30 Mag

Al senato

Estratto dal volume: “Parlamentari dell’Emilia-Romagna”, a cura di Lusuardi, Righi Bellotti, Ferraguti, Mazelli, per Vittoria Maselli Editore, giugno 2013, pag. 226-229.

Giuliano Barbolini (2006-2013, XV° e XVI° Legislatura)

Giuliano Barbolini è eletto al Senato, tra le liste dei DS dell’Emilia-Romagna, nella XV Legislatura. Modenese, laureato in lettere classiche, ha alle spalle significative esperienze di pubblico amministratore: Assessore e Presidente della Provincia di Modena (1980-90); Assessore alla Sanità e poi anche ai Servizi sociali della Regione Emilia-Romagna (1990-95); infine Sindaco (il primo eletto direttamente) della città di Modena per due mandati, dal maggio 1995 al giugno 2004.

In Senato è membro della VI Commissione Finanze e Tesoro, con la responsabilità di capogruppo per l’Ulivo (poi PD-l’Ulivo) e svolge, in stretto e fattivo raccordo con il Presidente della Commissione Giorgio Benvenuto, un delicato e impegnativo lavoro di coordinamento delle forze della coalizione che sostengono il Governo Prodi, nella situazione di particolare difficoltà dovuta a un precario equilibrio tra maggioranza e opposizione, per effetto della legge elettorale in vigore.

A Palazzo Madama, infatti, si è concretizzato il disegno (perverso) del centro destra, per un sistema di voto orientato a ostacolare la governabilità. Forte alla Camera, anche per il premio di maggioranza, al Senato il Governo Prodi ha un solo voto di scarto sull’opposizione e può contare sull’atteggiamento di responsabilità istituzionale dei senatori a vita, o almeno di alcuni di loro, nei passaggi più problematici e delicati per la tenuta di una maggioranza, peraltro non particolarmente coesa. Una condizione di estrema precarietà e costantemente in emergenza, quando non a rischio, sia nella costruzione e vaglio dei provvedimenti attraverso il lavoro delle commissioni, sia, e soprattutto, nel loro percorso di discussione e approvazione in aula, dato anche l’atteggiamento di pregiudiziale e sistematica contrapposizione e ostruzionismo attuati dal centro destra.

Anche nella VI Commissione, come in altre, la coalizione di governo non ha la maggioranza numerica e quindi ogni provvedimento, per le norme proprie del regolamento del Senato che assimila l’astensione al voto contrario, è di fatto a rischio di bocciatura o quanto meno d’empasse.

In questa condizione, è particolarmente significativo, sul piano dell’applicazione e dell’esercizio della responsabilità politica, anche per il ruolo svolto da Barbolini, il fatto che la maggioranza non sia mai stata messa in minoranza dall’iniziativa dell’opposizione nell’arco di quella breve legislatura.

E va sottolineata, pur nelle difficoltà di gestione, l’ importante attività di elaborazione e proposta sviluppate sui temi del fisco e del credito, argomenti sempre cruciali nel confronto politico-parlamentare di quel periodo, e nel rapporto con le forze economico-sociali e l’opinione pubblica.

In questo ambito, Barbolini è stato relatore del primo provvedimento (misure urgenti su IRAP e canoni demaniali) approvato in Senato senza apposizione di fiducia (scelta spesso obbligata, dati i numeri, e naturalmente contestatissima dall’opposizione) proprio a dimostrare, nonostante le condizioni descritte, la praticabilità di una normale dialettica parlamentare. Successivamente, lo è stato ancora sulla legge 6 aprile 2007, contenente importanti disposizioni su aspetti fiscali, in attuazione di obblighi comunitari e internazionali.

Anche in occasione della mozione delicatissima discussa in Aula (26 giugno 2007) sui modi di applicazione degli studi di settore, l’impegno di Barbolini, insieme al Presidente della Commissione Benvenuto, ha consentito un convinto ricompattamento della maggioranza, a sostegno del governo. Nelle intenzioni dell’opposizione c’era, infatti, l’obiettivo di sfruttare divisioni apertesi nella maggioranza, per le forti reazioni e proteste fra le categorie coinvolte, e sfiduciare di fatto il vice ministro Visco (“Visco salvo per un voto”, titolarono i giornali all’epoca).

Più in generale, l’azione parlamentare di Barbolini si è caratterizzata sui temi della valorizzazione dello statuto del contribuente, per la destinazione del maggior gettito fiscale ai redditi bassi e agli incapienti, per l’innalzamento delle detrazioni per i familiari a carico, ferme da oltre 10 anni, e per promuovere l’assunzione di giovani qualificati nelle Agenzie fiscali, nonché favorire, con l’eliminazione di onerosi, ingiustificati balzelli, le forme di espressività musicale ed artistica giovanili.

Però, nel momento in cui il Governo e la sua rissosa maggioranza sembravano dare prova di compattezza nei passaggi più insidiosi, come l’approvazione della legge finanziaria 2008 (con oltre 600 votazioni su emendamenti dell’opposizione in aula in prima lettura al Senato, sempre sul filo di un voto di differenza, senza ricorrere alla fiducia) e l’adozione del Protocollo welfare, si giunse nel gennaio 2008 ad uno sfaldamento e alla sfiducia al governo Prodi, cui fece seguito lo scioglimento delle Camere. A tale risultato non furono estranee anche torbide iniziative del centro destra, che allora si potevano solo presumere e sospettare, ma che poi indagini in corso della magistratura (per la compravendita di senatori, ndr) hanno certificato.

Di nuovo al Senato, con la riconferma nelle elezioni del 12-13 aprile 2008 nella lista del PD dell’Emilia-Romagna, Giuliano Barbolini continua a svolgere la funzione di capogruppo nella VI Commissione, è anche membro della Commissione bicamerale di vigilanza sull’anagrafe tributaria e, dal gennaio 2010, componente della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, dopo l’approvazione della legge delega n. 42/2009.

Nei primi tre anni della XVI Legislatura la sua attività parlamentare si caratterizza per una forte opposizione alle politiche economiche e fiscali del Governo Berlusconi e del Ministro Tremonti, segnatamente contro lo smantellamento delle misure di contrasto all’evasione, l’abnorme concentrazione di potere discrezionale al Dicastero dell’Economia, la sistematica riduzione di risorse e autonomia finanziaria a Regioni ed Enti locali, contrariamente alla retorica del centro destra sull’attuazione del federalismo fiscale.

In particolare, vanno sottolineate le ferme denunce contro lo “scippo” dei fondi dei depositi dormienti sottratti ai risparmiatori che avevano titolo a risarcimenti, quando vittime di azioni speculative e fraudolente, per contrastare la misura dello “scudo fiscale” del 2009, nonché i provvedimenti “ad aziendam” in favore della Mondadori nei suoi contenziosi con l’Erario.

Su questi temi, oltre a numerosi interventi in Aula e Commissione, e interrogazioni, Barbolini è stato relatore di minoranza sulla legge 22/V/2010 n. 73 (misure fiscali) e in Commissione per il Federalismo fiscale sul decreto legislativo (n. 292) in materia di federalismo municipale. Su tale decreto il governo, non essendo stato approvato il parere della sua maggioranza, è stato costretto a ritornare alle Camere, lasciando evidenza, proprio in base al parere di minoranza redatto, delle contraddizioni e carenze delle sue politiche in tema di autonomia tributaria degli Enti locali.

Barbolini, con la presentazione di appositi disegni di legge (complessivamente 30) e vari emendamenti recepiti in diversi provvedimenti, si è occupato pure di prevenzione dei furti di identità nel credito al consumo, di stabilizzazione del 5×1000, di credito e sistema delle banche popolari, di regolazione e limitazione del gioco, soprattutto a tutela e contrasto alle ludopatie, di salvaguardia e valorizzazione (tramite sgravi fiscali) dei contesti in cui sono ubicati i siti italiani patrimonio dell’umanità per l’Unesco, e per l’estensione (con oneri detraibili fiscalmente) della presenza dei defibrillatori in quei luoghi di lavoro per cui la legge per la sicurezza dei lavoratori già prevede siano tenuti dispositivi di pronto soccorso.

Successivamente al novembre 2011, con l’esperienza del governo Monti, Barbolini è stato relatore all’assemblea per le materie di competenza fiscale sul “salva Italia”, sul decreto n. 87/2012 in tema di riorganizzazione del Ministero dell’Economia e di accorpamento delle Agenzie fiscali, e per la delega fiscale ( “Disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”) che, purtroppo, per l’ostilità del centro destra, non ha potuto essere perfezionata prima della scadenza della legislatura. Sono così slittate, ancora una volta, misure di equità e semplificazione fiscale, come la riforma del catasto, un miglior rapporto fisco-imprese-contribuenti, strumenti più incisivi per il contrasto all’evasione fiscale, tra cui avrebbe potuto essere inserito anche quello di un uso mirato e selettivo del “contrasto/convergenza di interessi” ai fini di far emergere base imponibile e rafforzare la cultura del civismo nell’adempimento delle obbligazioni tributarie, su cui si è impegnato il gruppo PD al Senato nella XVI legislatura e particolarmente Barbolini in Commissione Finanze (A. S. 3319) e come relatore del provvedimento di delega.

Oltre agli argomenti propri delle Commissioni di merito di cui ha fatto parte, l’impegno parlamentare di Barbolini si è focalizzato anche su quei temi, che già avevano connotato la sua precedente esperienza politica e amministrativa. Particolarmente la sicurezza urbana e la riforma della polizia locale, che avevano interessato sia la sua attività di Sindaco della città di Modena, sia la sua Presidenza del Forum europeo per la sicurezza urbana, rete di città protagoniste di buone pratiche per la vivibilità, l’integrazione e la sicurezza delle comunità locali.

Da quelle esperienze è scaturita una proposta di legge, incardinata già nella XV Legislatura, e poi discussa approfonditamente in Commissione Affari Costituzionali del Senato nel corso della XVI, “Norme di indirizzo in materia di politiche integrate per la sicurezza e la polizia locale”. Il ddl, che punta a far sì che il “bene sicurezza” possa essere meglio “governato”, e reso più concretamente esigibile nella dimensione di vita quotidiana delle persone, affronta unitariamente sia il tema del coordinamento istituzionale in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale, previsto dall’art. 118 della Costituzione, come modificata nel TITOLO V, sia il tema della riforma della polizia locale, anche al fine di promuoverne l’omogeneità a livello nazionale.

Il suo impianto, pienamente condiviso, fin dal 2007, dal sistema delle Regioni e delle Autonomie e da gran parte delle Associazioni sindacali e professionali degli operatori di polizia locale, ha visto anche una sostanziale convergenza del co-relatore Senatore Maurizio Saia, del centro destra.

E ben tre sentenze della Corte Costituzionale, su provvedimenti in tema di sicurezza urbana e ordinanze dei Sindaci emanati dal Ministro degli Interni Maroni col “pacchetto sicurezza”, hanno sancito a chiare lettere che solo una legge di coordinamento sui rapporti fra Stato e Regione è in grado di realizzare strumenti capaci di integrare alle primarie funzioni statali la competenza regionale ai sensi dell’art. 117 della Costituzione e a salvaguardare l’autonomia dei Comuni nella loro funzione rappresentativa della comunità. Occorre appunto una legge sulle politiche integrate di sicurezza – quella qui citata – che garantisca sino in fondo ai Sindaci il ruolo di rappresentanti della loro comunità, nel coordinamento voluto dall’art. 118 della Costituzione, e non in una scala gerarchica, subordinati al Ministero degli Interni, in qualità di ufficiali di governo.

Nonostante ciò, la resistenza conservatrice delle tecnostrutture del Ministero degli Interni e la loro visione centralistica hanno frapposto difficoltà che, insieme alla oggettiva carenza di risorse finanziarie, hanno impedito l’approvazione del ddl: resta un testo di qualità che i relatori hanno depositato in Commissione e su cui la stessa ha concluso positivamente l’esame in vista dell’Aula.

Un’occasione sprecata per dotare il sistema Paese e soprattutto i Sindaci e la polizia locale di strumenti più adeguati e più efficaci nello sforzo di assicurare più vivibilità e sicurezza nelle città, peraltro a fronte di segnali di aumento della tensione e dei problemi in numerose comunità e contesti urbani.

Dopo il terremoto del 20 e 29 maggio 2012 che ha così drammaticamente colpito i comuni dell’area nord del territorio modenese, insieme alle province di Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo, l’impegno dell’attività parlamentare si è naturalmente focalizzato, in stretto raccordo con gli altri deputati e senatori dell’Emilia-Romagna e con il presidente Errani della Regione, Commissario per le zone terremotate, la Provincia e i Sindaci dei comuni interessati, sulle misure e gli stanziamenti via via da perfezionare perché necessari all’emergenza e per la ricostruzione.

In particolare, il lavoro di Barbolini è stato determinante per ottenere la proroga dei termini, e l’ampliamento della platea dei soggetti ammessi alla dilazione delle scadenze fiscali, e per le modalità di finanziamento del rimborso con rateizzazione delle somme dovute da questi all’Erario, fino all’emendamento presentato al decreto rifiuti del 14 gennaio 2013 n. 1, con il quale si è fissato il principio del rimborso al 100% per i danni subiti dagli immobili a causa del sisma. Un aspetto fondamentale per dare impulso e fiducia a cittadini e imprese per la fase della ricostruzione.

L’impegno parlamentare di Giuliano Barbolini è stato significativamente riconosciuto per intensità ed assiduità sia nella XV che nella XVI Legislatura. Il Rapporto Open Polis “Camere aperte” lo pone al 18° posto per indice di produttività fra tutti i senatori: un risultato sicuramente lusinghiero se si considera che si tratta di un dato sintetico di valutazione che tiene conto della sola attività di Aula senza pesare l’azione e il contributo (in realtà quello prevalente) dato nell’ambito di attività delle diverse Commissioni in cui è stato presente e partecipe.

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