Delega fiscale: scaduti i termini, sprecata un’altra occasione

14 Lug
14 luglio 2015

Alla legge di delega al Governo per una serie di misure di semplificazione e miglioramenti in materia fiscale sono particolarmente affezionato, perché è stato l’ultimo atto di cui sono stato relatore, purtroppo vanamente, sul finire della XVI legislatura, quando il voltafaccia di Lega e Forza Italia, che avevano deciso di togliere la fiducia al Governo Monti, ha sconfessato il lavoro svolto dal loro rappresentante e co-relatore del provvedimento nel momento dell’approdo in Aula al Senato per l’approvazione in via definitiva.

E’ stato quindi un piacere vedere che il complesso del lavoro svolto non era andato perduto, allorchè nell’ attuale legislatura le Commissioni di Camera e Senato hanno sostanzialmente ripreso e confermato impostazione e i contenuti di quel testo, approvando la legge 11 marzo 2014, n. 23.

Obiettivo era procedere ad una riforma del sistema fiscale, per renderlo “più equo, trasparente e orientato alla crescita”, in particolare attraverso la riforma del Catasto, vero punto cardine del provvedimento, con la previsione della determinazione della rendita catastale in base ai metri quadrati, in luogo, come avviene oggi, del numero dei vani.

Inoltre, con la delega si dettavano disposizioni per il rafforzamento della lotta all’evasione, la regolazione dell’abuso del diritto, la revisione ed il riordino dei regimi fiscali, e l’introduzione della nuova Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI). Tutti temi su cui avevo lavorato d’impegno.

Infine, si prescrivevano norme per la revisione del contenzioso tributario, la razionalizzazione dell’Iva, con un ritocco ai regimi speciali Iva e all’Iva di gruppo, oltre a misure di semplificazione nel rapporto Fisco e contribuenti, a una riforma ( improcrastinabile ) del sistema di riscossione per gli Enti Locali, e la stesura di un testo unico, con idonee disposizioni di riordino, in materia di giochi.

I termini di esercizio della delega fiscale sono scaduti in via definitiva, dopo una proroga di tre mesi ulteriormente concessa dal Parlamento, il 27 giugno scorso. Proprio sul filo di lana, il Consiglio dei ministri ha licenziato, in via preliminare, 5 ulteriori provvedimenti attuativi, riguardanti sanzioni penali e amministrative, evasione ed erosione, contenzioso tributario, agenzie fiscali e riscossione.

Così, considerando quelli in precedenza adottati, in totale la riforma appare ora approvata per il 53% delle sue previsioni, dato che dei 43 principi di delega censiti, 13 erano già stati attuati e altri 10 sono quelli rientrati nei provvedimenti passati in prima lettura nell’ultimo Consiglio dei Ministri.

Tra le misure più attese di quest’ultimo pacchetto, va ascritta senz’altro quella sulla revisione delle sanzioni penali e amministrative. Scongiurata l’applicazione della norma che prevedeva l’impunibilità delle frodi sotto la soglia del 3%, si è ora sancita la punibilità, sempre e comunque, di tutte le frodi fiscali, a partire da quella documentale, senza però accanirsi contro i contribuenti.

L’obiettivo, infatti, è quello di non perseguire oltremodo i piccoli errori, evitando le sanzioni penali per i comportamenti meno gravi, quelli cioè dei contribuenti che, pur irregolari, sono privi di intenzioni fraudolente e aderiscono all’accertamento. Inoltre, vengono snellite le procedure e favoriti i comportamenti dei contribuenti considerati virtuosi. Per sfoltire le liti tra contribuente e Fisco, e garantire certezza dei tempi, viene riconosciuto un maggior peso anche alla mediazione e all’istituto dell’interpello, con tutele cautelari estese a tutte le fasi del processo tributario e immediata esecutività delle sentenze.

Nei testi licenziati “in zona Cesarini” trovano spazio anche altre significative novità, come l’introduzione a pieno regime del processo telematico, che consentirà alle commissioni tributarie di comunicare anche attraverso la posta elettronica certificata, e la previsione della cosiddetta “lite temeraria”, che addebiterà le spese processuali alla parte che ha agito in giudizio con mala fede o colpa grave.

Nel pacchetto di misure che introduce un nuovo sistema di monitoraggio di spese fiscali, evasione ed economia sommersa ci si concentra essenzialmente sul metodo. Stime approssimate cederanno il passo ( si spera ) a rapporti circostanziati, stilati ogni anno da un pool di quindici esperti selezionati dall’esecutivo, che oltre a fornire dati finalmente ufficiali costituiranno una base solida per l’attuazione delle strategie fiscali.

Sulla scorta di queste analisi, starà poi al Governo predisporre un rapporto da inserire nel Def ( Documento di economia e finanza ), che contenga tutti i risultati conseguiti durante l’anno, sia in materia di contrasto all’evasione fiscale e contributiva, sia sul recupero di somme dichiarate e non versate e recupero del gettito fiscale e contributivo. Dati che, come previsto dalla legge-delega, renderanno possibile che tutti i risparmi conseguiti possano confluire nel fondo per la riduzione della pressione fiscale.

Come pure, con riferimento al tema delle agevolazioni fiscali, lo stesso Governo sarà posto in condizione di definire motivatamente, sempre in sede Def, o della legge di stabilità, quali voci di spesa possano essere eliminate o ridimensionate, perché obsolete o eccessivamente onerose.

Ma se questi sono aspetti sicuramente positivi, resta la grande delusione per dover registrare purtroppo molte e gravi omissioni di contenuto e risultato nell’esercizio della delega: 20 dei principi in essa previsti  sono rimasti inattuati, e tra questi ci sono assenze clamorose, vere occasioni colpevolmente mancate.

La prima, e sinceramente quella di cui maggiormente mi rammarico, anche per il lungo impegno di amministratore locale sull’argomento, è rappresentata dalla riforma del Catasto, che avrebbe consentito di introdurre finalmente, a parità di gettito, principi di giustizia impositiva e contributiva, a tutela dei proprietari con redditi bassi e medi, rispetto alle condizioni di vantaggio dei proprietari di immobili di pregio. Si dirà che il tema potrà essere ripreso in sede di approvazione della Local tax, che dovrebbe essere introdotta a partire dal prossimo anno, ma anche di ciò non si hanno segnali, mentre i mesi scorrono…

E poi, a seguire, e di non minore peso, si sono completamente eluse la questione dei giochi (un settore in cui la rivisitazione delle norme e dei modelli di esercizio e controllo, con la semplificazione e trasparenza sono ormai indifferibili, unitamente alle misure di tutela delle ludopatie e dei soggetti socialmente più deboli), le misure sulla fiscalità delle piccole imprese e degli autonomi, e la riforma di tutto il sistema della riscossione locale, che, slittando di prorogatio in prorogatio, si deteriora sempre più, a scapito della certezza di entrate per i Comuni e della tutela dei valori del civismo per tutti i cittadini contribuenti leali.

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