’ironia, con una frase: “Fino a ché c’è un voto, c’è speranza!”. Ci sono dei problemi? Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso! Come se non ci fosse, mai, un problema d’ordine politico! Tra l’altro con una capriola logica, tra ciò che vale per se stessi e ciò che vale per gli altri, che merita il proscenio dell’Olimpiade. Per dirla in breve: il grado di legittimazione deve essere, giustamente, in relazione al grado di credibilità. Questo per dire che io credo che una coalizione che sceglie di farsi guidare da un candidato che si dichiara d’essere contento di avere “solo” 5 indagati nella sua compagine, che pur nelle responsabilità alte (ed altre) sin qui ricoperte, ci tranquillizzava dicendo di non aver saputo (ingenuamente?) di nulla, che nel breve attimo di un paio di mesi è riuscito a riciclarsi da bersaniano di ferro a coordinatore della campagna di Renzi, mi lascia parecchio perplesso e poco poco motivato!

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