Sicurezza e Legalità: pilastri del civismo e per la coesione

15 Dic
15 dicembre 2015

A fine ottobre, il Forum Italiano per la Sicurezza Urbana ( rete di città e Regioni che si confrontano sulle criticità del tema, e socializzano buone pratiche in materia ), nell’Assemblea annuale, a Brescia, ha presentato un interessante Rapporto di ricerca sulle tendenze, evoluzione e caratteristiche della criminalità in Italia dalla metà degli anni ’50 ad oggi, con un focus più attualizzato su reati, autori, e vittime nel periodo dal 2007 al 2013.

Si tratta di un lavoro pregevole, che offre elementi di conoscenza e spunti di approfondimento preziosi, posto che non si possono sviluppare serie politiche di prevenzione a livello locale se non si conosce il più possibile l’oggetto su cui si vuole intervenire.

Ed è anche tempestivo, perché arriva in un momento in cui, dopo un periodo di offuscamento dell’attenzione al problema negli anni scorsi, che ha di fatto ridotto gli spazi di riflessione, e anche lo sviluppo di politiche adeguate, la questione della “sicurezza urbana” sta tornando prepotentemente tra i temi caldi, sia come emergenza, sia tra i problemi di fondo con cui le città sono chiamate a confrontarsi nell’ oggi, e ancor più nel prossimo futuro.

Di questo è conferma anche il fatto che si annuncia ormai imminente la presentazione di un provvedimento del Governo, a cura del Ministero dell’Interno, e in accordo con Anci, riguardante “Norme in materia di sicurezza integrata, nonché a tutela della sicurezza delle città e del decoro urbano”.

Si tratta di un testo che riprende ( ho già avuto modo di accennare alle riunioni svoltesi al Ministero nel corso del 2014 al riguardo ) nell’ispirazione e nei contenuti di principio il disegno di legge sulle “Politiche integrate di sicurezza e la riforma della polizia locale” a cui tanto abbiamo lavorato in Parlamento nella XV e XVI Legislatura io e il collega Maurizio Saia, con tantissimi consensi, senza purtroppo poterne concretizzare l’approvazione, causa le remore in merito sempre mantenute dalle tecnostrutture del Ministero Interni.

Poiché però ben tre pronunce della Corte di Cassazione avevano evidenziato l’indifferibilità di una legge di coordinamento sulla materia, nel senso da me e Saia proposto, ed è necessario ottemperare a quelle disposizioni, dopo gli infruttuosi abboccamenti del 2014 cui ho fatto cenno, finalmente, a marzo del 2015, si è pervenuti ad una intesa tra Ministero ed ANCI su una bozza di articolato, che fornisce opportunamente un inquadramento normativo al principio/dovere di cooperazione tra Stato, Regioni, e Comuni in tema di sicurezza integrata, come richiesto dalla Costituzione.

Si potrebbe chiosare con un qualche sarcasmo il fatto che, finalmente, dopo più di 20 anni, si arrivi a riconoscere quanto, nell’esperienza quotidiana di tante città, e Sindaci, operatori, cittadini, avviene regolarmente: tuttavia è giusto dare atto che l’impianto concettuale delle norme era buono, e condivisibile.

Anch’io ho avuto modo di darne atto in un convegno a settembre a Riccione, presente il Vice Ministro Bubbico, auspicando però che quel testo non rimanesse solo sul terreno dei principi, ma affrontasse anche il nodo della riforma della Polizia Locale, ferma a una legge, la n. 65 del marzo 1986, di ormai trent’anni fa.

Da allora sono passati altri mesi, e mi suonava strano, e inquietante, avendo avuto spesso modo di farne diretta esperienza, che un provvedimento ormai maturo faticasse tanto a vedere la luce: sembra infatti che le “provvide manine” delle burocrazie centrali non siano rimaste a guardare, cassando dal testo il riferimento alla funzione di Regioni e Conferenze regionali per il coordinamento delle politiche integrate.

Si tratta di un impoverimento pesante su un impianto già debole, per lo stralcio della riforma della polizia locale: in sostanza, anziché un passo in avanti nella direzione della chiarezza dei ruoli, e della importanza della cooperazione interistituzionale per conseguire al meglio un bene comune, la sicurezza, a vantaggio dei cittadini, così si rischia di sovraesporre nell’opinione pubblica la responsabilità del Sindaco in materia di sicurezza urbana, senza avergli dato alcuno strumento operativo in più per poterla realmente esercitare.

Per fortuna, molto diverso, per celerità e trasparenza, e volontà di coinvolgimento, è il percorso intrapreso dalla Regione Emilia-Romagna in materia di promozione della Legalità, e per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata.

Nell’estate è stata costituita la “Consulta Regionale per la Prevenzione del Crimine Organizzato e Mafioso e per la Promozione della Cultura della Legalità e della Cittadinanza Responsabile”, cui è stato affidato il compito di elaborare, con il supporto degli uffici competenti, una proposta di Testo Unico, con il quale si punta ad armonizzare e semplificare le norme regionali esistenti, e ad integrarle con altre disposizioni innovative necessarie per contrastare le infiltrazioni criminali in tutti gli ambiti del nostro tessuto sociale, economico e produttivo.

La bozza del testo andrà poi sottoposta alla valutazione e discussione dell’Assemblea Regionale, con l’obiettivo di vederla concretamente approvata per il 21 marzo 2016, nella Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno contro tutte le mafie, come espressione di forte volontà politica e azione concreta

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1 commenta
  1. rossella ruggeri says:

    Ringrazio per le informazioni di prima mano su un tema che sta a cuore di molti. Attendiamo con ansia la presentazione di un provvedimento che speriamo porterà un po’ di ordine, efficienza e soprattutto maggiore capacità di prevenzione.
    Su una questione che potrebbe apparire un dettaglio vorrei appuntare tuttavia il mio commento in particolare. Si tratta delle “provvide manine” delle burocrazie centrali che non perdono mai occasione di intervenire a man bassa ritardando, contraffacendo ecc. A me pare che questo sia un problema gravissimo e purtroppo se ne sente parlare molto marginalmente. Trovo che sia un inaccettabile vulnus alla democrazia, un’illegale interferenza nell’esercizio di uno dei poteri fondamentali dello Stato. Anche da parte di altri rappresentanti presenti in Parlamento ho sentito denunciare questo “metodo” che riesce molto spesso ad intervenire efficacemente depotenziando le norme, introducendo interessi lobbystici, ecc. Faccio un appello perchè questa inaccettabile situazione che lede la nostra democrazia venga affrontata in maniera decisa e sia denunciata e contrastata nella sua illegalità. Non credo si possa continuare a tollerarla come un “danno collaterale”.

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