Una data da segnare

17 Nov
17 novembre 2014

Come anticipato dal Sindaco Muzzarelli in una recente intervista, con la notte tra il 29 e il 30 novembre, i treni  provenienti da nord, Milano e fermate intermedie, cesseranno di transitare lungo il tracciato della linea storica, per entrare in stazione a Modena, e correranno lungo i nuovi binari della variante realizzata più a nord, vicino a quelli della linea veloce.

La notizia è giustamente degna di essere annotata tra i fatti da tramandare nelle “Cronache” dei nostri tempi: sarà un evento che cambia, dopo un’era centenaria, il tracciato del trasporto ferroviario in città, ma soprattutto è la condizione che prelude a una rivoluzione epocale di recupero e riqualificazione del tessuto urbano di Modena.

Con l’entrata in funzione della nuova linea, e la dismissione di quella storica, la zona della Madonnina, con le sue aree residenziali e artigianali di pertinenza, si “ricongiunge” alla città, determinando le premesse per un processo di rilettura della morfologia urbana di quella porzione di territorio ( circa un quarto della città ), che potrà evolvere in un rapporto di piena integrazione ed armonizzazione con il resto del tessuto urbano: una sfida certo, ma anche una straordinaria opportunità per fare Modena ancora più bella, ambientalmente sostenibile, qualitativamente vivibile.

Nella stessa intervista, Muzzarelli ha anticipato che, per il 30 marzo del 2015, dovrebbe arrivare a conclusione il “cantiere” del nuovo scalo merci di Marzaglia, che, una volta collegato con uno svincolo-rotatoria alla via Emilia, e al  sistema autostradale con il primo stralcio della Bretella Campogalliano-Sassuolo, consentirà di liberare definitivamente l’area stazione dallo scalo merci, e alleviare il centro città dal traffico pesante che questo richiama.

Anche in questo caso, gli effetti non sono soltanto di tipo trasportistico od economico, pur essendo questi davvero fondamentali, dato che “posizionano” Modena al centro del sistema di logistica merci per Bologna e L’Emilia occidentale, e configurano, grazie alla possibile integrazione/raccordo ferroviario con lo scalo di Dinazzano, una netta opzione a favore del trasporto merci su rotaia, con vantaggi competitivi per le imprese, e per l’ ambiente.

Dal punto di vista della ricaduta sull’equilibrio urbano e del miglioramento del sistema della mobilità, oltre agli aspetti di riduzione polveri e rumore per la fuoriuscita di traffico pesante improprio dal centro cittadino, lo spazio liberato dal trasferimento dello scalo merci offre le condizioni per realizzare  un centro intermodale all’altezza delle grandi città europee, nell’ambito di un complesso disegno di riqualificazione, presso la stazione di piazza Dante, con lo spostamento della stazione e capolinea dei mezzi del servizio di trasporto pubblico, urbano ed extraurbano .

Naturalmente occorreranno cospicui investimenti e saranno necessari anni per completare queste trasformazioni, ma è altrettanto fuori discussione che comincia a prendere corpo, e personalmente ne sono contentissimo, l’insieme di scelte che abbiamo compiuto a suo tempo nella definizione degli accordi sull’Alta Capacità ferroviaria, con un ridisegno complessivo dell’assetto delle infrastrutture per la mobilità merci e persone, su ferro e su gomma, e le ricadute sulla organizzazione dell’assetto urbano in un’ottica di ricucitura, riuso e riqualificazione dell’esistente.

Mi è capitato di sentire lodare spesso, dopo il completamento del ponte di Calatrava sull’A1, e poi con l’inaugurazione della Stazione Mediopadana, dello stesso Archistar, le scelte compiute da Reggio in tema di “opportunità” che si  sono sapute cogliere da quel territorio in relazione ai lavori di realizzazione della linea veloce. Valutazioni che, indirettamente,  sottintendevano, insieme ad un più che giustificato apprezzamento, come un sentimento di rammarico per un’occasione che qui da noi era stata perduta, non si era stati pronti a cogliere, sia sul piano trasportistico ( le fermate dei treni AV ), sia sotto l’aspetto della riconoscibilità e risonanza per Reggio Emilia.

Naturalmente, io condivido l’apprezzamento per la qualità di quelle opere, e il loro carattere di segno distintivo, oltre alla funzionalità. Segnalo però che per Reggio l’impatto di attraversamento dell’AV, in fregio al percorso dell’Autostrada, è stato molto meno problematico, e ha consentito di focalizzare su quell’aspetto ogni intervento.

Per Modena, la maggiore criticità dell’impatto, causa la necessità di staccarsi dal tracciato autostradale, e di raccordarsi poi con la linea posizionata a nord della via Emilia nel territorio Bolognese, ha richiesto un approccio di riorganizzazione infrastrutturale sistemico, che ha comportato un insieme di opere realizzate per il tracciato AV ( il viadotto Modena ), lo spostamento della linea storica, la realizzazione del nuovo scalo merci, e tutte le opere di raccordo viario e ferroviario complementari: un complesso di investimenti, per massimizzare i benefici su Modena.

Quando il disegno sarà compiuto, ma anche nel suo farsi, penso, e spero, che si potrà essere appagati dal valore del progetto, e che emergeranno con più evidenza le potenzialità oggi ancora necessariamente latenti: a partire da quelle sei tratte di treni veloci che, verso Roma e per Milano, giornalmente, a regime, dovrebbero fermare in stazione a Modena, grazie alla interconnessione fra la linea dell’AV e la nuova linea che ha sostituito quella storica.

Ma soprattutto la ricongiunzione del quartiere Madonnina alla città, la reinterpretazione in termini di ricucitura urbana del sedime lasciato libero dalla dismissione della linea storica, e la progettazione della nuova area, con relative funzioni strategiche da individuare, sul luogo che si libererà con lo spostamento dello scalo merci a Marzaglia, costituiscono straordinarie opportunità per sviluppare progettualità che siano all’altezza dell’importanza di questi processi di trasformazione, da veder concretizzare nel segno di più qualità architettonica ed effetto città.

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2 commenti
  1. tacconi paola says:

    Finalmente! Tutti gli abitanti della Madonnina ringraziano! Siamo ansiosi di conoscere i progetti per le strade ora interrotte lla ferrovia in particolare il destino di via Walter Tabacchi secondo me il più vicino e comodo accesso al centro dal quartiere per non parlare della prossimità immediata al parco Ferrari!
    Pensate ai numerossissimi anziani del quartiere che non possono accedere al parco perchè ostacolati nel percorrere il cavalcavia: in bici o a piedi per un anziano è comunque difficoltoso.
    Se aprirete il passaggio in via Tabacchi in tempi ragionevolmente brevi ne saremo felicissimi.
    grazie

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  2. dino zanasi says:

    Contento di leggerla Senatore da oltre il 90% di presenze perche’ scrive bene avendo razzolato bene negli anni di dirigenza versando al suo Partito il 50%,io non mi sono reiscritto perche’ l’attivita’ di officina a 60 anni basta e avanza ma continuo a votarlo,La Gazzetta di Modena ha due penne secondo me discrete,Berti e Grazioli,per essere abbastanza aggiornati sulla politica locale ma sicuramente anche il Carlino non sara’ da meno e poi il sito del Comune e’ delizioso,l’importante e’ che gli eletti siano protagonisti coraggiosi e competenti sfidandosi sul terreno istituzionale governando questa crisi strutturale,cordialmente la saluto.Zanasi Dino

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