CARO MONTEZEMOLO IL MALE NON STA TUTTO DA UNA PARTE

26 Mag
26 Maggio 2007

Nessuno vuole nascondere la crisi strutturale del sistema politico, della sua rappresentatività, del suo funzionamento. Però non dobbiamo neppure dimenticare quello che di recente è stato messo in moto. E mi riferisco all’avvio del partito democratico, un ambizioso e importante progetto di rifondazione della politica, almeno nel campo del centro sinistra. Lo si può giudicare inadeguato, o parziale, ma non si può ignorare che si è intrapresa una sfida coraggiosa, proprio per avviare a soluzione i problemi denunciati (semplificazione, rafforzamento della capacità di decisione, modifica della legge elettorale e del bicameralismo perfetto).
Un altro elemento emerso dall’intervento del presidente di Confindustria è l’idea che da una parte ci sia una società assolutamente virtuosa contrapposta a un mondo politico degenerato, “la casta”. Si tratta di uno schema troppo semplicistico. E’ assolutamente plausibile e in qualche mondo auspicabile che dal sistema delle imprese vengano sollecitazioni, stimoli e critiche verso il mondo politico ma dovrebbero anche arrivare riflessioni sul loro stesso sistema, su come cioè il mondo delle aziende debba concorrere sempre di più alla competitività e modernizzazione del paese, anche in considerazione di quanto dal governo, pur in una situazione difficile, è stato fatto per loro. Mi riferisco alla riduzione del cuneo fiscale, una leva importante per sostenere le imprese, e alle liberalizzazioni introdotte, che dimostrano tangibilmente come le scelte operate dalla politica stiano assecondando il trend positivo, ancorché timido, della nostra economia.
L’idea che tutto il male stia da una parte non è assolutamente condivisibile, il presidente Montezemolo non può chiamarsi fuori e dare solo  cattivi  voti. Anche lui e le imprese sono parte di questo sistema, che è in crisi da più di un decennio, ed in cui su tutti i fattori che connotano la competitività noi restiamo costantemente al palo: è davvero credibile che in questa debolezza del sistema Italia gli imprenditori siano solo le vittime, e non abbiamo le proprie responsabilità?
In realtà le critiche espresse dal presidente di Confindustria che contengono elementi legittimi e condivisibili, su cui è necessario lavorare  – perché è certo che c’è un problema di costo/efficacia ed eticità della politica, non più rinviabile –  sembrano troppo riflettere un retropensiero e hanno il sapore di un manifesto politico, quasi un avviso agli italiani sulla necessità di un demiurgo o di una delega agli ottimati per gestire il paese. Secondo me non è questa la ricetta, l’abbiamo in parte già assaggiata e ci ha deluso.
Pur essendo a Roma, non ho potuto, per altri impegni, partecipare, all’assemblea: tuttavia, considerando anche il momento del “clima” politico ( e antipolitico ) mi aspettavo una performance di questo genere, memore degli anni in cui su scala locale, fatte le debite proporzioni, mi è capitato di riscontrare approcci dello stesso segno, con analoga pesantezza di critiche e ricerca di contrapposizione. Quando io ero sindaco e Montezemolo presidente degli industriali di Modena, le cose positive che faticosamente si cercava di mettere in piedi per rendere la città migliore sotto tanti punti di vista, venivano giudicate da lui (non so quanto dal mondo delle imprese) ponendosi unilateralmente “ex cathedra”, sempre con metri severi (ovvio che c’è sempre spazio per far meglio… ), e mettendo in campo, con scarsa generosità, una visione troppo di parte. L’analisi di Montezemolo su scala locale è stata in buona parte smentita dal tempo e con i fatti, e credo che anche su scala nazionale le critiche mosse dal presidente di Confindustria non si muovano nella direzione della difesa dell’interesse generale, come invece si pretende di conclamare. Forse ci vorrebbe qualche frustata critica in meno e un po’ più di esercizio di responsabilità: praticare la fatica del costruire più che la ricerca dell’apparire.   

UN “Fo.N.Do” PER ARGINARE LA “SINDROME DEL RITARDO”

23 Mag
23 Maggio 2007

L’intervento di Serena, cui rispondo oggi nell’imminenza dell’avvio a Firenze della Conferenza sulla famiglia, ha posto una questione seria e urgente. È evidente che, tra le difficoltà di chi oggi vuole crearsi una famiglia, spesso pesa anche una situazione lavorativa precaria e mal retribuita, che non offre tutele e garanzie sufficienti per costruire il proprio futuro. Per questa ragione è necessario pensare e attuare provvedimenti che consentano ai giovani di raggiungere in tempi brevi una piena e solida autonomia, nel lavoro e nella vita. Lo si può e lo si deve fare, attuando in primo luogo politiche del lavoro coraggiose che siano in grado di liberare le energie e i talenti dei giovani. E che sappiano contenere la flessibilità entro un sistema di ammortizzatori sociali forte, perché nessuno resti indietro. Ma, più in generale, lo si deve fare anche avviando una riforma del welfare che lo renda più vicino ai bisogni espressi dalla società di oggi. In questo senso anche le politiche per le famiglie, una volta messe in pratica, andranno a favore anche di chi finora alla famiglia ha rinunciato. Interventi di aiuto alla genitorialità, forme di sostegno per i nuovi nati, strumenti per conciliare il lavoro con la famiglia sono un’opportunità un più. In questa ottica, sviluppo meglio un aspetto che mi sta particolarmente a cuore, e su cui ho presentato, proprio in questi giorni, insieme ad altri colleghi del Senato ( primo firmatario il prof. Massimo Livi Bacci ) un DDL. La proposta è quella della istituzione del Fo.N.Do., il fondo per la natalità e la dotazione di capitale per i giovani. Di questa misura è titolare ogni nuovo nato, al quale viene intestato un conto individuale vincolato, alimentato con uno specifico contributo annuo dello stato (integrabile in misura equivalente da donativi privati) e che al momento della maggiore età sia riscattabile dal giovane e possa essere speso a scopi di formazione, avvio professionale o imprenditoriale. La dotazione viene in seguito restituita su un arco di tempo adeguatamente lungo. Il "Fo.N.Do" ha, essenzialmente due finalità. La prima è quella di incentivare il raggiungimento dell’autonomia economica da parte dei giovani, che vengono dotati di un capitale che facilita e sostiene il passaggio alla vita attiva. A questo fine vengono mobilitate risorse sia pubbliche che private. Va sottolineato che frai lgi europei i giovani italiani sono quelli che finiscono più tardi la formazione, più tardi entrano nel mercato del lavoro, più tardi escono dalla famiglia di origine e più tardi prendono decisioni sulla formazione di una propria famiglia, più tardi scalano le gerarchie nel mondo del lavoro. I loro salari d’ingresso si sono deteriorati rispetto allo standard salariale e le loro retribuzioni sono diminuite in potere d’acquisto. I giovani italiani sono “depotenziati”, hanno meno "prerogative" di quante non ne abbiano i giovani di altri paesi o di quante non ne avessero i pari età di venti o trenta anni prima. Il “Fo.N.Do” (ed il “prestito di autonomia” ad esso collegato) cerca di scardinare la “sindrome del ritardo” giovanile propria della nostra società. Il Fo.N.Do è, soprattutto, una misura sociale di sostegno allo sviluppo. In Francia e Gran Bretagna – che hanno una popolazione giovane tra i 20 e i 39 anni uguale, per numero, a quella italiana – i giovani attivi in quella fascia di età sono 1,5-2 milioni più numerosi. Il nostro sviluppo è frenato dal fatto che le giovani generazioni – che sono scarse di numero – danno il loro contributo alla vita sociale ed economica assai più tardi che altrove. Anticipare la loro autonomia economica significa mettere in grado il paese di crescere meglio. La seconda finalità è collegata alla prima: il più facile raggiungimento dell’autonomia concorre a smontare la "sindrome del ritardo" che implica tardive decisioni riproduttive e quindi bassa natalità. Questo effetto si combina con un minore costo, anche psicologico, dei figli: se essi entrano prima nel mercato del lavoro, viene alleggerito il costo di mantenimento sopportato dai genitori, e viene moderata la loro ansietà e incertezza circa l’avvenire della prole (anche questo è un costo e una causa non secondaria della bassa natalità). Il mio auspicio è che la Conferenza nazionale della Famiglia di Firenze possa essere davvero l’ occasione per cominciare a discutere seriamente di questi temi, con tutti gli interlocutori a vario titolo interessati, dal governo agli enti locali, dalle istituzioni alle realtà sociali. E per assumersi degli impegni concreti.

LA SICUREZZA, UN DIRITTO DI TUTTI

19 Mag
19 Maggio 2007
I patti firmati ieri dal ministro Amato con i sindaci di Roma e Milano sono un buon passo nella direzione giusta. La sicurezza è, infatti, un diritto di tutti, sentito in modo particolare da chi, essendo più debole, non può nemmeno illudersi di potersi tutelare da sè. Chi con il proprio lavoro, con tanti sacrifici nel corso della vita, è riuscito – ad esempio – a risparmiare e ad acquistare per sé e la propria famiglia una casa, ha il diritto che il luogo che ha scelto sia sicuro e non subisca degrado, e tocca a chi ha la responsabilità di governare e amministrare il dovere di garantirglielo. Senza questa certezza di legalità non è possibile alcuna integrazione, ma si marcia spediti verso un innalzamento dei conflitti e dell’intolleranza. Chi ha a cuore l’interesse dei più deboli, di tutti i più deboli, e vuole preservare e rafforzare la coesione sociale, non può che impegnarsi per la sicurezza. Ed è giusto farlo collaborando tra Governo centrale ed Enti locali, per essere davvero efficaci, cogliere le specificità dei problemi, che possono variare a seconda dei diversi contesti, e far sì che nessuna realtà resti indietro. Per questo ora l’esempio positivo dei patti con Roma e Milano dovrà essere esteso ad altre realtà metropolitane ma, nello stesso modo, alle tante città medio piccole del nostro Paese. Assicurare la piena esigibilità del diritto alla sicurezza nella dimensione della vita ordinaria delle comunità, garantire per tutti (a partire da anziani, donne, bambini) la possibilità di fruire liberamente e senza rischi e timori delle piazze, dei parchi e dei luoghi pubblici, consentire ad ognuno di poter vivere in ambienti urbani non ostili ma accoglienti, è la sfida che il governo e la maggioranza di centro sinistra (che amministra tanta parte del Paese) sono chiamati ad affrontare, e che debbono dimostrare di volere e sapere contribuire a risolvere. Su questo fronte, come avviene del resto anche in altri paesi europei, si misura, e si misurerà sempre più, un aspetto decisivo del consenso e della valutazione circa la qualità ed efficacia dell’azione di governo da parte dell’opinione pubblica.

NON PARTECIPARE E’ LA SCELTA DI CHI VUOLE LAVORARE SUL CONCRETO

17 Mag
17 Maggio 2007

In risposta all’intervento di Fabrizio cito un bel commento di Lucia Annunziata sulla Stampa di lunedì, in cui si richiamava il fatto che la sinistra non ha voluto, o saputo, confrontarsi con la lezione venuta dal Referendum sulla procreazione assistita. Non riprendo le ragioni di quell’impegno, per cui mi sono speso, e con convinzione. Ma è un fatto che quando il 75% degli elettori diserta, forse bisogna interrogarsi se il modo di impostare una battaglia sui diritti e sui valori sia stato efficace, e anche se si è entrati in sintonia con le sensibilità e i convincimenti della maggior parte dell’opinione pubblica. Per questo credo sia stato un errore "contrapporre" una piazza a un’altra, così come è risultato evidente che la manifestazione sul Family day si è esposta alla strumentalizzazione in chiave antigovernativa. Non partecipare, dunque, è una scelta, di chi pensa di lavorare sul concreto dei problemi, per una loro soluzione, sottraendosi ad una dinamica di  contrapposizione che irrigidisce le posizioni, e fa oggettivamente il gioco di chi vuole costringere il mondo cattolico a stare su una sola parte del campo. Lavorare in questa prospettiva non è abdicare a concezioni di laicità dello stato, né venir meno a propri convincimenti: significa avere un approccio genuinamente  riformista, coerente con la funzione di innovazione e sintesi di governo del Partito Democratico.  

DUE INTERVENTI PER LE FAMIGLIE

12 Mag
12 Maggio 2007

La famiglia costituisce indubbiamente uno dei punti nodali per chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese. Al suo interno si giocano, infatti, alcune questioni fondamentali, sotto diversi profili. Contemporaneamente le trasformazioni che attraversano la nostra società ne hanno messo in tensione caratteristiche e confini. Una polarizzazione dei punti di vista, in questo quadro, può essere normale, ma non credo sia utile, né alla famiglia – comunque la si interpreti – né al Paese. Alzare i vessilli, erigere steccati, in qualsiasi direzione, non serve a risolvere i problemi.
Nella società italiana esistono visioni diverse, tutte legittime. Queste differenze attraversano anche i partiti, quelli tradizionali così come il Partito Democratico, la casa comune che stiamo costruendo. Penso però che da qui, da queste differenze, possiamo partire non per alzare il livello dello scontro, ma per trovare un punto di incontro. Qualcosa di concreto che, comunque la si pensi, sia utile alla famiglia, le consenta di svolgere al meglio il proprio ruolo, di far vivere tutte le sue potenzialità.
Tante sono le azioni a cui possiamo pensare. Ne richiamo due, contenute nel programma dell’Ulivo. Penso innanzi tutto all’Assegno per il sostegno delle responsabilità familiari: una dote per ogni bambino che nasce che, unificando gli strumenti attuali, ne incrementi l’importo complessivo e sia crescente in funzione della numerosità del nucleo familiare. Penso anche alla Dotazione di capitale per i giovani: al momento della nascita lo Stato apre un conto individuale vincolato a favore del neonato, che sarà incrementato anno per anno, anche da pari importi della famiglia o dei parenti, e che, al compimento della maggiore età, potrà essere utilizzato per proseguire gli studi, partecipare a corsi di alta formazione, aprire un’impresa. La restituzione potrà avvenire poi, a tasso zero, in un arco temporale sufficientemente lungo.
Sono due interventi concreti, capaci di dare fiato alle famiglie, soprattutto alle più numerose, e di sostenere la fiducia nel futuro. Forse con un impatto di costo elevato: ma che potrebbe essere reso sostenibile intervenendo con gradualità, a partire dalle situazioni di reddito meno fortunate. Un modo per investire sulla voglia e la capacità di ciascuno di costruire qualcosa di buono per sé e per tutta la società, superando le difficoltà che sempre più spesso rischiano di rendere inutili anche le aspirazioni migliori.  

GIULIANO BARBOLINI 

UN DIARIO PER CONFRONTARE IDEE E PROGETTI

10 Mag
10 Maggio 2007

La politica, per essere utile, deve essere innanzi tutto trasparente e capace di ascolto. L’ho sempre pensato e questo primo anno di esperienza in Senato ha confermato, sotto tutti i profili, questa mia convinzione.
In questi dodici mesi ho cercato così di far sì che i cittadini di Modena fossero al corrente delle proposte, delle decisioni che hanno caratterizzato la mia attività di senatore. L’ho fatto attraverso il sito internet, così come con la newsletter e i comunicati stampa, ma soprattutto, pur nella limitatezza del tempo a disposizione, con contatti e incontri sul territorio.
Oggi, attraverso la trasformazione del sito in un blog aperto agli interventi di tutti, sento l’esigenza di fare un ulteriore passo. Con questo diario on line voglio mettere a disposizione di tutti una possibilità in più per confrontare opinioni e scambiare idee. Una comunicazione non unilaterale, ma aperta al confronto, capace di accogliere più voci, incoraggiare domande, fornire risposte.
Un’opportunità importante, sempre, ma ancor più in questa fase di costituzione del Partito Democratico, nella quale ognuno di noi è chiamato a mettersi in discussione per costruire una nuova casa comune.

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